Windows Vista, dov’è la notizia? Nella conversione di Dvorak!

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Chiamatela la più spettacolare conversione dell’era moderna. L’arci-critico di Apple, il giornalista americano John Dvorak, la “voce” di Redmond, ha saltato il fosso. Il nuovo fanatico del mondo Mac profetizza addirittura un futuro fosco, forse persino la caduta di Microsoft. Il mondo è diventato come lo specchio di un romanzo di Lewis Carroll?

Nelle incredibili trasformazioni di queste ultime settimane una in particolare colpisce l’utente appassionato della casa di Cupertino. Non è l’aumentare continuo degli switcher, non è il monumentale successo dell’iPod, i trionfanti progressi dei quarti finanziari di Apple, il primo Mac a meno di cinquecento euro, il passaggio a x86 annunciato come un fulmine a ciel sereno, il Wall Street Journal che si scopre leader delle indiscrezioni dell’azienda di Steve Jobs o addirittura dell’arrivo del nome “definitivo” di Longhorn, Vista. No, c’è qualcosa d’altro che travolge e tramortisce l’appassionato.

E’ come se avesse cominciato a nevicare all’inferno. Ma non qualche fiocco: una bella tormenta, invece, con metri di neve che si accumulano sui dannati e sui loro guardiani. John Dvorak, il più temuto, odiato, criticato e “flammato” giornalista “pro-Microsoft” e “anti-Apple” per definizione si è convertito! Non è stato neanche necessario che andasse a Damasco o che prendessero fuoco i biblici cespugli. Ha fatto tutto da solo, cominciando con un “Ve l’avevo detto io” neanche troppo gridato – l’uomo ha classe e i casi di conversione vengono dal profondo, non si urlano – quando Steve Jobs al Moscone Center ha detto: “Il nostro futuro sarà  Pentium”.

Adesso, Dvorak non solo ammette di amare (con un po’ di circospezione, ma si sa quando ci si è scottati anche l’acqua fredda fa paura) Apple. No, di più, attacca Microsoft.

L’inaudibile è accaduto con un piccolo articolo su Pc Magazine versione Usa. Lì Dvorak esprime il suo teorema, integralista come tutti i convertiti sanno essere: “Io non dico che Microsoft sia condannata come azienda, ma il suo regno come dominatrice dei sistemi operativi può finire molto velocemente se le cose vanno come mi sembra che stiano andando”.

E ancora, sul nome Vista di Windows: “Penso che la parola chiave [nel significato di Vista, NdR] sia “distante”. Uno sguardo distante. Forse l’azienda ha scelto in maniera subcosciente questo nome per indicare che lui, Vista stesso, è distante, lontano. In altre parole, è completamente diverso da quel che era stato originariamente promesso al pubblico”.

Ancora, Dvorak definisce Vista “Un nome da compagnia di carte di credito”, cioè: “Non adatto per un sistema operativo”, e poi ci va giù duro per spiegare come Microsoft abbia perso la palla: “Bill Gates ha sempre voluto che Microsoft diventasse l’Ibm della sua era, cosa che è successa in vari modi. Nel caso di Vista, Microsoft avrebbe adottato un vecchio trucco da Ibm per lo sviluppo dei prodotti: team paralleli che lavorano sulle stesse parti del progetto allo stesso tempo, con lo scopo di creare una falsa competizione interna. Se non c’è competizione al di fuori dell’azienda, cioè, adesso appare chiaro che Microsoft non è in grado di generare nessuna spinta interna per l’innovazione. Internet Explorer che langue fino a tempi recentissimi senza miglioramenti è un esempio perfetto”.

Ma non è ancora finita: Dvorak vede in Apple e in Google i due possibili avversari di Microsoft, oltre alla nascita di LAMP, cioè dell’insieme Linux, Apache, MySql e Php. Anche Java cospira contro Microsoft e solo la stupidità  degli attori (soprattutto l’ego smisurato di Apple e del suo patron, Steve Jobs) potrebbero impedire di portare a logico compimento quello che appare così chiaramente nelle premesse: la fine del monopolio di Microsoft.

Google potrebbe attaccare il settore degli Os – dopo aver azzerato (secondo Dvorak avverrà  a breve) America OnLine nel suo stesso territorio – presentando un GLinux. Ma soprattutto Apple, basata su x86, venderà  l’ira di dio di computer. Solo di portatili, dice Dvorak, ce ne sarà  da diventare il leader con l’85% del mercato.

Arriva a scrivere, Dvorak: “Quanto ancora potremo reggere di Steve Jobs? Vogliamo veramente sentirgli dire ‘ve l’avevo detto, io’? Se questo serve a smuovere il mondo del desktop computing, ebbene sì, possiamo, dico io. Penso proprio che ce la possiamo fare”.

La conversione è completa. Dopo il regno di mezzo, l’anarchia da quando il padre dei Mac Evangelist, Guy Kawasaki, ha mollato, finalmente arriva un nuovo profeta. Si chiama John Dvorak, e con i suoi articoli infiammerà  il mondo portando il verbo di Apple ovunque…