Verso la rottura tra Universal ed Apple?

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Secondo il Wall Street Journal Apple e Universal Music potrebbero non rinnovare il contratto che le lega per la distribuzione di musica su iTunes. Più facile per la casa discografica negare a Cupertino i suoi artisti o collaborare strettamente con altri distributori di canzoni on line.

Universal potrebbe non rinnovare il contratto con Apple per la distribuzione di musica su iTunes. A diffondere l’informazione una fonte autorevole come il Wall Street Journal. La decisione giungerebbe sulla scorta di significative divergenze sorte nell’ambito delle trattive in corso per la prosecuzione degli accordi in vigore tra Cupertino e la più grande casa discografica mondiale.

Se realmente tra Universal e iTunes si dovesse arrivare al punto di rottura definivito, spiega il giornale finanziario, questo non significherebbe che Universal toglierebbe la sua musica da iTunes, ma semplicemente che sarebbe molto più libera nei confronti di Apple. Potrebbe, ad esempio, offrire musica in esclusiva ad altri negozi e non su iTunes, fare iniziative commerciali speciali, oppure negare del tutto ad Apple la vendita di alcune canzoni.

Universal è da tempo una delle due spine nel fianco per Jobs (l’altra è Warner)quando si tratta di case discografiche; a testimoniarlo le vicende degli ultimi mesi durante i quali Universal ha provato in vari modi a modificare in via più restrittiva la politica dei prezzi in vigore su iTunes e a spuntare profitti più alti. Tra le idee coltivate c’è sicuramente quella della “tassa” su ogni iPod venduto, una formula che Universal sta sperimentando con Microsoft la quale ha concesso una percentuale dei profitti che ricava dalla vendita di ogni singolo Zune. La ragione di questa particolare modalità  di compensazione deriverebbe dal fatto che in questo modo chi compra uno Zune offrirebbe una sorta di pagamento anche per quelle canzoni non acquistate on line e dalle quali, quindi, la casa discografica non ottiene un ritorno.

Universal, nel momento in cui era stato reso noto l’accordo con Microsoft, aveva detto chiaramente attraverso il suo Ceo Doug Morris, che era sua intenzione proporre lo stesso tipo di contratto anche ad altri partner e tra questi c’era sicuramente anche Apple.

Che sia questa la richiesta, magari sommata ad altre, ad avere portato sull’orlo del naufragio le trattative tra Apple e Universal non si può dire, in quanto da Cupertino non esce una parola, ma è se non altro certo che se davvero la casa discografica avesse avanzato simili pretese, Jobs, che ha già  avuto occasione di definire come “avidi” gli editori musicali, ben difficilmente avrebbe potuto accettarla.