Red Hat, la Microsoft del futuro?

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RedHat, la distribuzione Linux più diffusa, potrebbe apprestarsi a diventare una nuova Microsoft?

Parrebbe impossibile, vista la natura collaborativa della licenza GNU GPL, sotto cui qualsiasi forma di Linux deve obbligatoriamente essere rilasciata, e che costringe a il produttore a rendere pubblico il codice sorgente.

Però, pur essendo ancora agli inizi dello sfruttamento commerciale di Linux, RedHat ha già  posto molte lunghezze fra se e i suoi competitors, tanto che alcuni altri produttori di distribuzioni si sono dovuti unire nel consorzio UnitedLinux per cercare di invertire il trend che le vedeva sempre più schiacciate; del resto la quota di mercato di RedHat parla chiaro, raggiungendo il 52%.

Inoltre la società  del  CEO Matthew Szulik si è accaparrata la collaborazione di partners come Oracle, Dell, IBM, HP, SAP, Computer Associates e Veritas, ed ha iniziato ad introdursi nei reparti IT di aziende del calibro di Amazon.com, Morgan Stanley, AOL, Credit Suisse First Boston, Dell, Nortel Networks, e DreamWorks SKG.

Per concludere il quadro, in RedHat lavorano 300 ingegneri, alcuni dei quali sono tra i migliori sviluppatori del kernel Linux e degli strumenti di sviluppo open source.

Proiettando questo scenario nel futuro, possiamo scorgere una RedHat che aumenta sempre più la sua base di installato e, così facendo, incrementa enormemente le applicazioni costruite espressamente per essa, relegando le altre distribuzioni a ruoli marginali.

Naturalmente si tratta di una possibilità , e non esiste nessuna certezza che le cose debbano proseguire su questa strada: oggi RedHat è una piccola società  con 80 milioni di dollari di entrate l’€™anno e un nugolo di concorrenti, tra i quali Sun e Microsoft, ma 20 anni orsono IBM non era affatto preoccupata da una altrettanto minuscola società  di Bill Gates.

Come sia andata a finire lo sappiamo tutti’€¦

[A cura di Marco Centofanti]