Discussione: E poi?…
- 25-08-08, 13:39 #1Novizio
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E poi?…
Vorrei il parere di altre persone su alcune riflessioni che mi ritrovo a fare.
Per quanto bello e findervestito MacOSX è un sistema UNIX ( Circa 40 anni di età) con un'interfaccia grafica molto valida(20 anni di età all'ingrosso). Si tratta di un sistema facile da usare per l'utente comune, robusto e sicuro. Sposato al cellulare ha dato vita all'Iphone che, dapprima , mi sembrava solo un gadget tecnologico e che ,ora, promette di essere un qualcosa di veramente valido.
Le fondamenta però sono sempre quelle.
Non recrimino sull'affermazione della tecnologia NextStep su OS più o meno classic ma m'interrogo su quale potrà essere il nuovo paradigma , il nuovo sasso concettuale che smuoverà le acque dell'informatica. Qual è il quantum leap dietro l'angolo?
Grazie per i vostri pareri
- 25-08-08, 15:16 #2
Se lo sapessi starei già negli states a crearmi una nuova azienda :-P
Scherzo ... l'evoluzione più probabile c'è la forse tra le mani.
- 25-08-08, 21:48 #3Il forum è la mia casa
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quello che penso lo ho espresso più volte in passato sul forum.
In breve: un cambio netto di paradigma oggi è inconcepibile per diversi motivi, primo tra i quali l'inerzia di miliardi di utenti formati con le concezioni attuali, che tutto sommato funzionano.
Detto questo, è palese che quello che era valido alla fine degli anni 60 (perché è allora che vanno ricercati i fondamenti della GUI che usiamo tutto il giorno, mouse e finestre compresi), lo è molto meno oggi, disponendo di milioni di colori, di schermi enormemente più grandi, di dischi infinitamente più capienti, di potenza di calcolo in gran parte inutilizzata, di memoria a bassissimo prezzo, di calcolatori perennemente connessi eccetera. Tutte condizioni che non erano tali quando sono state poste le basi della attuale informatica personale.
Credo che ci siano più punti di vista da prendere in considerazione: da un lato il cloud computing e la pervasività delle connessioni, potrebbero, in un arco di tempo non breve, far diventare il sistema operativo una commodity, nel senso che il suo unico uso potrebbe essere quello di far girare un browser standard, e poi tutte le applicazioni girerebbero a loro volta nel browser stesso.
Ci sono ampi segnali in questo senso, e si evidenziano negli enormi investimenti dei più importanti protagonisti (ibm, google ma anche la stessa MS e persino adobe): le google apps, le applicazioni ajax per iphone, gli storage online eccetera.
Del resto, sempre in questo senso, il sistema operativo è sempre più irrilevante: gli unici attori sono rimasti unix e windows. Lo stesso osx, per quanto personalizzato e customizzato è mach + bsd, è di fatto uno unix, e le versioni attuali di windows sono parenti strette di NT, che a sia volta deriva in maniera importante da VMS, che di unix era uno dei concorrenti...
Quindi, in parole povere, la nostra intera struttura informativa mondiale si basa su due OS che hanno radici poste venti o trenta anni orsono, il che è paradossale, considerando che l'IT è forse la materia con più alto tasso di novità.
Peraltro, a pensarci bene, chi può oggi avere interesse nello sviluppare un nuovo sistema operativo? La storia dimostra come siano necessari almeno 10 anni e milioni di dollari di investimenti per renderlo maturo. Chi può permetterselo? E soprattutto perché farlo, visto che i tre presenti sul mercato (windows, osx, linux) soddisfano tutte le esigenze e oltretutto uno di loro è gratuito? L'ultimo a provare la follia è stato Gasee con BeOS e sappiamo come è finita...
Per quanto riguarda l'uso quotidiano e l'innovazione della interazione tramite interfaccia, ritengo che sano due le possibili evoluzioni: la indicizzazione dei contenuti del nostro hard disk e la trasparenza delle reti.
Nel primo caso, apple credo abbia colto (come spesso le capita) una idea che era nell'aria fin dai tempi proprio di beos, e che anche MS voleva sviluppare con il famigerato filesystem su database (uno dei progetti che ha tanto fatto ritardare vista e che è stato cassato).
Apple, dicevo, ha colto il senso della proposta e credo che abbia iniziato la lenta abolizione (o perlomeno mutazione) della metafora della scrivania: oggi gli hard disc sono troppo grandi e le fonti digitali sono troppe (foto, musica, filmati, mail ecc) e non riusciamo più a tenere sotto controllo la mole di informazioni con la semplice organizzazione manuale in cartelle; deve essere il computer stesso ad organizzare i nostri contenuti, a farceli trovare e a presentarli in maniera adeguata. Tutto questo viene svolto grazie ai metadati, e ne abbiamo ampio esempio nelle smart folder, in itunes, in iphoto eccetera.
Nel momento in cui il nostro intervento manuale, il nostro organizzare in cartelle, sottocartelle, con nomi adeguati eccetera diventa inutile, ecco che lo stesso concetto di esposizione in cartelle di un filesystem gerarchico si rivela obsoleto.
