MacBook, l’arma segreta per il mercato business

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La nuova edizione del portatile di Apple segna l’inizio della scomparsa del confine tra line professionale e consumer. Aprendo, allo stesso tempo, la via al mercato delle imprese.

Nell’attuale congiuntura astrale, parecchi pianeti si allineano per dare spinta ulteriore al successo di Apple nel settore dei computer portatili. Soprattutto negli Usa, ma anche nel resto del mondo Italia compresa.

Quello che sta succedendo è che i MacBook, una volta considerata la “fascia scolastica e consumer” dei portatili di Apple, abbastanza economici e non molto dotati tecnicamente, adesso possono fare la loro entrata nel mercato delle aziende. E quindi aprirsi la via a una serie pressoché infinita di nuovi clienti. Come mai?

La prima considerazione è relativa al fatto che il tipo di computer usato è sempre meno rilevante. C’è Office e si usa comunque sempre più il Web per tutta una serie di applicazioni proprietarie. Le aziende stanno seguendo la spinta data dai loro dipendenti, che al di fuori dell’ufficio sono anche consumatori normali. E che vogliono prodotti che gli piacciano, per quanto possibile. Si chiama “consumerizzazione”, è una tendenza antica (la micro-informatica personale è nata sostanzialmente grazie a questo fenomeno, negli anni Ottanta) e in questo settore Apple ha un posto di tutto rilievo.

Secondo punto: Vista. Il problema del sistema operativo, che rende traumatico il passaggio a un nuovo sistema da parte dei gestori dell’IT in azienda, vale talmente tanti sforzi (e frustrazioni) che tanto vale passare a un sistema completamente nuovo. Qui la scelta tra Linux e Mac è abbastanza semplice. si prende Mac.

Terzo punto: le macchine Apple stanno dimostrando di avere le caratteristiche tecniche adatte (e il prezzo giusto) per l’azienda. Come rapporto prezzo/prestazioni sono più che adatte, senza contare che la soglia dei 1.500 dollari è quella che viene in media scelta dalle aziende anche per ragioni contabili: il bene deve poter essere valutato e rivalutarsi all’interno di un determinato coefficiente, toccando una cifra-soglia per la contabilità  che negli Usa è rilevante ai fini fiscali.

Quarto punto: con Intel è comunque non solo più facile valutare il rapporto prezzo/prestazione, ma anche “passare a Windows” se necessario. Sia in emulazione che con il dual boot di Boot Camp (che per di più è gratuito e garantito da Apple, anche per i sistemi Windows a 64 bit su MacBook).

Quinto e ultimo punto: la sicurezza e la gestione remota sta diventando più semplice per Mac non tanto perché sia più sicuro o più facile da amministrare. Lo è, certamente, ma per i tecnici del dipartimento IT il Mac è stato a lungo un oggetto “sconosciuto” e una decisa rottura di scatole da configurare e manutenere. Adesso, soprattutto negli Usa, il numero di tecnici che usano Mac come propria macchina personale (e quindi ne hanno una grande esperienza) cresce sempre di più. E la competenza, oltre che la conoscenza, dei prodotti Apple ancora di più.

Infatti, i Mac sono pochi: tre tipi di portatile. E i dipendenti sono felici di comprarli. E i tecnici IT, una volta che ci hanno preso confidenza, scoprono anche il vantaggio di avere a che fare sempre con gli stessi tipi di computer portatile, anziché con un mondo confusionario di Lenovo, Hp, Dell e via dicendo. Ognuno problematico per i driver, che richiede tipi particolari di manutenzione, che sostanzialmente fa storia a sé.

I nuovi MacBook, per tutti questi motivi, rischiano di trasformarsi nell’arma segreta per vincere il mercato delle dotazioni aziendali. E dare un’ulteriore spinta a questo straordinario periodo per Apple.