Quel supercomputer chiamato Playstation 2

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Una volta erano aziende come Cray a dettare legge nel mercato dei supercomputer, macchine enormi dalla incredibile potenza di calcolo riservate ai centri di ricerca della Nasa. Poi sono arrivate le tecniche per il calcolo distribuito (attraverso macchine in cluster) e infine a qualcuno è venuto in mente che, anche con la Playstation 2, si poteva fare qualcosa di incredibile…

L’idea è di un gruppo di ricercatori del National Center for Supercomputing Applications dell’Università  dell’Illinois: acquistare 100 Playstation 2 e metterne 70 in cluster (30 sono di scorta, forse di uso futuro per applicazioni di visualizzazione grafica), tagliando la plastica della loro carrozzeria e collegandole con uno switch di Hp abbastanza costoso, e facendo girare il tutto con una versione di Linux sviluppata ad hoc dalla stessa Sony e distribuita normalmente a tutti gli utenti.

Per un costo di 50 mila dollari (meno di cento milioni delle vecchie lire) i ricercatori dell’Illinois hanno assemblato un supercomputer più potente di molte macchine costate anni di sviluppo, prodotte praticamente come pezzi unici e al costo di svariate decine di milioni di dollari. Anche il costo per ottenere lo stesso livello di prestazioni unendo dei normali Pc, magari di seconda mano, sarebbe notevolmente superiore, sostengono i ricercatori.

Il merito di questo esperimento non sta tanto nel fatto di aver inventato un nuovo modo di costruire supercomputer, quanto nell’aver dimostrato che al giorno d’oggi anche l’elettronica di consumo (della quale la Playstation 2 è un brillante esempio oltre che uno degli oggetti relativamente più economici) ha raggiunto prestazioni da sogno. Praticamente superando i concetti che riteniamo usualmente associati alle grandi potenze di calcolo e ai supercomputer della Nasa.

In realtà , i segnali di questa evoluzione del mercato e delle possibilità  dell’elettronica di consumo erano già  visibilli da tempo. Un anno e mezzo fa, poco dopo l’attentato alle Torri gemelle, era stata rubricata anche la Playstation come strumento elettronico passibile di embargo nei confronti dei cosiddetti “Stati canaglia”, quei paesi accusati di esportare il terrorismo in tutto il mondo contro i quali gli Usa avevano deciso di impedire la commercializzazione di qualunque tecnologia “sensibile”, utilizzabile come arma direttamente o – in questo caso – indirettamente, ad esempio per fare calcoli necessari allo sviluppo di armi atomiche.