Rivenditori USA a muso duro contro Apple

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Alcuni dei principali rivenditori Apple americani si scagliano contro Cupertino. “Politiche commerciali vessatorie e troppi favori ai loro store”. Partono le querele con accuse pesantissime

Delizia ma anche croce. I negozi che Apple ha sparso per tutti gli Stati Uniti fruttano profitti a Cupertino ma anche numerosi dissapori con i rivenditori tradizionali e ora, pare proprio, anche qualche querela.

Secondo quanto riportato dal San Francisco Chronicle, infatti, alcuni rivenditori autorizzati della Bay Area avrebbero deciso di portare in tribunale Cupertino. Le accuse, pesantissime, sono di frode, inadempienze contrattuali, concorrenza sleale, pubblicità  ingannevole e persino la violazione del Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, il trattato che punisce l’attività  criminale organizzata.

All’origine dell’esposto alla magistratura californiana, appunto, i metodi con cui, secondo alcuni rivenditori, Apple sta gestendo la diffusione dei suoi negozi.

“Ci stanno prendendo in giro da anni – dice Tom Santos, proprietario di Macadam, uno dei più importanti negozi americani di prodotti Mac e rivenditore autorizzato che lo scorso anno ha fatturato ben 6 milioni di dollari – facendoci passare per disonesti e gente che cerca di gabbare i clienti”

Nel corso degli ultimi mesi Apple avrebbe consegnato ai suoi negozi una serie di vantaggi competitivi non disponibili ai rivenditori tradizionali, compresi nuovi modelli in anticipo, sconti, promozioni e tutta una serie di benefits che incentivano i clienti. In aggiunta a questo, sempre secondo Santos, i responsabili dei punti vendita di Apple criticano la competenza dei rivenditori indipendenti influenzando negativamente i clienti.

Ma non è solo la politica sui negozi a far imbestialire Santos. Il proprietario di Macadam elenca anche fatturazioni sbagliate su pezzi difettosi spediti alla casa e limiti ingiusti e vessatori alle riparazioni in garanzia. “Se restituiamo macchine difettose al di sopra di un valore dell’1% del volume d’affari nel quarto – dice Santos – ci obbligano a ripare le macchine a nostre spese e a venderle come macchine ricondizionate”. E questo accadrebbe anche sulle macchine “DOA” Dead On Arrival, ovvero già  non funzionanti al momento del loro arrivo presso i magazzini dei rivenditori.

Ci sarebbero poi limiti sui pezzi che si possono ottenere gratuitamente (uno solo per riparazione anche se il pezzo difettoso ha causato danni anche ad altre componenti o magari la componente sostituiva era difettosa a sua volta).

Macadam non sarebbe l’unico negozio Apple intenzionato a fare causa alla casa della Mela. Accanto al grande rivenditore si sono già  schierati, con cause idipendenti, Tech Systems di Ben (Oregon) e Computer International (di Los Angeles). Si appresterebbe a querelare Apple anche Elite Computers & Software, che, ironia della sorte, si trova proprio di fronte alla sede di Cupertino e che opera con il nome ComputerWare.

L’avvocato di Santos stima che i danni prodotti da Apple al suo cliente possono ammontare a 12 milioni di dollari anche se come dice lo stesso querelante “non si tratta affatto di una questione di soldi. L’unica cosa che desidero è che le cose vengano sistemate una volta per tutte.”