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  1. #41
    Only Real Things!
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    Easy Rider, ....non solo da vedere...ma anche da ascoltare...OST stupenda!!!


    Milu a maggio..stupendo!!!

  2. #42
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    NEL mondo ma non DEL mondo
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    "Children of men" è un film-trauma, una visione apocalittica
    della realtà che per i pigri è "fantascienza"

    Venezia. Domenica scorsa, al festival di Venezia, è stato
    proiettato "Children of men", film del regista messicano
    Alfonso Cuarón, con il formidabile Clive Owen e il
    grandissimo Michael Caine.
    Il film è stato immediatamente, e pigramente, inserito nella
    categoria "fantascienza".
    Invece "Children of men", dall'omonimo romanzo di P.D.James
    (edito in Italia da Mondadori), parla di un mondo senza
    bambini, di immigrazione e crisi della civiltà, con le sue
    guerre intermittenti, in un 2027 che rinvia senza scampo al
    2006.
    Altro che fantascienza.
    Il film risponde a un'urgenza di parlare di temi che ci
    interrogano oggi con la data di domani.

    Nel 2027 di Cuarón nessuna donna riesce a rimanere incinta,
    e da ben diciotto anni.
    Nel mondo non si partorisce più, l'umanità piange davanti ai
    teleschermi la morte dell'idolatrato "uomo più giovane del
    mondo", il teenager "baby Diego Ricardo".
    Non ci viene detto, nel film, perché le donne hanno perso la
    capacità di dare la vita.
    Lo spettatore, lasciato solo, immagina le possibili cause
    dell'infertilità: stress, epidemie, cure invasive,
    alimentazione iperchimica, mutazioni genetiche, cultura.
    Stranamente, ma forse non casualmente, quella situazione non
    pare così irreale.
    Si avverte tutta la tristezza di un mondo che si è
    autoconsumato.
    Né pare irreale il discorso di un'ostetrica che ricorda con
    dolore composto come tutto è cominciato, con una serie di
    inspiegabili aborti spontanei nell'anno 2009. E forse l'idea
    di un'umanità senza bambini non sembra fantascientifica
    perché il discorso sul fare o non fare figli, sul come e
    quando farli, dubbi che si accompagnano a quelli sulla vita
    in sé e sui limiti della scienza, si pongono comunque, oggi,
    qualunque sia la posizione su fecondazione assistita,
    cellule staminali, clonazione terapeutica e aborto.
    Decidi quello che vuoi, sembra dire il film, di fermarti o
    di procedere lungo questa strada, purché tu ti sia posto il
    problema di dove stai andando.

    Ubris, immigrazione e kit per eutanasia
    Non c'è un solo modo per parlare di quello che siamo oggi
    rispetto alla vita e alla sua fine presunta, alla scienza e
    all'etica, al mito del multiculturalismo e al mondo insicuro
    che, dall'11 settembre 2001, nega e rivive la paura a ogni
    scoppio di bomba nelle città-cuccia diventate terreno di
    morte.
    Il film di Cuarón è riuscito a parlarne in un modo che
    sconcerta, al di sopra della battaglia al dettaglio sui
    singoli temi: ricerca scientifica, sacralità della vita,
    immigrazione, diritti umani e guerra globale.
    "Children of men" si limita infatti a inventare e descrivere
    un mondo che soltanto per un escamotage stilistico è datato
    2027, e lo fa con precisione e misura, senza morali e senza
    buonismi, lasciando spazio al tragico inteso in senso
    classico, il dolore dell'uomo di fronte alle conseguenze
    della sua ubris, la "tracotanza" che lo porta al superamento
    dei propri limiti.
    Non c'è Dio e non c'è la scienza, sullo schermo.
    Fede e scienza restano un passo indietro rispetto a
    quell'umanità sola con le sue domande, disillusa al punto da
    non aspettarsi più niente, impegnata in guerre intermittenti
    per parole d'ordine confuse.
    Il tragico, l'indecidibile. Le domande eluse (almeno nella
    realtà traslata di Cuarón) tornano all'umanità con il loro
    carico di dolore consapevole, tanto che i cartelloni
    pubblicitari sparano ovunque il nome del "miracoloso"
    medicinale "Quietus", kit per eutanasia fai da te: decidi tu
    quando e come abbandonare quel mondo di vecchi, quei
    gruppuscoli di resistenti a non si sa più che cosa, tanto si
    sono confusi nella mente umana gli obiettivi, i doveri, i
    diritti e i desideri, l'ideologia e l'altruismo, e tanto si
    è abbassata la creatività e la voglia di vivere.
    Chissà se l'uomo si è chiesto dove stesse andando, a un
    certo punto della sua corsa verso il 2027.

