Per querelare Microsoft la fila comincia qui

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“La fila per querelare Microsoft comincia qui”. I cartelli ancora non ci sono ma le cose per la società  di Redmond si mettono male. Per gli studi legali privati, quelli che fanno soldi con le cause civili, la sentenza del giudice Jackson è un boccone prelibato al quale non hanno già  resistito in 140. Intanto anche la società  di assicurazioni dei creatori di Windows si tira indietro: “Non pagheremo qui danni”.

“La fila per querelare Microsoft comincia qui”. Il titolo davvero significativo su quanto sta accadendo negli USA ai danni di Microsoft è di ZDNet e rende bene l’idea sulle conseguenze cui sta andando incontro il colosso dell’informatica.
Dopo la condanna del giudice Jacskon, infatti, gli studi legali privati si sono scatenati. Sulle piste di Microsoft ci sono decine di professionisti, singoli e associati in rappresentanza di decine di migliaia di utenti di Windows. Il loro obbiettivo trascinare a giudizio la società  di Redmond con l’accusa di avere danneggiato singoli utenti e ottenere per ciascuno di essi un adeguato risarcimento. Si tratterebbe di poche decine di dollari per ciascun cliente che però moltiplicati per centinaia di migliaia di utenti Windows, clienti e concorrenti di Microsoft fanno milioni di dollari di cui una percentuale rilevante finirebbe nelle tasche degli stessi avvocati.
Secondo una pratica in uso negli Stati Uniti, infatti, cause di questo tipo non costano nulla a chi ha subito l’offesa, ma una parte del risarcimento viene destinata a pagare l’opera dei legali.
Gli appassionati di cinema ricorderanno “L’uomo della pioggia” un film con Danny De Vito che ben descrive questa filosofia. Un giovane avvocato viene assunto per portare a giudizio in un caso che sembra disperatouna grande società  di assicurazione che non vuole pagare un premio alla famiglia di un giovane morto per un male incurabile. L’avvocato vincerà  e porterà  miliardi alla famiglia del giovane, ma anche al suo studio legale, milioni di dollari.
E milioni di dollari è proprio la cifra che ciascuno degli studi legali in lizza vuole strappare a Microsoft. Un tentativo che non dovrebbe essere troppo difficile, anzi decisamente facile, offerto su un piatto d’argento.
Non ci sono spese investigative da pagare (tutto è già  stato fatto dal Dipartimento di Giustizia) e c’è già  perfino una sentenza di un giudice federale. Insomma, che cosa c’è di più facile? Basta raccogliere una adeguato numero di querelanti e il gioco è fatto.
Per Microsoft, invece, si tratta davvero di un bel grattacapo. Anche se una sentenza precedente ha stabilito che il rimborso non si applicherà  ai subcontraenti della licenza d’uso di Windows (coloro che hanno acquistato il sistema operativo preinstallato), restano centinaia di migliaia coloro che hanno acquistato, ad esempio, Windows95, per non parlare delle centinaia di grandi imprese che, con un’ampia base di installato, potrebbero avanzare richieste di danni per milioni di dollari oppure i produttori di computer, anche quelli oggi falliti, che potrebbero approfittare dell’occasione.
Secondo un recente studio sono già  140 i processi pendenti in 39 stati. Alcuni di questi potrebbero avere poche speranze di successo per vizi formali, inesperienza nel settore da parte degli avvocati, richieste pretestuose, ma la maggior parte di essi finirà  per strappare i milioni di dollari cui si faceva cenno più sopra. In totale, sempre secondo lo studio cui facevamo cenno, le pratiche monopolistiche potrebbero costare a Microsoft qualche migliaio di miliardi, a sufficienza per fare tremare il responsabile delle operazioni finanziarie della società  di Redmond anche perchè, visto che le disgrazie non vengono mai da sole, la società  di Bill Gates e Steve Ballmer, potrebbe non contare sulla copertura della sua società  di assicurazioni.
Zurich American Insurance Co., infatti, la società  che copre per Microsoft questo particolare tipo di eventi, ha essa stessa impugnato la sentenza di Jackson e querelato Microsoft in tribunale accusandola di “voler deviare le conseguenze della sua condotta su Zurich chiedendo che essa sopporti i costi della difesa nei processi anti-trust e i costi potenziali dei risarcimenti. Zurich non offre copertura per le richieste danni che sorgono da violazioni alle norme anti-trust e altre attività  anticompetitive”. Microsoft a sua volta ha controquerelato Zurich sostenendo che, al contrario, la società  di assicurazioni deve coprire anche i costi per questo tipo di processi.
Insomma, davvero una bella grana e che potrebbe complicarsi ulteriormente se, come pare, nel corso del processo di Zurich finiranno per farsi vive anche altre società  di assicurazioni che, al pari della stessa Zurich, potrebbero non pagare le conseguenze delle pratiche monopolistiche di Microsoft.