Stat ros@ pristina nomine?

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Se la rosa si chiamasse in un altro modo, profumerebbe lo stesso di rosa? Certamente, ma non sarebbe la stessa cosa. Quando in una famiglia arriva un nuovo membro, si apre sempre un periodo di intensa riflessione: come chiamare il piccolo o la piccola? L’era digitale sta dando risposte alle quali non eravamo preparati. Come il cinese che voleva chiamare il figlioletto “@”. Si, avete letto bene, proprio la chiocciola dell’email…

Ne succedono tante. Se ne vedono tante. In Cina, ad esempio, le autorità  locali hanno impedito a un uomo di chiamare suo figlio “@” (senza le virgolette, ovviamente) perché il nome non è traducibile in cinese mandarino.

Peccato, viene da pensare, perché il ragionamento dell’abitante della provincia di Zhengzhou, secondo quanto riporta il Beijin Morning Post, ha una sua logica. L’uomo infatti riteneva che il nome sarebbe stato particolarmente felice dal momento che compare su tutte le tastiere, è facile da ricordare ed è anche particolarmente adatto allo spirito dei tempi moderni.

Un peccato, insomma. Ma non è l’unico caso di ricerca di nomi adeguati allo spirito dell’età  digitale. Un esempio è quello di un padre che ha esercitato la sua patria potestà  chiamando il figlio, anziché “junior”, in modo più sofisticato: Jon Blake Cusack Version 2.0.

Il piccolo 2.0 non è stato altrettanto fortunato quanto il mancato @, e non c’è da rallegrarsene. Cambiano i tempi e le mode, cambiano molti degli aspetti che fanno di una civiltà  qualcosa di unico nel tempo, ma non cambia quello spirito tragico (come dicevano i greci) che vuole che le colpe dei padri ricadano sui figli. Letteralmente.