Microsoft, appello all’ultima multa UE

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Microsoft ha deciso di appellarsi alla sentenza con cui l’Unione Europea le ha comminato una multa da 899 milioni di euro per avere ritardato la consegna della documentazione per aiutare la concorrenza a collegarsi ai client Windows. Già terminata la luna di miele con l’Ue?

Microsoft ha deciso di appellarsi alla multa da 899 milioni di euro comminati dalla Commissione Europea. Il documento con cui si contesta la sanzione, che è stata assegnata a causa dei ritardi accumulati nel rispettare la sentenza per abuso di posizione dominante, è stato presentato lo scorso venerdì come conferma il portavoce di Microsoft Jesse Verstraete.

La multa che Microsoft vorrebbe probabilmente (condizionale d’obbligo perchè i dettagli in merito sono veamente pochi) vedere cancellata o se non altro ridotta è la seconda comminata a Redmond. La prima era pari a 497 milioni di euro e fu accompagnata da alcune disposizioni come l’obbligo di vendere una versione di Windows priva di Media Player e di rendere disponibili le informazioni necessarie alla concorrenza per creare prodotti capaci di operare con i client Windows e di concorrere con i prodotti server di Microsoft. Proprio quest’ultima richiesta dell’Ue, disattesa nei tempi, è all’origine della seconda e ancora più salata multa; l’Unione ha riscontato un ritardo di 488 giorni sulla data ultima prevista per soddisfare le richieste contenute nella sentenza, di qui la multa per 899 milioni di euro.

L’appello, su cui Microsoft non ha voluto fare alcun commento limitandosi a confermare la sua intenzione a volere chiarimenti a margine della multa, ha lasciato sorpresa una parte degli osservatori. Nel corso degli ultimi mesi la società  di Bill Gates aveva dato l’impressione di avere scelto una linea morbida e più accondiscendente nei confronti delle richieste dell’Ue, specie dopo che tutte le sue richieste di appello sia sulla sentenza che sulle multe precedentemente comminate erano state respinte. Ultimamente aveva anche ammesso che le richieste economiche per la licenza dei codici di Windows, una delle imposizioni dell’Ue, non erano ragionevoli, di fatto dando ragione ad alcuni dei concorrenti che avevano presentato all’unione proteste formali per i costi troppo elevati richiesti da Microsoft per avere accesso alla documentazione.