Panther non interamente a 64-bit

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The Register annuncia: “Panther non sarà  un vero sistema a 64-bit”. Sconcerto della comunità  Mac, ma in realtà  non c’è nulla di sconvolgente e neppure di nuovo. L’approccio progressivo a nuove architetture è già  stato seguito da Apple, e con successo, in passato.

Panther non sarà  un vero sistema operativo a 64-bit. La notizia, diffusa ieri dal tabloid on line The Register, nel corso delle passate ore è stata uno dei temi di discussione della comunità  Mac che sta attendendo il nuovo sistema operativo con grande interesse, in abbinamento ai G5 che appunto sono dotati di architettura a 64-bit.

Secondo The Register Mac OS X 10.3 utilizzerà  lo stesso approccio “ibrido” seguito da Smeagol, ovvero Mac OS 10.2.7 con il quale verranno rilasciati i G5. Si tratterebbe quindi di un OS solo parzialmente riscritto che sfrutterebbe la compatibilità  del PPC 970 con ambienti a 32-bit.

Secondo The Register questa architettura, che consente anche ai programmatori di non riscrivere da zero le loro applicazioni ma di “chiamare” il 64-bit solo quando viene percepito come presente, potrebbe non essere destinata al tramonto tanto presto. Anzi The Register pensa che un sistema operativo interamente a 64-bit potrebbe essere concepibile unicamente nel campo dei server.

Per quanto la notizia abbia suscitato qualche perplessità  e un pizzico di sconcerto tra gli utenti Mac, lo scenario prospettato dal giornale inglese non appare né sconvolgente né inusuale. Apple ha già  seguito l’approccio graduale che intenderebbe seguire con la conversione a 64-bit ai tempi della migrazione a PPC. Allora il sistema operativo venne solo progressivamente (forse anche troppo, secondo diverse fonti) liberato dal codice 68k che girava in emulazione sui processori PowerPC rallentando alcune funzioni. D’altro canto questo consentì ad Apple di continuare a supportare la vecchia architettura e le vecchie applicazioni mentre il mondo Mac migrava verso PPC. Solo piuttosto tardi Mac OS venne in buona parte (anche se mai interamente) convertito per PPC così da non essere più in grado di funzionare su hardware 68k.

Questa strategia, che al di là  di qualche inevitabile polemica, funzionò piuttosto bene consentendo una migrazione trasparente unita ad un progressivo e tangibile aumento delle prestazioni. Per questo non solo è verisimile ma anche molto probabile che verrà  ricalcata per Mac OS X nel transito verso il 64-bit. Il sistema operativo, dunque, sarà  riscritto con nuovo codice in maniera progressiva anche perché appare a prima vista davvero difficile se non impossibile seguire una doppia strada, un OS a 32 bit e uno interamente a 64 bit, per molte ragioni, non ultima quella dei costi ma ancora prima per la necessità  di rendere fluida la transizione tra un’architettura e l’altra senza escludere dall’accesso alle nuove funzionalità  dell’OS una larghissima fetta di mercato che non sarà  ancora migrata a 64-bit. Questo non impedirà  però che l’architettura Mac possa beneficiare fin dall’inizio dei vantaggi offerti dal 64-bit e, soprattutto, da un hardware molto più potente di quello precedente.