    Certo sembra essersi appena risvegliato da un periodo di
    incoscienza iperattiva.
    Il macabro "Quietus", legalizzato, a differenza delle droghe
    leggere, diventa la via più veloce per abbandonare quella
    Londra sventrata dalle bombe, dove nessuno capisce davvero
    contro chi combatte e nessuno se lo è chiesto (perché non
    voleva vedere nemici attorno a sé? perché era più comodo
    seguire il flusso?) e dove un disco sull'autobus ripete "non
    denunciare un immigrato è reato".
    Ma non c'è spazio per ritornelli ipocriti alla "noi siamo i
    bianchi cattivi, viva il terzo mondo, isola felice senza
    consumismo".
    Vediamo i profughi incarcerati, ma anche la violenza
    abissale di una manifestazione di fondamentalisti, con mitra
    puntato al grido di "Allah u akbar".
    Quando compare l'unica donna incinta, la prima dopo 18 anni,
    l'umanità non sa se sentirsi sollevata o minacciata, tanto
    che la ragazza deve scappare alla ricerca della nave
    "Domani", che emerge dalla nebbia del mare.

    "Questo film parla delle civiltà che stiamo distruggendo
    ogni giorno nei valori e nella vita collettiva", ha detto
    Cuarón, sottolineando che la sua, appunto, non è
    fantascienza ma "visione realistica del presente".
    Nessuno lo vuole un presente così, e quindi ben venga,
    finalmente, un film che ci costringe a pensarlo.

  3. #43
    FabrizioDeAndré passwordlost avatar
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    ma ti è piaciuto così tanto da essere il tuo film preferito walterx?
    mi stai mettendo curiosità su sto film..

  4. #44
    Delirio da Mac Geral avatar
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    Il mio film preferito è Magnificat di Pupi Avati, e sarei curioso di sapere se qualcuno fra voi l'ha visto.

  5. #45
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    Citazione Originale inviato da Geral
    Il mio film preferito è Magnificat di Pupi Avati, e sarei curioso di sapere se qualcuno fra voi l'ha visto.
    Interessante... e sai perchè?! Perchè io non l'ho visto ma adoro Avati: dalla casa dalle finestre che ridono fino al bellissimo regalo di Natale... e dunque, se mi dici che questo è addirittura il tuo film preferito... bhé: me lo guardo appena posso!

  6. #46
    Delirio da Mac Geral avatar
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    Citazione Originale inviato da GiG
    Interessante... e sai perchè?! Perchè io non l'ho visto ma adoro Avati: dalla casa dalle finestre che ridono fino al bellissimo regalo di Natale... e dunque, se mi dici che questo è addirittura il tuo film preferito... bhé: me lo guardo appena posso!
    Dato che sono abbastanza eccentrico come gusti (dal cibo ai film, passando per la musica e le letture) non garantisco l'apprezzamento finale.

    In ogni caso ti avverto che, a meno che non lavori nel campo della cinematografia, il film è reperibile solo in VHS, non ne hanno mai fatto una versione in DVD che io sappia, e la copia che ho io l'ho reperita su ebay pagandola uno sproposito per un film usato ex noleggio (comunque tenuto perfettamente: mi sa che non l'hanno noleggiato granché...).

    Ti consiglio quindi la via di ebay ovvero di qualche videonoleggio che venda i suoi VHS più vecchi

    In bocca al lupo!!!

  7. #47
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    Io avrei voluto tanto vederlo quando uscì al cinema.

  8. #48
    Esperto ducciog avatar
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    Quelli di oggi:
    - Apocalipse now
    - Il dottor Stranamore
    - Videodrome
    - Land of plenty
    - 2001 Odissea nello spazio
    - Blow Up
    - 8 1/2
    - Fanny e Alexander

  9. #49
    Esperto ducciog avatar
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    Ah, aggiungo una passione insana e immarcescibile per tre film diversissimi tra loro:
    - I duellanti
    - The Blues Brothers
    - The matrix

  10. #50
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    Un delizioso film visto da poco, ma uscito un paio di anni fa, è "Dillo con parole mie" di Daniele Luchetti. Direi che è diventato il mio modello di commedia leggera senza peli sulla lingua, ma senza scadere nella volgarità

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