Per i residenti USA, tasse in vista per gli acquisti online

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Fino ad oggi chi acquistava in USA software e hardware su internet da altri Stati diversi da quello di residenza evitava le tasse. Ma la “pacchia” sta per finire

Chi ha avuto modo di viaggiare negli Stati Uniti avrà  certamente potuto notare come sia possibile acquistare un bene in uno stato e non pagare le tasse locali (generalmente abbondantemente al di sotto del 10% del valore ma con un’infinita serie di variabili visto che esistono7.500 giurisdizioni) se questo viene spedito ad un indirizzo di un altro stato. Per esempio, un cliente che risiede in California può farsi spedire un prodotto acquistato rivenditore on line newyorkese senza pagare l’8,25% di tassa locale dello stato di New York solo perché quel vendor non ha una sede legale in California. In realtà  il cittadino dovrebbe poi pagare successivamente le aliquote presso le amministrazioni del proprio stato, ma la pratica, come facilmente comprensibile, non è molto popolare.

Le tasse americane hanno funzionato in questo modo per un decennio grazie ad una decisione della Suprema Corte consentendo risparmi altissimi (si stima che circa 13 miliardi di dollari l’anno), ma anche un danno ingente all’erario.

Così, dopo anni di mugugni da parte delle amministrazioni americane pare proprio che all’orizzonte si stagli un cambiamento che va sotto il nome di “Streamlined Sales Tax Project“, ovvero di una proposta di legge appena descritta a Chicago da oltre la metà  degli stati degli USA.

In sostanza trentadue stati dovrebbero avere un’unica aliquota valida dal 2006, con questa semplificazione tributaria sperano, gli stati proponenti, di poter rivedere la norma e richiedere quindi il pagamento delle tasse locali per gli acquisti da quell’anno in poi.

Indipendentemente dall’avanzamento di questa proposta legislativa, restano comunque solo 12 mesi su tutto il territorio nazionale per effettuare acquisti su Internet senza pagare le tasse locali statunitensi. Nel novembre 2003 del prossimo anno, infatti, terminerebbe la moratoria fatta dal Congresso degli USA se si risiede in un luogo diverso da quello del vendor.

Se la proposta di prolungamento della moratoria avanzata anche da molte associazioni come la American Electronics Association, la Consumer Electronics Association, la Information Technology Association of America, la National Association of Manufacturers e la Software and Information Industry Association non verrà  accettata le esangui casse degli Stati USA, sempre alle prese con problemi di bilancio, potrebbero conoscere pingui guadagni.

Basti pensare che uno studio dell’Università  del Tennessee predice per il 2006, nella sola nazione nord americana, ben 45 miliardi di dollari in acquisti effettuati online, una cifra che nel 2001 dovrebbe lievitare addirittura a 55 miliardi di dollari.