Open Source, IBM sì, IBM no

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Per qualcuno IBM è la vera arma segreta del movimento open source, per qualcun altro la vera nemica. Giorni di polemica nel mondo che supporta Linux intorno a Big Blue che come Apple finisce nell’occhio del ciclone. Sincero o interessato il suo supporto?

Nel settembre 1999 IBM annunciava il suo supporto a Linux; nell’ottobre del 2000 IBM sosteneva una colossale riunificazione dei sistemi operativi dei suoi servers sotto il segno del pinguino.

Oggi non c’e’ hardware moderno di IBM su cui non possa girare Linux.

Tutte rose e fiori dunque?

Non secondo Bruce Perens, senior strategist per Linux e l’Open Source in HP, che sostiene che la politica di proprietà  intellettuale di IBM e’ contraria all’open source e possa far divergere Linux dalla ortodossia della GPL.

La pensa contrariamente Eric Raymond, fondatore de Open Source Initiative e autore del noto “La cattedrale e il bazaar”, che sottolinea come l’avere dalla propria parte il colosso dell’informatica abbia permesso di convincere molte aziende della serieta’ di Linux.

Ricordiamo che una polemica molto simile si scatenò nei primi giorni dall’annuncio di Apple di adozione della politica di open source. Molti degli esponenti del movimento contestarono la decisione da parte di Cupertino pensando che da una parte la licenza di utilizzo di Darwin non rientrava nel “vero” spirito di open source e dall’altra che una multinazionale come Apple non poteva in nessun modo tornare a beneficio del movimento

Anche allora Raymond si schierò dalla parte di Apple pubblicando articoli a difesa della sua scelta.

Successivamente e più recentemente Raymond poi ritrattò il suo supporto, affermando che la politica di Apple per lo sviluppo open source di Darwin é troppo restrittiva