Processo Microsoft: gli Stati vanno avanti

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Bush forse potrebbe decidere anche di chiudere il caso contro Microsoft, ma per Redmond il futuro resta incerto. I diciannove Stati che si oppongono Gates promettono: “Noi andremo avanti”. Intanto il giudice Jackson “esterna”: “Bill Gates si crede Napoleone”

Non è affatto detto che l’arrivo di George Bush alla Casa Bianca segni anche la fine del processo contro Microsoft. Anche se il presidente repubblicano e più o meno esplicitamente pro-Redmond, deciderà  di imporre il ritiro dalla causa al Dipartimento di Giustizia, Bill Gates continuerebbe ad avere tra i suoi avversari gli Stati che sono co-querelanti con il DOJ, ben decisi, hanno fatto sapere ieri, a continuare nel caso, che ci sia o meno dalla loro parte il Dipartimento di Giustizia.
“Noi speriamo che l’amministrazione Bush persegua il caso percorrendo tutti i gradi di giudizio – ha detto Tom Miller, Attorney General dello Iowa che coordina l’accusa per tutti i 19 Stati – ma se per caso non sarà  così noi abbiamo già  siglato un accordo per andare fino in fondo”.
Il sospetto che Bush potrebbe essere meno determinato di Clinton sorge, oltre che da alcune dichiarazioni più o meno esplicite in merito al processo, anche dai consiglieri che il neo presidente si é scelto. Tra questi ad esempio c’é Lawrence Lindsey, responsabile degli affari economici, secondo cui “Clinton avrebbe dovuto mostrare più rispetto per il settore privato e il bisogno di innovazione e profitto a lungo termine”, definendo la politica del presidente uscente come “troppo radicale”.
Ma il partito repubblicano non pare decisamente allineato su questa posizione. Ad esempio Orrin Hatch, senatore delle Utah e presidente della commissione giustizia della camera alta, aveva sostenuto Joel Klein, attorney general nel caso contro Microsoft. Bush, nel nominare un successore di Klein dovrà  fare i conti anche con Hatch che non pare essere certo troppo schierato a favore di Microsoft.
Di fronte a questi fatti Bush potrebbe decidere di accordarsi con Microsoft, una scelta che potrebbe giovare a tutte e due le parti e diventare più facile se la Corte d’Appello dovesse mitigare il giudizio di Jackson. Gli Stati però ammoniscono Bush “Non accetteremo – dicono con il loro portavoce Miller – nulla di meno di una disposizione che modifichi radicalmente il modo di Microsoft di perseguire il proprio business. Se non ci sarà  una disposizione che imponga la svolta noi continueremo nella causa”. Il giudizio negativo degli Stati aveva già  fatto fallire un accordo di mediazione nello scorso marzo.
Jackson intanto ieri ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro Microsoft al giornale New Yorker. Secondo il giudice Bill Gates sarebbe un arrogante con un concetto “Napoleonico di se stesso e della sua società “. I dirigenti di Microsoft sarebbero afflitti da infantilismo” e il consigliere legale di Redmond non sarebbe “intelligente o perlomeno non avrebbe avuto la sottigliezza necessaria per capire che era giunto il tempo di diventare più flessibili di fronte alle offerte di mediazione del dipartimento di giustizia”.