Microsoft, fissato l’appello

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Partirà il 27 novembre il processo di appello contro Microsoft. Tempi più stretti di quelli che voleva Redmond ma più lunghi di quelli richiesti dal DOJ. I Giudici fino ad ora hanno cercato l’equità. Più o meno…

Comincerà  il prossimo 27 novembre il processo di appello sul caso di esercizio illegale del monopolio che tanto interesse ha suscitato in tutto il mondo.
La corte bassa, che si occuperà  di esaminare la documentazione, ha infatti fissato per la fine del prossimo mese la presentazione del primo documento da parte di Microsoft per l’emissione di un giudizio di appello. La data di inizio è una via di mezzo tra quella proposta da Redmond e quella del DOJ. Gli avvocati di Gates avevano chiesto di spostare a fine dicembre la presentazione del primo documento preliminare e di dare 60 giorni per le proposte della controparte e altri 30 giorni per le repliche. Scadenze che il DOJ ha ritenuto improponibili perchè avrebbero finito per rinviare alla tarda primavera l’esito dell’appello. Il Governo aveva invece chiesto tempi più rapidi con il primo documento entro l’inizio di novembre. La corte di Appello ha così deciso di porre la scadenza a metà  fissando per la fine di novembre.
Il calendario prevede, dopo la presentazione del primo documento il 27, la documentazione del DOJ entro il 12 gennaio e una risposta di Microsoft entro il 29 gennaio. Gli argomenti finali sono in calendario per il 9 febbraio e l’audizione conclusiva il 26 e il 27 febbraio. Dopo di allora la corte si riserverà  un certo periodo di tempo per esaminare la documentazione e deliberare.
Ma se nei tempi la corte di Appello ha cercato di essere equa non pare invece avere avuto dubbi quando si è trattato delle dimensioni massime della documentazione accogliendo quasi in toto le richieste di Microsoft che pretendeva più spazio per spiegare la sua posizione. Così il documento introduttivo sarà  di 150 pagine, il doppio di quello che riteneva opportuno il DOJ. Il Dipartimento di Giustizia aveva sostenuto che Microsoft stesse cercando di “ingolfare la macchina” allungando i tempi e sottoponendo una documentazione eccessiva.