Negozi e portatili, punti di forza di Apple

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Grande interesse per i negozi ma anche una base di utenza che guarda con sempre maggior interesse ai portatili, ecco secondo Fred Anderson i punti di forti di Apple. Ma il responsabile delle operazioni finanziarie ammette le difficoltà  nel campo desktop ed educational

L’impatto dei negozi sul fatturato complessivo di Apple, le prospettive nel campo educational e la crisi del settore desktop sono stati alcuni tra gli argomenti di maggior interesse tra quelli affrontati da Fred Anderson, a commento dei risultati fiscali di ieri.

In particolare, per quanto riguarda i retail store, Apple ha confermato di ritenerli fondamentali sia per quanto riguarda la loro capacità  di incrementare le vendite che, soprattutto, di aumentare la visibilità  del marchio. «Nel corso del trimestre – ha detto Anderson – abbiamo avuto 144.000 visitatori per negozio a settimana. Il 50% dei clienti che hanno acquistato erano utenti della piattaforma Windows”.

Nonostante questi buoni risultati, ha ammesso Anderson, la divisione retail continua a far segnare perdite. Nel corso del quarto fiscale il rosso è stato di 3 milioni di dollari che però, sempre secondo Anderson, rappresenterebbero un investimento più che un vero “buco” di bilancio.

Apple conta di espandere ulteriormente la strategia dei negozi. Entro la fine del 2003 i punti vendita con il marchio della Mela saranno 70 su tutto il territorio degli Stati Uniti. Anderson ha però confermato che per ora questa strategia si limita agli USA: “Non esiste alcun progetto – ha detto il CFO – per l’apertura di Store a livello internazionale”.

Se dal settore dei negozi arrivano buone notizie, non altrettanto si può dire per quello che riguarda le macchine desktop Pro. Il settore dei PowerMac, che include anche i server Xserve, come abbiamo detto questa mattina, ha perso ben il 25% delle vendite rispetto allo scorso anno. Secondo Anderson non si tratta di un problema della gamma Apple, ma del mercato dei creativi. Molte agenzie, riviste e giornali hanno infatti stretto la cinghia in seguito al calo della pubblicità . “Restiamo comunque dominanti in questo campo – ha detto Anderson – le ricerche che abbiamo fatto dimostrano che tutti i creativi professionali che pianificano acquisti o aggiornamenti nei prossimi 12 mesi pensano di acquistare un Mac. Man mano che aumentano le prestazioni dei PowerMac pensiamo che una convergenza di fattori indurrà  all’avvio di un ciclo di rinnovo”. Anderson ha ammesso che tra i fattori più importanti c’è il rilascio di una versione di XPress per Mac OS X. “La speranza è che arrivi presto”, ha detto Anderson.

Vanno invece bene i portatili. Anderson ha snocciolato dati secondo i quali Cupertino avrebbe ricavato il 42% del suo fatturato del precedente quarto fiscale proprio dai laptop.
Le macchine più vendute sono state, ovviamente, gli iBook anche se, come ammesso da Anderson, c’è stato un fenomeno di cannibalizzazione da parte del G4 da 12 pollici. Proprio il PowerBook 12 è stato il PB più venduto (82.000 unità ); il modello 15 ha venduto 70.000 pezzi mentre il 17 pollici, colpito dai ben noti problemi di disponibilità  è andato sul mercato in soli 14.000 unità .

Gli iBook conquistano il record delle vendite nel campo educational. Ben il 39% delle vendite hardware sono costituite proprio dai portatili di fascia bassa.

E a proposito di educational le notizie migliori arrivano dal programma “Mac OS X For Teachers”. Fino ad oggi Apple ha distribuito ben 400.000 copie del sistema operativo. Meno buone le informazioni che giungono dalle vendite dell’hardware per il mondo didattico. Il calo è stato infatti sensibile: -14%. Secondo Apple le colpe principali sono dei tagli ai budget statali che hanno ridotto le capacità  di spesa di alcuni stati, anche molto grandi come la California.

Per quanto riguarda gli iPod Anderson ha confermato che si tratta di un prodotto ancora molto venduto. Il numero di pezzi immessi in commercio nel corso del trimestre è stato di 78.000, la metà  di questi erano modelli per PC.

Vanno bene, secondo Anderson, anche le vendite del software, spinte soprattutto da iLife, KeyNote e Final Cut Express.

Anderson, infine, più volte sollecitato con domande dirette o indirette sulla vicenda Universal Music, si è sempre trincerato dietro ad un “no comment” limitandosi infine a leggere la dichiarazione ufficiale di Jobs nella quale si sostiene che “Apple non ha fatto alcuna offerta di acquisto o investimento in una società  di produzione musicale”.