PUBLIC WLAN FORUM 2003: i “punti caldi”

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Accessi pubblici open o meno, free o a pagamento, l’hot spot pubblico è solo in attesa del “via” ufficiale in Italia, ecco il panorama pre-normativa.

Protagonista assoluto al PUBLIC WLAN FORUM 2003 l’hot spot… o meglio, la timida apparizione sperimentale dettata dal vuoto legislativo che dovrebbe colmarsi a giorni.

La Wi-Fi Alliance ha già  coniato una marchio registrato riconoscibile in modo universale, Wi-Fi Zone, che viene concesso gratuitamente a tutti gli organismi in regola con lo standard (non è necessario essere membri Wi-Fi Alliance) e fornire un minimo di assistenza in loco. Dimenticate i 100 dollari annui se non membri Wi-Fi o 50 dollari annui se membri, come dichiarato da altri organi di stampa.

La realtà  è che sono pronte decine o centinaia di soluzioni per la progettazione, la realizzazione, la tariffazione, la gestione, etc. di uno o un gruppo di punti d’accesso al web.

E un produttore come Intel mostra i dati in suo possesso (tabella sottostante): nonostante il vuoto legislativo nel nostro paese, conta 50 hot sport attivi già  in maggio 2003 nel nostro paese, probabilmente quelli in fase di sperimentazione.

Non parliamo degli USA dove una snella legislazione (forse troppo? ndr) ha fatto degli hot spot un successo clamoroso, ma limitiamoci ad osservare l’Europa, forse solo la Grecia ha un vuoto legislativo pari al nostro che ha bloccato la diffusione degli hot spot: Francia, Gran Bretagna e Germania sono a buon punto ma con ben il 35% del mercato, i paesi nordici hanno disseminato per la penisola scandinava oltre 800 punti d’accesso. Cenerentola resta il Portogallo.
Ad oggi ci sono quasi 2.000 hot spot in giro per l’Europa.

Negli ultimi 8 mesi il numero è raddoppiato ma è curioso notare che paesi come Francia e Gran Bretagna hanno raggiunto i valori di questi giorni partendo da zero, visto che nel luglio 2002 gli hot spot pubblici erano illegali, esattamente come lo erano, e lo sono, in attesa di essere normati, in Italia.

La città  europea con la densità  più alta di hot spot, rapportati alla popolazione, è Vienna.

Nei database di Wi-Fi Zone sono catalogati gli hot spot di 200 operatori in 24 nazioni, per il nostro paese ne troviamo elencati ufficialmente 29, 25 dei quali di Freestation che grazie ad un accordo con Tiscali ha in programma di invadere l’Europa con 5.200 dei suoi chioschi/totem informatici, dotati di access point, entro il 2003, successivamente se ne conteranno 21.000, entro il 2005.

Toshiba ha invece annunciato in questa sede l’introduzione anche in Europa della già  nota, in USA, campagna “Hotspot Access” che oltre a raggiungere i 18.000 punti d’accesso negli Stati Uniti, ne installerà  10.000 in Europa entro la metà  del 2004. Cominceranno da Gran Bretagna, poi Francia e Germania, solo in una seconda fase anche in Italia.

In questa fase sperimentale alcuni operatori degli hot spot hanno fatto esordire le proprie soluzioni a pagamento e la metodologia che fin da subito sembra quella immediatamente più accessibile è quella che opera attraverso le “scratch card” oppure “gratta il codice” come si chiamano in modo popolare quelle card con codici d’abilitazione celati sotto un materiale coprente da grattare.

Di HiPort, marchio Tecom, avevamo già  parlato a suo tempo da queste pagine ma ora possiamo mostrare la card (di diversi valori/unità ) che sarà  acquistabile presso gli alberghi o altre location convenzionate con l’originale operatore altoatesino. Purtroppo per un problema di stampa illeggibile di tali codici non abbiamo potuto verificare il servizio.

Presso il PUBLIC WLAN FORUM 2003 si “leggevano” dai nostri apparati AirPort diversi hot spot ma erano tutti regolarmente inaccessibili in mancanza di autorizzazione.

Telecom Italia mostrata la propria soluzione per gli hot spot, anch’essa basata sul “billing” via “scratch card”: Wi-Fi Area, oltre a mostrarvi la card abbiamo anche “fotografato” le varie fasi di autentica, 1) prima ci si inserisce sul giusto hot spot, in questo caso “tsunami”, senza nessun settaggio di livello di sicurezza (purtroppo, vien da dire!); 2) poi si apre un browser (abbiamo preferito un Microsoft Internet Explorer, con cookie abilitati, per evitare problemi con le versioni beta di Safari) e chiamando un qualunque URL compare subito la pagina di autenticazione del servizio; 3) nel nostro caso ci è apparso un errore ma è stato sufficiente ignorarlo e la navigazione è proseguita senza alcun problema, abbiamo solo notato un gran ritardo nel recapito di alcuni messaggi email.

L’esperienza è stata assicurata da Telecom Italia in questa occasione dietro previa consegna di un modulo con le proprie generalità , comprovate da un documento personale: le hostess bianco/rosse hanno consegnato quindi la card “NavigaGratis” valida per 7 giorni, 24 ore su 24.

Spiace verificare che il foglio con la breve spiegazione di come effettuare il collegamento era scritta in un linguaggio del tutto riferibile solo ad un sistema Windows. Ma forse si conta sulla facilita’ di configurazione propria dei Mac!

Per il periodo della sperimentazione Telecom Italia ha approntato anche un numero di telefono gratuito per l’eventuale assistenza: 800.287515, l’operatore ex monopolista conta in Italia diciassette location (la gran parte in roaming con Megabeam, di proprietà , da qualche tempo, della stessa Telecom Italia) per testare il servizio.

Per avere un’idea di quello che potrebbe costare un valido e vasto roaming una volta introdotto anche in Italia, viene comoda l’esperienza di BT Openzone (che trova in Albacom il riferimento italiano) la cifra è rapportata ad altri tipi di collegamento, con diverse bande a disposizione, sempre per un download di 15 MB:
– 3/10 minuti da un Public WLAN BT Openzone @ 500 Kbps può costare da 5,6 a 8,5 euro
– 50/70 minuti da un telefono in hotel con tariffazione non geografica @ 40 Kbps può costare da 7 a 9,9 euro
– 50/70 minuti da un telefono in hotel con tariffazione locale @ 40 Kbps può costare da 12,7 a 19,8 euro
– 100/150 minuti da un telefono cellulare GPRS @ 20 Kbps può costare da 21,2 a 56,6 euro.