Silicon Valley, i manager da un dollaro di stipendio

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Steve Jobs fa proseliti anche per una peculiarità che apparentemente nessuno vorrebbe imitare, il suo stipendio annuo da 1 dollaro.

Da diversi anni il CEO e co-fondatore di Apple, Steve Jobs, chiede al consiglio d’amministrazione solo 1 dollaro di stipendio annuo (non è mai stato chiaro se netto o lordo) e il fatto è decisamente atipico tra top manager iper pagati dalle proprie aziende, anche dopo le crisi economiche cha hanno fatto tirare la cinghia a molti.

Cerchiamo di dimenticare per un momento che Jobs riceve lauti guadagni sotto altra forma (azioni, diritti d’acquisto di azioni, uso di un jet privato, spese personali, etc.) dalla prima delle sue due aziende, l’altra è Pixar.

C’è chi gli copia sistemi operativi, c’è chi gli copia i computer, c’è chi gli copia l’abbigliamento, c’è chi cerca di copiargli il fiuto per gli affari mentre pochi ambiscono a copiargli il carattere.
Ora c’è chi vuole guadagnare la stessa cifra che gli viene accreditata in banca ogni anno: 1 dollaro.

A farlo sono sorprendentemente i due co-fondatori di Google.

Google da alcuni mesi è una società  pubblica quotata in borsa (debuttava il 19 agosto ad 85 dollari, venerdì scorso costava 192 dollari) e, nonostante il buon andamento sotto ogni punto di vista, i due manager del motore di ricerca più famoso al mondo hanno voluto dare un segno a tutti gli azionisti.

Rispetto a stipendi del 2004 da 43.500 dollari l’uno più circa 1.500 dollari di bonus per i presidenti Larry Page e Sergey Brin, per il 2005 incasseranno solo 1 dollaro l’anno, nonostante il parere contrario del consiglio d’amministrazione, che anzi voleva aumentare il loro compenso.

Ai due fondatori di Google si è assiociato anche il CEO della stessa azienda, Eric Schmidt.

Tuttavia i tre manager non avranno problemi a vivere agiatamente, Brian e Page hanno venduto, tra agosto 2004 e marzo 2005, 1,6 milioni di azioni Google. Schmidt ha fatto lo stesso con 500.000 azioni in suo possesso.
Si trattava di azioni di classe B (non sul mercato), ognuna vale 10 voti (le azioni di classe A, quelle trattate alla Borsa, valgono 1 voto ciascuna) all’assemblea degli azionisti.