Manager Apple arrestato per tangenti

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Arrestato Paul Shin Devine, worldwide supply manager di Apple per frodi concernenti dispositivi e segreti industriali di iPhone e iPod. L’accusa è di aver intascato oltre un milione di dollari illegalmente dai produttori di accessori per iPhone e iPod in cambio d’informazioni riservate e la promessa di migliori condizioni in fase di negoziazione tra i produttori e la casa di Cupertino.

Il Marshals Service statunitense (il braccio armato della corte federale degli Stati uniti il cui compito è proteggere gli ufficiali di corte, i tribunali, i ministeri e assicurare che le operazioni giudiziarie siano svolte regolarmente) ha arrestato Paul Shin Devine, worldwide supply manager di Apple per frodi concernenti dispositivi e segreti industriali di iPhone e iPod. I funzionari accusano Devine di aver intascato oltre un milione di dollari illegalmente dai produttori di accessori per iPhone e iPod in cambio d’informazioni riservate e la promessa di migliori condizioni in fase di negoziazione tra i produttori e la casa di Cupertino.

Non è ancor chiaro quali siano le aziende coinvolte, ma si tratta per lo più di di produttori di Cina, Taiwan, Corea del Sud e Singapore (nazione della quale Devine è nativo). Gli investigatori dell’FBI e dell’IRS (Internal Revenue Service, l’agenzia esattoriale del governo federale degli Stati Uniti) hanno fatto sapere che il manager era riuscito ad evitare i controlli e non fare insospettire Apple aprendo molti conti correnti bancari e sfruttando un sistema di pagamenti indiretti (a lui non riconducibili). Alcuni conti erano intestati alla moglie, altri pagamenti venivano effettuati sul conto di una società esterna, la “CPK Engineering” indicando nelle causali diciture come “campioni” e altre molto semplici per sviare e non far insospettire eventuali collaboratori in Apple.

Apple ha ora presentato una denuncia contro Devine per danni e Steve Dowling (portavoce della società) parlando della vicenda, ha affermato che l’azienda non era a conoscenza del caso e rilevato come il comportamento di Devine non ha nulla a che fare con la cultura aziendale della casa di Cupertino. “Nel fare business, Apple s’impegna con i più alti standard etici” ha detto Dowling. “Non tolleriamo in alcun modo comportamenti disonesti all’interno o all’esterno dell’azienda”.

Apple è nota per la grande riservatezza con cui crea i prodotti, tentando sempre di sorprendere il mercato con il lancio di nuovi dispositivi. Negli ultimi anni tuttavia, la dipendenza da società di assemblaggio asiatiche ha reso più facile la fuga di notizie. Il solo iPhone 4, ad esempio, è stato a più riprese oggetto di speculazioni e alcuni distributori vietnamiti pare siano stati persino in grado di ottenere i prototipi da parte dei fornitori Apple. La storia di Devine è a nostra memoria il primo caso noto nel quale un dipendente Apple fornisce direttamente notizie ai fornitori. Toccherà ora ai tribunali stabilire in che modo le informazioni di Devine abbiano danneggiato Apple.

 

[A cura di Mauro Notarianni]