Prezzi Apple Usa ed Europei: non così differenti

di |
logomacitynet696wide

Abbiamo letto in queste ore diverse lamentele di utenti Mac che rimarcano il fatto che il differenziale di prezzo tra i prodotti Apple venduti in Italia e in USA sia troppo alto: vi spieghiamo che non è proprio così.

Sia nel nostro Forum che nei luoghi della rete deputati alla discussione, la raggiunta parita’ tra Dollaro ed Euro evidenzia ancor di piu’ la disparita’ di prezzo tra un’area di distribuzione e l’altra dei prodotti con la mela (come quelli di altre aziende, ovviamente).
Potendo confrontare i prezzi su Apple Store USA e Italia si nota ad esempio che il nuovo iPod da 20 GB viene commercializzato a 499$ negli Stati Uniti e 649 Euro in Italia: una differenza di ben 150 Euro (o dollari se preferite) che a prima vista sembra abnorme.
Ma da cosa dipende?
Innanzitutto il prezzo indicato su AppleStore Italia e’ comprensivo di IVA (+ 20%) mentre quello in USA non comprende alcuna tassa federale dato che questa varia da stato a stato: e’ vero che esistono Stati con un regime fiscale che non applica alcuna tassa, ma il confronto di prezzo deve essere effettuato in ogni caso prima della tassazione e in ogni caso volendo acquistare la merce all’estero, al rientro in Europa sul prodotto dovrebbe essere applicata l’imposta sul valore aggiunto locale.
Siamo passati quindi da un 640 (-20%) = 533 Euro contro 499.
Il differenziale reale dell’ 7% circa tra il prezzo USA e quello europeo e’ ancora alto ma e’ in piccola parte giustificabile per la diversa tipologia di distribuzione anche se ormai tutta la merce proviene dai canali produttivi dell’estremo oriente.
Ma la spiegazione piu’ corretta per quel 7% di differenza sta nel fatto che normalmente, come vi sarete accorti nel caso dei prodotti petroliferi, i vantaggi del cambio vengono “monetizzati” piu’ rapidamente quando l’azienda guadagna che quando questa perde anche perche’ una fluttuazione dei prezzi su un prodotto di questa importanza che non viene venduto “a litro” o “a Kg” e’ difficilmente gestibile.
Potremmo anche supporre una scarsa fiducia degli operatori statunitensi sulla tenuta della moneta europea ma il differenziale attuale, che come abbiamo detto, si aggira sul 7% reale, corrisponde ad un misura prudenziale che mira ad assorbire eventuali fluttuazioni del cambio piu’ che una differenza di costi per lo smistamento del prodotto.