Prima causa contro iPhone

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Negli Usa su Apple piove la prima causa collettiva per iPhone. “Non era chiaro che la batteria non è sostituibile”, dice un cliente insoddisfatto. E’ il triste destino dei prodotti di troppo successo che finiscono nel mirino dei avvocati a caccia di guadagni facili.

Prima causa collettiva contro Apple per iPhone. Nel mirino di un certo Jose Trujillo che è il primo intestatario della causa, la batteria non removibile.

Secondo quanto si apprende dal documento, pubblicato da Gizmodo, Apple non sarebbe stata sufficientemente chiara sul fatto che la batteria non si può sostituire e come tale può essere ritenuta colpevole di una pubblicità  ingannevole. Il non meglio identificato signor Trujillo, lamenta il fatto che la batteria dura solo per 300 cariche prima di rendere necessario un intervento per la sua sostituzione.

La causa, presentata presso la corte di Cook County in Illinois, richiede ad altri cittadini americani di aderire all’€™azione legale, secondo una pratica ben nota al mondo dell’€™impresa americana che spesso viene messa sotto pressione con cause simili quando ha sul mercato prodotti di un certo successo.

Cause collettive hanno colpito in passato anche Apple in alcuni casi con successo (come nel caso della scarsa durata della batteria di iPod) altre volte senza alcun esito. Normalmente anche nel caso di una vittoria i querelanti ottengono pochi spiccioli (più raramente un paio di biglietti da dieci dollari) mentre i loro avvocati, che non raramente sono i veri fautori della causa mentre il primo querelante è solo una apripista reclutato spesso a caso, fanno milioni di dollari. L’€™abilità  sta nel trovare un reale difetto o un ‘€œbuco’€ nell’€™informazione che può avere provocato danni (anche solo potenzialmente) ai clienti, redigere un documento sufficientemente convincente e infine trovare un numero consistente di co-quereleanti.

In questo caso a supportare il signor Trujillo sono James Rowe e Larry D. Drury dello studio Larry D. Drury Ltd. di Chicago che potrebbero non avere neppure fatto lo sforzo di compilare il documento che chiama in causa Apple. O almeno questa dovrebbe essere la speranza di chi si accoderà  all’€™azione legale perché, vista la sintassi incerta con cui è stato redatto, ci sarebbe da preoccuparsi seriamente se fosse farina del sacco di due avvocati con tanto di laurea.

Per il resto la maggior parte degli osservatori ritengono che ben difficilmente la causa potrà  avere possibilità  di successo, sia perché il fatto che la batteria non è sostituibile è un fatto ben noto, in secondo luogo perché non è vero che dopo 300 ricariche deve essere sostituita. Apple dice infatti che dopo 400 cariche è ancora in grado di offrire l’€™80% della sua capacità .