MTV: solo su Windows c’è protezione dei diritti digitali

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Volete comprare musica da MTV? Non potete se non usate Internet Explorer e Windows. Il sito della popolare TV musicale si giustifica: “Per le case discografiche non esistono altre soluzioni tecniche affidabili nella tutela dei diritti digitali”

Non potete comprare musica sul nostro sito? Prendetevela con le case discografiche e usate sistemi operativi e piattaforme che garantiscano una reale protezione dei contenuti digitali. Questo il senso di un messaggio che accoglie vista il negozio di musica on line di MTV usando un browser che non è Internet Explorer e un sistema operativo che non è Windows.

L’avvertimento, che diversi lettori di Macity ci segnalano, forse non a torto, come ambiguo e decisamente fuorviante, appare quando si prova a comprare musica digitale dallo store (gestito da Od2). Dopo un caricamento di qualche secondo ecco il messaggio incriminato che riportiamo nella sua interezza:

Per poter fornire questo ampio catalogo di musica digitale, dobbiamo necessariamente proteggere i file musicali con sistemi di protezione anti-copiatura (Digital Rights Management).
Il contratto con le etichette discografiche, proprietarie dei diritti dei brani musicali distribuiti attraverso la piattaforma Od2, non permette di vendere musica digitale priva di sistemi antiprotezione. Il Digital Rights Management di Microsoft è al momento l’unico affidabile sistema di protezione disponibile sul mercato. A suo favore gioca anche il fatto che può essere usato dal 90% circa degli utenti internet.
La presenza del Digital Rights Mangement di Microsoft rende obbligatorio l’utilizzo di sistema operativo e browser Microsoft, ovvero Windows e Internet Explorer.
Tale sistema di protezione non funziona con altre piattaforme (MacOS e Linux), e purtroppo al momento non esistono soluzioni tecniche, giudicate affidabili dalle case discografiche, che permettano l’utilizzo di tali piattaforme.”
La speranza, nostra e di Od2, è che nel prossimo futuro si riescano a trovare soluzioni tecniche, ritenute affidabili dalle case discografiche, che permettano di usufruire attraverso qualunque piattaforma dei contenuti del progetto Digital Music.

Il messaggio appare chiaramente orientato a promuovere in uno sforzo di co-marketing Od2 e Windows Media Audio e sotto questa luce potrebbe anche essere accettabile. Così non si può biasimare lo sforzo, probabilmente dettato sempre da accordi di marketing, di far apparire il sistema di DRM di Microsoft come il migliore possibile. Quello che appare però decisamente molto meno accettabile è il tentativo di far credere che quella che è una semplice scelta commerciale sia in realtà  una strada obbligata non dal punto di vista tecnico (il che, poiché Apple non cede in licenza FairPlay, potrebbe anche essere vero), ma dalla volontà  delle case discografiche che avrebbero imposto la scelta del sistema di DRM di Windows e di conseguenza di escludere Linux e Mac OS, in quanto “non esistono soluzioni tecniche, giudicate affidabili dalle che permettano l’utilizzo di tali piattaforme”

L’infondatezza di questa affermazione è lampante a chi considera che Apple al momento mette in vendita più di un milione di brani nei suoi negozi on line, brani che vengono dalle quattro grandi case discografiche internazionali e da decine di piccoli editori indipendenti. Tutte queste canzoni sono codificate in formato AAC e protette con un sistema di DRM che non è quello di Microsoft. Apple usa questo sistema di protezione dei diritti digitali da ormai un anno e mezzo e, grazie ad esso, ha conquistato il 70% dei download legali tagliando recentemente il traguardo dei 150 milioni di brani venduti, una soglia, detto per inciso, neppure lontanamente sfiorata dal più diretto concorrente. Tutto ciò appare difficilmente compatibile con la prospettiva, che si dovrebbe paventare seguendo la filosofia dall’originale messaggio fornito da Od2 e da MTV, di un’operazione carbonara realizzata all’insaputa delle stesse case discografiche.

Il messaggio che appare sul sito si presterebbe a molti altri commenti, alcuni dei quali ironici, altri più severi, nessuno particolarmente benevolo e tutti decisamente pleonastici per i nostri lettori che non hanno di certo bisogno di una guida per comprendere quanto di marketing e quanto di sbagliato (per non dire falso) ci sia nell’avvertimento che compare sul sito del popolare canale televisivo. Da parte nostra ci limitiamo solamente a considerare che, probabilmente, si potrebbero rispettare i più che legittimi accordi commerciali stipulati per l’utilizzo di tecnologie senza sentirsi in obbligo di seminare con profusione degna di miglior causa, confusione, imprecisioni e interpretazioni della realtà  in un settore come quello della musica digitale che di tutto avrebbe bisogno, tranne che di questo.

Grazie della segnalazione a Gianni Alessio