Xserve, a Virginia Tech fa un balzo nel futuro

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Apple installa Xserve non ancora rilasciati da 2.3 Ghz all’€™università  di Virginia Tech. Un balzo nel futuro delle macchine di rete?

‘€œBig Mac’€, il noto sistema di supercomputer dell’€™università  di Virginia Tech è stato riattivato usando macchine da 2.3 Ghz. La notizia, collocata in un articolo di C/Net che parla del nuovo possibile ranking dei supercomputer,è di grande interesse per gli utenti della piattaforma, visto che al momento la più veloce delle macchine di Cupertino nella fascia Xserve non supera i 2.0 Ghz.

Sia che ci si trovi di fronte a macchine attuali overcloccate direttamente dalla casa (come probabile), sia che si tratti di un modello creato appositamente, si è di fronte alla prova che Apple è in grado di infilare nello stretto case degli Xserve processori più veloci di quelli attuali. Chi dovesse, dunque, pensare che a breve possa arrivare sul mercato un nuovo modello di Xserve simile a quelli di Virginia Tech potrebbe non sbagliare, anche se ad onore del vero va tenuta in considerazione la particolare situazione logistica di Virginia Tech che ha 1100 macchine installate e un’€™assistenza diretta e costante da parte di Apple. Cupertino potrebbe avere fatto questa scelta proprio perché sicura di avere sotto controllo tutto il sistema che ruota intorno al supercomputer di Virginia Tech, compresi i sistemi di supporto e raffreddamento, cosa non possibile con le singole macchine vendute ai singoli clienti.

La notizia è interessante però anche per il mondo dei PowerMac G5. Le macchine desktop di fascio top sono solo di poco più veloci degli Xserve dell’€™università  americana ma hanno bisogno di un complesso (e costoso) sistema di raffreddamento a liquido per guadagnare appena 200 MHz. Non è da escludere che in un tempo breve, proprio sull’€™esperienza dei processori usati negli Xserve, Apple possa essere in grado di costruire nuove macchine ancora più veloci di quelle attuali, sempre sfruttando il sistema di raffreddamento e incrementare la velocità  del clock di quelle che ne sono prive.

Ma al di che cosa le macchine di Virginia Tech rappresentano per il futuro della piattaforma resta da sottolineare lo sforzo compiuto da Apple a beneficio dell’€™università  americana. In precedenza Cupertino aveva installato dei PowerMac da 2.0 Ghz, solo poco prima di rilasciare i nuovi Xserve, una mossa che aveva consigliato l’€™upgrading del sistema solo a poche settimane dal suo avvio. In questo caso, evidentemente, Apple non ha voluto correre questo rischio, ‘€œportando avanti’€ Virginia Tech rispetto al mercato di negozi e rivenditori.