Processo nel processo

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La corte d’appello che giudicherà  la sentenza contro Microsoft ascolterà  Redmond anche sulle sue riserve sul giudice Jackson. Un processo nel processo che potrebbe escludere per sempre dal caso il magistrato che ha condannato Redmond ad essere separata in due tronconi

Le insistenze di Microsoft sulla parzialità  del giudice Jackson hanno fatto breccia. La corte di appello ha infatti deciso di ascoltare gli avvocati di Redmond al proposito offrendo la possibilità  di esporre le loro ragioni sulla presunta prevenzione del magistrato nei confronti del caso, prevenzione che secondo Microsoft gli avrebbe impedito di esaminare con la necessaria serenità  tutti gli elementi a sua disposizione.La decisione della Corte d’Appello giunge inattesa. Nessuna delle due parti, nè Microsoft nè il Dipartimento di Giustizia, avevano infatti richiesto ufficialmente di esaminare la condotta del giudice Jackson. Secondo alcuni esperti legali americani il fatto che la corte di sua spontanea volontà  abbia deciso di includere una audizione al proposito è un importante segnale che le ragioni di Microsoft hanno qualche sostenitore nel gruppo di giudici che deciderà  nel secondo grado di giudizio. Gli stessi esperti legali in passato hanno sottolineato come Jackson abbia gestito piuttosto maldestramente la parte finale del processo contro Microsoft e ancora di più abbia sbagliato nel rilasciare a processo concluso una serie di dichiarazioni che Microsoft ha letto come messaggi ostili di un giudice che era già  convinto che l’imputato fosse colpevole prima di avere ascoltato i testimoni. Un atteggiamento che probabilmente costerà  a Jackson la rimozione dal caso quando questo, altrettanto probabilmente, verrà  rispedito alla corte distrettuale per una revisione.Altre indicazioni che il vento in corte d’appello soffierà  impetuosamente a favore di Microsoft potrebbero giungere dai tempi stabiliti per l’audizione delle parti. La corte ha infatti fissato i tempi massimi ad un livello superiore rispetto a quello richiesto sia da una parte che dall’altra. “Segno che hanno parecchi dubbi e parecchie domande da fare”, ha detto Andy Gavil, un esperto di anti-trust della Howard University Law School.La sentenza della corte d’appello potrebbe giungere tra aprile e maggio.