Unico con il Mac, ora si può (provare)

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Finalmente un Ministero che non discrimina il Mac. Ora che la dichiarazione delle tasse di Unico si può presentare via Internet anche gli utenti della Mela ci possono provare. Che poi ci riescano realmente è un altro discorso.

Delle avventure e per ora disavventure di possedere un Mac quando si ha a che fare con un organismo Governativo che in un impeto di modernità  decide di aprirsi al mondo dei computer abbiamo già  detto molte volte su queste colonne, tanto che forse non varrebbe la pena di infierire. Ma visto che l’argomento è di scottante attualità  e suscita un’enorme interesse non possiamo proprio fare finta di niente.
Il Ministero delle Finanze ha annunciato che la dichiarazione dei redditi si può presentare anche via Internet e per la prima volta nelle sue istruzioni fa menzione del computer Mac considerato come “compatibile” con il servizio.
Visto quanto accaduto in passato ci sarebbe di che rallegrarsene, non fosse che una volta cominciate le procedure di iscrizione si comprende come per ora sia più che altro una dichiarazione d’intenti.
Ad esempio tutte le istruzioni sono per PC, ma questo sdarebbe il meno. Il peggio, infatti, arriva quando si decide di andare avanti e cercare di “tradurre” le istruzioni anche per Mac. Infatti, purtroppo, almeno per un aspetto essenziale della configurazione del browser (il download di un certificato di sicurezza indispensabile per accedere in maniera sicura al server del ministero) chi scrive e altri amici del nostro sito, non sono proprio riusciti a trovare un modo per portare a termine l’operazione.
Certamente, senza il certificato di sicurezza si può sempre procedere, ma quanto sia consigliabile inviare dati personalissimi come quelli inerenti il proprio reddito via Internet senza alcuna protezione è facilmente comprensibile.
Attendendo una risposta da parte del Ministero, cui Macity ha scritto in queste ore per avere spiegazioni, qui altro non resta da dire che se l’intenzione era buona l’esito è, ancora una volta, mediocre. Certo i responsabili del servizio hanno forse capito che esistono altre piattaforme, ma bisognerebbe essere in grado anche di fornire agli utenti il modo di poterla utilizzare.