Spaces, l’altro modo di usare il Mac

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Screen multipli. Era possibile grazie ad utilità  di terze parti sin dagli esordi di Mac Os X, anche perché in ambiente Linux e Unix è una funzionalità  all’interno del sistema operativo. Ma adesso che Apple ci ha messo gli occhi sopra, ha trovato il modo di innovare anche qui. Unendo una vecchia tecnologia ad una nuova.

Alle volte anche lo scafato cronista ci resta di stucco. Ma come hanno fatto? Come mai non ci aveva mai pensato nessuno? Qui nella sala stampa della World Wide Developer Conference, per comodità  WWDC, di San Francisco edizione 2006 ci sono meno giornalisti rispetto agli AppleExpo e Macworld. Ma di più lunga tradizione: quelli che potremmo definire “lo zoccolo duro” della stampa Mac, capaci di citare a memoria keynote fin dai tempi del lancio del primo Mac, nel 1984, in qualche caso. Ebbene, anche loro sono stupiti.

La novità  sta tra le righe, infatti. E’ tutta nella forma. Che con MacOs X fosse possibile abilitare una vecchia funzione tanto cara agli unixisti e linuxisti, cioè gli “ambienti di lavoro”, cioè i desktop multipli, si sapeva. Che esistessero utility per la gestione di questa funzione, sviluppati da terze parti, anche. Quello che stupisce è il modo con il quale Apple, dopo aver capito che si poteva innovare anche qui e che la cosa era utile per gli utenti, ha deciso di eseguire questa innovazione.

Signore e signori, ecco a voi Spaces, piccola ma potente funzionalità  del prossimo Leopard. Qualcosa di cui poi forse non potremo più fare a meno. Ecco come funziona: che si lavori in una singola applicazione o si decida di impostarlo attraverso tutto il sistema, Spaces imposta quattro desktop virtuali, ciascuno dei quali è raggiungibile sia selezionando dal dock l’applicazione relativa che cliccando su un apposito pulsante che lavorando con una scorciatoia di tastiera.

Si passa avanti e indietro da uno schermo all’altro, con il consueto sistema di icone semitrasparenti che compaiono in mezzo allo schermo per dare visibililtà  all’azione appena compiuta. Spaces è molto innovativo, da questo punto di vista, ma lo è ancora di più dal modo in cui si possono gestire gli spazi. E’ bastato andare a pescare attraverso le tecnologie alla base di MacOs X e trovare Exposé, e unire le due per fare un gioco di usabilità  da antologia.

In pratica, i quattro spazi possono essere messi uno accanto all’altro, proprio come si fa con le finestre delle applicazioni e del Finder tramite Exposé, e spostati, oppure anche trascinate singole finestre di applicazioni da uno spazio all’altro. Tutto in maniera molto semplice e straordinariamente funzionale. Non poco per chi ha voluto dare una svecchiata alla tecnologia multifinestra disponibile sulle altre piattaforme sin dagli anni Ottanta…

Per vedere come funziona date un’occhiata a questo filmato sul sito Apple con i commenti in inglese.