Pirateria e televisione: sta per scoppiare la guerra, quella vera

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Il popolo della rete, soprattutto negli Stati Uniti, sta per affrontare una nuova libecciata: è la tutela da parte dei grandi produttori di contenuti di un bene prezioso che improvvisamente appare a rischio. Il telefilm.

Vi ricordate Starski e Hutch? Quante volte avreste voluto rivedere quell’episodio di Friends di tanti anni fa? E Cheers, da noi si chiamava Cin-Cin, non era divertente? Chissà  che cosa starà  succedendo adesso Enterprise nella quarta stagione, che da noi non è ancora arrivata? Come sarà  Stargate Atlantis, lo spin-off della serie di successo inspirata dal film con James Spader? Desperate Housewives cos’avrà  poi di tanto speciale per tenere tanti americani attaccati al video?

Potremmo andare avanti per ore. Ci sono più serie televisive di quante la nostra filosofia non possa contarne, caro lettore. E molte, moltissime sono disponibili su Internet, basta avere il programma giusto (il più popolare è BitTorrent, che adesso “segna” quasi il 35% del traffico di pacchetti Tcp/Ip attraverso la rete delle reti) e alcune coordinate, oltre a una certa conoscenza dell’inglese. Ma non è strettamente necessario: con i Divx è possibile trovare anche i file che fungono da sottotitoli, sia nella lingua originale che in formato di traduzione, volontaria e “open source”.

La televisione è oggi il principale produttore di immaginari e di contenuti, medium dei media, fucina di miti e mitologie, produttrice di verità . E macchina per fare soldi in mano a pochissimi. Negli Stati Uniti, un pugno di enormi società : Fox, Walt Disney, Viacom. Ma c’è un problema.

Non è colpa di chi produce software per il peer-to-peer, per lo scambio di file. Non è colpa dei “maledetti telespettatori”. No, è colpa dei produttori di tecnologie, come i router e la fibra ottica che consentono la larga banda e poi gli hard disk e le schede video sempre più potenti. Insomma, ci sono tutti gli elementi, se avete avuto la pazienza di seguire questa carrellata sin qui, per immaginare quale atroce delitto sia appena stato consumato nella mente dei top manager delle aziende che si occupano di produrre profitti per gli azionisti vendendo telespettatori agli inserzionisti pubblicitari per il tramite di contenuti-civetta.

Su Internet si copiano non solo le canzoni (mal di poco, c’è un inizio di legalità  poi con i negozi di musica online) e i film, ma anche e soprattutto i telefilm. Quello si che è un vero danno.

Iniziano mettiamo negli Usa a trasmettere una serie di successo. Desperate Housewives, piuttosto che Joey, lo spin-off di Friends? Pensate, cari executive delle case di produzione, che tutto funzioni come ai vecchi tempi? Il telefilm va in onda magari il giovedì alle 18 ora di San Francisco, 22 minuti intervallati da 8 di spot vari? Qualche videoregistratore non crea problema, perché la tecnologia non consente di editare la pubblicità  e anzi, aumenta il valore del primo e dell’ultimo spot (i più difficili da saltare)? Tutto come prima, insomma?

No, ci si sono messi i maledetti fabbricanti di hard disk, che adesso permettono, col codec giusto, di salvare il telefilm in questione in soli 175 MB. E la pubblicità ? Ma è colpa dei fabbricanti di schede video, che una volta costavano milioni e adesso con quella di serie si può fare tranquillamente l’editing del filmato acquisito in tempo reale in alta definizione eliminando le pubblicità . E poi, quanto saranno mai colpevoli i produttori di router, server e cavi in fibra ottica? Sono loro che consentono, tramite protocolli di vario livello che culminano in quelli del software P2P, di “sparare in rete”, di condividere il suddetto file tra migliaia, milioni di persone?

Quanto ci vuole con Fastweb – per chi ce l’ha – a scaricare l’ultima puntata delle casalinghe disperate, la graffiante satira di una periferia residenziale in cui quattro donne alienate consumano l’oltraggio finale al sogno americano? Cronometro alla mano, col vento a favore, circa quaranta minuti. Il telefilm ne dura 45 (350 MB), si potrebbe vedere quasi in streaming, se il protocollo lo consentisse.

Per questo, sulla base di quanto brevemente sunteggiato nelle righe che precedono e che è sulle scrivanie di tanti top manager delle case di produzione, delle agenzie di pubblicità , delle amministrazioni dei network e dei broadcaster televisivi, sta per partire una nuova ondata di cause legali da far impallidire quelle intentate dalla Riaa nei mesi passati. Perché se avete comprato un TiVo e pagate la connessione a larga banda siete perlomeno sospetti. Probabilmente colpevoli. Vedrete…