Maggio è il mese degli accordi per iTunes

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Maggio è il periodo nel quale Steve Jobs personalmente rinegozierà , come previsto dai contratti, gli accordi in scadenza per la musica sul negozio digitale di Apple. Con un obiettivo: musica senza Drm anche se un po’ più cara.

Per dare seguito all’alleanza con Emi, la prima casa discografica ad aver presentato brani a maggior definizione sonora e senza Drm (il lucchetto digitale che vincola l’ascolto della musica all’autenticazione del computer o dell’iPod), è probabile che nelle prossime settimane Steve Jobs si accordi anche con le altre case discografiche per il rilascio di brani a prezzo maggiore di alcuni centesimi di euro o di dollaro.

La prospettiva che anche altri discografici, oltre alla società  britannica, si accodino alla richiesta di Jobs di “liberare” la musica, è in circolazione da qualche tempo, ma ora viene rafforzata anche da alcune agenzie di stampa che potrebbero avere avuto accesso a fonti vicine alle trattative.

La strategia di Apple, che Steve Jobs aveva confermato anche in una lettera aperta pubblicata alcune settimane fa sul sito dell’azienda, La strategia dovrebbe concretizzarsi in queste settimane, dato che questo me già  accennato da Macitynet è per l’appunto il periodo nel quale lo stesso Steve Jobs procederà  alla rinegoziazione con le major discografiche dei contratti per la vendita di musica. Dal punto di vista delle major, l’idea rimane sempre quella di aumentare il costo della musica oppure di diversificarlo, magari mirando a formule in abbonamento. Non c’è niente invece che faccia pensare che Apple abbia cambiato la sua strategia, oltretutto visto che la pressione soprattutto delle autorità  europee per “aprire” il Drm oltre all’iPod anche ai player di
terzi si sta facendo sempre maggiore.

In effetti, la mossa di Jobs, cioè anziché aprire i Drm a terzi eliminarli del tutto, è più che intelligente. Segue in definitiva la stessa strategia che venne adoperata per la costruzione dell’allora iTunes Music Store e oggi iTunes Store (visto che non vende solo musica). Ovvero, come identificò chiaramente lo stesso Steve Jobs al momento del lancio del servizio online, la concorrenza non sono le piattaforme (che non hanno mai avuto successo) degli altri player di mercato ma il peer-to-peer e il download illegale. In questo senso, aprire completamente la musica, però offrendo una qualità  maggiore e
facendo affidamento sul senso etico di chi la vuole comprare appare come la strategia più interessante e nel lungo periodo foriera di possibili risultati ancor più positivi.

In un’epoca come quella di Internet basata su reputazione e credibiltà , Apple sta cercando di parlare a quella parte di pubblico che non vuole “rubare”, considerando anche che quelli che invece scaricano illegalmente la musica continueranno con tutta probabilità  a farlo. E l’offerta implicita di Apple è costruita in maniera tale da non svantaggiare o punire in maniera ingiusta le persone oneste. E’ probabile che, se le case discografiche decideranno di seguire la filosofia di Apple, si possa invertire una tendenza (e una manifesta avidità  di questi ultimi soggetti) che da tempo sta invece degradando sempre più.