“Noi, frustrati amanti della musica online”

di |
logomacitynet696wide

Secondo una inchiesta del mensile britannico Pc Pro, nel Regno Unito chi scarica legalmente musica dalla rete non è felice. Troppi gli standard, la poca chiarezza su quali dispositivi permettano di far funzionare quale musica e le restrizioni dei diritti di uso digitale. Tanto che più che di “uso” vorrebbero si potesse parlare di “proprietà”.

Chiamatelo rimpianto dei buoni, vecchi tempi. Quando si poteva ancora entrare in un negozio e comprare un Cd o un Lp a un prezzo ragionevole e – in quel momento – acquistarne il pieno diritto di proprietà . Certo, impossibile trasmetterlo per radio o copiarlo per rivenderne il prodotto. Ma, dopotutto, chi aveva accesso a una radio – pubblica o privata – o chi poteva masterizzare un cd o, ancor più improbabile, stampare la matrice per il vinile? E, infine, c’è il rimpianto di quando si poteva andare al mercatino e vendere come usato il vecchio Lp o il vecchio Cd. Tutto questo adesso, sostengono i frustrati lettori di Pc Pro, magazine britannico la cui inchiesta è stata ripresa dalla Bbc, non è più possibile.

Se da una parte il download della musica legale nel 2004 è cresciuto del 900%, secondo la federazione internazionale dell’industria fonografica (Ifpi) e le classifiche britanniche dopo quelle statunitensi mettono in lizza anche i brani più scaricati legalmente, quel che preoccupa è l’incompatibilità  tra formati e lettori digitali differenti (iTunes Music Store non permette di far suonare la musica acquistata altro che sull’iPod, mentre gli altri negozietti online sono divisi in una piccola giungla di incompatibilità  reciproche e formati proprietari sia di licenza che di tipologia di file), gli errori nello scaricare la musica, il rischio di perdere un piccolo patrimonio a causa di virus o problemi del computer – se non si realizzano backup che per molti negozi online non sono possibili – e infine l’annosa questione dei prezzi.

La scelta di Apple di dare un prezzo di 99 centesimi di euro o di dollaro, che nel Regno Unito si trasformano in 79 pence (al cambio, 1,16 euro), viene giudicata troppo esosa. La stessa Comunità  europea sta analizzando come mai il prezzo tra Gran Bretagna e resto dell’Europa, al netto del cambio, risulti svantaggioso per i sudditi della Corona. Infine, il diritto di possedere il brano – che non viene completamente riconosciuto da nessun negozio di musica online dal momento che il possesso è sempre tecnicamente limitato nella disponibilità  del soggetto che lo ha acquistato – è la mancanza più fortemente sentito dagli acquirenti di musica digitale. Insomma, i buoni vecchi tempi quando si comprava l’Lp o il Cd e poi, tornati a casa, se ne poteva fare quel che si voleva. La nostalgia di un mondo analogico che non c’è più, mentre quello digitale ancora non si è completamente presentato.