Oracle e Ibm: lasciate che i database vengano al Mac

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Prima l’azienda di Larry Ellison (grande amico di Steve Jobs) annuncia di aver rilasciato una versione del suo nuovo database 10g per Mac Os X. Adesso anche Ibm con DB2, uno dei database aziendali più diffusi, prende in considerazione l’opzione. Cosa sta cambiando nel mondo di Apple

Dicevano che Steve Jobs non faceva sul serio quando ha lanciato gli xServe. Ma adesso forse stanno cambiando idea. Ci ha pensato non solo Oracle ma anche Ibm, dal lato della produzione di software lato server per le aziende, a convincere che forse qualcosa sta cambiando per il mercato di Cupertino.

Il mondo aziendale, fatto di client e di server, era uno sbocco tecnologicamente naturale per Apple, che ha deciso di basare il suo sistema operativo su Unix. Ma fino al momento del rilascio di una versione server credibile (con tools di amministrazione all’altezza della fama di semplicità  e potenza di Cupertino) e di hardware appropriato, in pochi ritenevano che la strategia potesse mai nascere.

Poi, con gli strumenti in campo, e un rapporto prezzo-prestazioni tra i migliori sul mercato, rimanevano gli scettici per mestiere a dire che Apple non era credibile nel settore server. Neanche dopo che in Virginia il Politecnico ha costruito con soli sei milioni di dollari il terzo più potente computer al mondo, un cluster di 1.100 PowerMac G5.

Manca il software che le aziende usano. Dicevano. Poi, piano piano, il software sta arrivando. Prima Oracle, con la versione 10g (la più nuova) del suo database server con spiccata capacità  di grid-computing. Poi Ibm, che per adesso non ha annunciato niente di concreto, ma che sottolinea come l’ipotesi di entrare “in altri mercati dei sistemi operativi” (e considerando che sono già  presenti sulle piattaforme Unix, Linux e Windows, ci si chiede cosa manchi…) è più che plausibile.

Secondo gli analisti, con Panther la piattaforma server di Apple (quarto rilascio in tre anni) è matura e pronta per entrare nel grande business dei server per le aziende. Costi bassi, meccaniche e software affidabili, ottimi strumenti software anche di terze parti. Non solo i mercati di “nicchia” (come Education e ricerca biologica), ma anche il business vero, quello delle migliaia di aziende che negli ultimi sei-dodici mesi stanno ricominciando a spendere per rimpolpare le dotazioni di Information Technology.

Cosa succederà  adesso? Quali prospettive concrete ci sono? Qualche ombra c’è, ovviamente, perché Apple deve dimostrare di avere gli uomini, perlomeno nel suo mercato di riferimento negli Usa, adatti a vendere e manutenere le soluzioni che propone. Ma le carte in mano ci sono. E sono molto buone. La partita comincia. Attenzione Dell e HP, Cupertino entra nel mercato server e lo fa sul serio.