Pirateria informatica, l’Italia locomotiva d’Europa

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La BSA, l’associazione internazionale che riunisce le maggiori aziende produttrici di software del mondo, segnala successi nella lotta alla pirateria informatica. Dati in calo a livello mondiale ed europeo, ma non in Italia, dove l’utilizzo di software copiato illegalmente cresce.

Il tasso di pirateria software scende per la prima volta da due anni a questa parte, passando dal 50% al 49% segnando una soglia di 10 punti più bassa di quanto non fosse otto anni fa. Questo il dato più interessante tra quelli che emergono dall’ottava edizione della ricerca che BSA (Business Software Alliance, l’associazione internazionale che riunisce le maggiori aziende produttrici di software del mondo) ha pubblicato sull’argomento.

Il calo è ancora più evidente su scala europea dove, grazie alla crescente consapevolezza del problema da parte delle aziende e della Pubblica Amministrazione, la riduzione è stata di 17 punti percentuali: dal 52% al 35%.

Analizzando il mercato Italiano il fenomeno è ancora più rilevante. Nel nostro paese dal 1994 ad oggi il tasso di pirateria è sceso di ben 22 punti percentuale, passando dal 69 al 47%.

In Italia però, nota la BSA, nonostante questi successi la pirateria informatica resta un fenomeno di massa e il nostro paese è ancora ai vertici mondiali tra i paesi industrializzati. Ancora più preoccupante il fatto che l’€™Italia nel corso del 2002 ha visto aumentare il livello di pirateria di due punti percentuale, passando dal 45 al 47%, in controtendenza con la media europea. Non solo: il nostro Paese è anche l’€™unico tra quelli con il più alto tasso di pirateria che ha avuto un incremento, rispetto allo scorso anno, nel livello di software illecitamente duplicato, uno spiacevole primato che ci porta al secondo posto in Europa, preceduti soltanto dalla Grecia.

Venendo ai dati europei la BSA segnala come i miglioramenti più significativi provengono dall’Irlanda, scesa dal 74% del 1994 al 42% del 2002; segue la Spagna, con una riduzione di 30 punti – dal 77% al 47%. Finlandia e Paesi Bassi hanno ridotto il fenomeno di 28 punti. La Svizzera aveva il tasso di pirateria più basso di tutta l’area nel 1994 e, dopo essere scesa di 6 punti raggiungendo il 32% nel 2002, è ancora sotto la media regionale del 35% – anche se ben sopra la Danimarca, che nel 2002 ha registrato un tasso di pirateria del 24%.

Il tasso di pirateria dell’Europa orientale è sceso di 14 punti, dall’85% del 1994 al 71% del 2002, ed è il quarto miglior risultato su scala mondiale. Il miglioramento più netto è della Slovenia, scesa di 37 punti dal 96% al 59%; segue l’Ungheria con una riduzione di 31 punti, dal 76% del 1994 al 45% del 2002. Il tasso di pirateria in Russia è sceso solo di sei punti, dal 95% del 1994 all’89% del 2002; stessa riduzione per l’Ucraina, passata dal 95% all’89%.

Il tasso di pirateria più basso del mondo è quello dell’America del Nord, ulteriormente sceso dal 32% del 1994 al 24% del 2002. Gli Stati Uniti sono scesi di otto punti, dal 31% del 1994 al 23% del 2002, ed è tuttora il Paese con minor pirateria del mondo. Il Canada è migliorato di sette punti, dal 46% al 39%.

Nonostante i successi degli ultimi anni le perdite a livello mondiale causate dalla pirateria software sono passate dai 10,97 miliardi di dollari del 2001 ai 13,08 miliardi del 2002, con un aumento del 19% imputabile principalmente ad una crescita della duplicazione illecita di prodotti software di utilizzo professionale a più alto costo unitario.