Wired identifica lo studente che ha trovato l’iPhone 4G

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Wired con una ricerca su Internet nel mondo dei social network individua lo studente che ha trovato l’iPhone di quarta generazione. Il suo avvocato: «Ha sbagliato a non cercare con maggior convinzione di restituire il telefono, ma Gizmodo lo aveva convinto che non ci fosse nulla di male nel mostrarlo alla stampa»

Bill Hogan, 21 anni, studente, abitante di Redwood City. Ecco l’identità della persona che ha trovato l’iPhone di quarta generazione e che l’ha venduto a Gizmodo. A togliere anche l’ultimo velo di mistero intorno ad una vicenda che sta riempiendo le pagine dei giornali americani e dei siti Internet internazionali è Wired, in un articolo pubblicato questa notte.

La testata giornalistica ha avuto la conferma sul nome seguendo le sue tracce su vari siti di social network e poi consultando l’avvocato, Jeffrey Bornstein, parte dello studio legale K & L Gates di San Francisco, che ha in carico la tutela legale del giovane, ottenendo anche alcune dichiarazioni che delineano un contorno in cui si potrebbe giungere ad un rimpallo di responsabilità tra Hogan e Gizmodo. «Il mio cliente – dice l’avvocato – si pente di non avere fatto più di quel che ha fatto per restituire il dispositivo. Il giornale in ogni caso ha cercato di convincerlo che non c’era nulla di male nel mostrare quel che aveva trovato alla stampa». In pratica, pare di capire, Hogan ammette di avere peccato di leggerezza, ma anche di essere stato spinto da Gizmodo all’operazione che ha dato visibilità al nuovo modello di telefono. Insomma il giornale avrebbe sfruttato la sua ingenuità e la non conoscenza del fatto che avere trovato qualche cosa, sapere a chi appartiene e non avere tentato di restituirlo usando un ragionevole sforzo, equivale ad un furto per la legge californiana.

Bornstein ha anche spiegato a Wired come sarebbero andati i fatti. Hogan era nella birreria quando un avventore gli avrebbe allungato il telefono chiedendogli se fosse suo e poi se ne sarebbe andato immediatamente. Il giovane ha poi lasciato il locale con il cellulare accorgendosi che si trattava di un iPhone di quarta generazione solo quando ha tolto la cover; a quel punto un amico gli avrebbe consigliato di provare a restituirlo ma il tentativo si sarebbe esaurito con una offerta da parte di un amico di chiamare Apple Care. È stato a quel punto, non si capisce se dopo avere davvero chiamato Apple Care oppure senza neppure avere fatto questo debolissimo tentativo di contattare Apple, che sono partite una serie di email a testate giornalistiche americane specializzate in tecnlogia alle quali sarebbe stato offerto di dare un’occhiata al nuovo iPhone in cambio di denaro; non sarebbe però stato lo stesso Hogan a scrivere ma qualche altra persona coinvolta nella vicenda. L’unica realtà che si è dimostrata interessata sarebbe stata Gizmodo che ha offerto 5000 dollari per quella che Hogan non intendeva, però, come una vendita del dispositivo, ma solo come ricompensa per una esclusiva fotografica e giornalistica. È stato in questo contesto, sostiene Bornstein, che il giovane sarebbe stato rassicurato sul fatto che non c’era nulla di sbagliato o di illegale in quel che stava facendo.

Hogan, descritto come un ragazzo impegnato nel volontariato e in diverse attività a sfondo sociale, per ora non è inquisito. Il procuratore di San Mateo, Stephen Wagstaffe, sta infatti ancora cercando di capire se ci sia stato un furto; ma nel caso si verificherà che sussiste un reato lo studente di cui ora si sono perse pubblicamente le tracce (ha anche cancellato un account su Facebook attivo fino alla scorsa settimana), sarà tra coloro che saranno chiamati a rispondere per dare la loro versione dei fatti. Per ora non si sa se anche Gizmodo, che ha comprato il telefono e che potenzialmente potrebbe essere accusato di ricettazione, finirà davanti al magistrato. La casa editrice Gawker Media che controlla la testata ha chiesto che sia applicata la legge che tutela la libertà di stampa, ma secondo diverse fonti questa richiesta potrebbe non essere accolta visto che nel caso specifico l’azione legale non concerne qualche cosa che ha a che fare cn la libertà di parola o con quel che Gizmodo ha presentato al mondo, ma solo di un reato compiuto acquistando merce rubata. In ogni caso in questo momento Wagstaffe ha congelato la posizione di Gizmodo, in attesa di avere un chiarimento in materia.