Meno privacy per fermare gli hackers

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Dopo le università  americane e la Germania ora l’FBI punta al Canada per trovare i reponsabili dell’attacco DOS che ha bloccato alcuni dei principali siti Internet. Nel mirino ci sarebbero due hackers noti come Coolio e Mafiaboy. Quest’ultimo sarebbe, appunto, un Canadese. Sue tracce sarebbero state trovate a Toronto dove un ISP aveva registrato un account, poi cancellato, a suo nome. Le ricerche, in ogni caso, non sono affatto semplici. L’FBI, che sta impegnando 17 differenti uffici periferici nella caccia, ammette che gli indizi sono infiniti, il che li rende analizzabili con grande difficoltà .

L’unica speranza dei reponsabili delle indagini è nella collaboazione che sembra essersi instaurata tra uffici legali, investigativi, responsabili dell’industria Internet e fornitori di accesso. In precedenza gli attacchi degli hackers erano ritenuti un aspetto marginale, quasi un difetto congenito e non preoccupante del sistema. Ora, in seguito all’esplosione dell’economia Internet, la prospettiva è cambiata. “Solo con la massima responsabilizzazione da parte di tutti potremo batterli e limitarne i danni” affermano i responsabili delle indagini.
Nei giorni scorsi il Governo Federale americano ha reso meno complesso avviare indagini sui crimini informatici riducendo i tempi e le procedure per analizzare i logs presenti sui server. Grazie a ciò si dovrebbero avere interventi più tempestivi e, dunque, più efficaci. Tra gli altri provvedimenti presi anche l’ordine di “congelare” per tempi più lunghi i dati registrati sui server in maniera da poter andare indietro nel tempo alla ricerca delle tracce dei pirati.
Il Governo americano conta ora che anche l’Europa comprenda la rilevanza della minaccia e allenti le sue leggi, più restrittive di quelle in uso in america, sulla privacy. Nelle prossime settimane sono in programma colloqui per verificare le possibilità  di collaborazione che si aprono in questo senso tra Stati Uniti e Governi del vecchio continente.