Ci vorrà tempo, ma credo che la strada sia stata imboccata.
Per quanto riguarda la trasparenza delle reti, la faccenda è più nebulosa. Il tentativo più violento ad oggi è stato quello ormai vecchio di diversi anni di Explorer, che permette di navigare le risorse del computer locale ma anche quelle remote (in realtà uno è appunto explorer e l'altro iexplore, ma per l'utente il mezzo è il medesimo), siano essi dischi, siti web, ftp eccetera.
Lo stesso è stato tentato da KDE con konqueror, che integra praticamente qualsiasi protocollo di rete.
Credo però che questo sia solo uno stadio superficiale: la vera strada è quella finora solo accennata da un precursore come plan 9, che, ricordiamolo, era nato ed era stato sviluppato per diventare il successore di unix), per il quale il sistema stesso permette il computing distribuito. Le ultime notizie ci dicono che MS voglia fare qualcosa di simile con la prossima versione di windows.
Staremo a vedere, certo è che la fase pionieristica dell'informatica è abbondantemente passata; oggi l'informatica è un business colossale, con soggetti ben radicati e mercati funzionanti, e di conseguenza è impensabile credere che sia possibile assistere a innovazioni repentine e a cambi di rotta improvvisi. L'unica cosa di cui possiamo essere certi è che i mutamenti saranno lenti e cauti.
- 25-08-08, 22:02 #4
il Quantum leap lo stabiliamo noi, popolo informatico. Più siamo aperti alla innovazione, più aziende cercheranno di stravolgere le regole e le loro basi. Più siamo fermi nelle nostre posizioni e nel nostro modo di concepire l'informatica, più le aziende proporranno dei surrogati. Senza gli utenti che hanno sostenuto Apple nei tempi grigi, non ci sarebbe stato nemmeno OSX, ma ci si sarebbe fermati al vecchio OS9.
Prendi l'iphone per esempio, interfaccia utente completamente nuova, un nuovo modo di concepire il telefono, l'ipod e la portabilità in generale, e gli utenti si lamentano di cazzate come l'assenza degli MMS...se l'iPhone sarà un successo mondiale, altre aziende saranno incentivate a proporre cose nuove, alcune a copiare meramente, altre ad innovare e per noi ci sarà da divertirsi.
Il mercato alla fine lo facciamo noi volenti o nolenti.
- 25-08-08, 23:15 #5Novizio
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Grazie per la concisa esaustività del tuo post
- 25-08-08, 23:16 #6Novizio
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Ops…:-)
Era per mc100
- 25-08-08, 23:27 #7Novizio
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Per Yanluk
Sottoscrivo l'ultima parte del post di MC100: le aziende innovano coi piedi di piombo.
- 26-08-08, 01:13 #8
Sto lavorando ad una applicazione di dimensioni medio piccole scritta in Java. A parte pochi dettagli, la scelta del sistema operativo è sostanzialmente ininfluente. Quindici anni fa, non ci avrei mai creduto!
Non sono del tutto d'accordo se si parla di informatica in generale (mentre nei sistemi, diciamo così "desktop", hai ovviamente ragione), perché ormai attorno a noi ci sono centinaia di microcontrollori che in qualche caso fanno girare dei piccoli (o meno piccoli) sistemi operativi, a volte anche real time o mission critical, basta pensare a quanti microcontrollori ci sono in un'automobile.
Il parlare di questo non è del tutto fuori luogo a mio avviso, perché si tende a far comunicare sempre di più le cose e sempre più spesso dei microcontrollori si trovano a dialogare con calcolatori più potenti.
E' ovvio che in questo panorama, l'importanza del sistema operativo viene pesantemente ridimensionata, mentre i protocolli di comunicazione (diciamo così le interfacce) assumono importanza sempre maggiore.
Sono totalmente d'accordo. Per quanto riguarda il fatto che un sistema gerarchico funzioni ormai male per organizzare i file, la prova è che le funzioni di ricerca alla Spotlight assumono un'importanza crescente nella strategia e nel marketing per esempio di Apple e di Microsoft. Sta, in altre parole, avvenendo una piccola rivoluzione, pari a quella che Google ha condotto negli ultimi dieci anni. Questo filmato (che ho proposto qui nel forum in svariate occasioni) è molto interessante a questo proposito:
http://www.youtube.com/watch?v=-4CV05HyAbM
La classificazione gerarchica non è pratica quando le categorie sono semplicemente troppe (come qui nel forum
) e difatti la gente cerca su Internet con Google, e non scartabellando le directory virtuali gerarchiche di siti, che erano apparse negli anni novanta del secolo scorso. Ciò non vuol però dire che Google sia la perfezione, e difatti non è sempre semplicissimo trovare le pagine che cerchiamo, ma solo che alcuni concetti che andavano bene nel 1975, e nel 1995 non è detto che saranno altrettanto pratici da utilizzare nel 2015.
Come dicevo sopra, condivido pienamente quanto dici.
Mooolto cauti, di sicuro, se non altro perché cambiare costa caro anche al cliente! Però, non è detto che non ci siano delle piccole idee geniali che possono migliorare la vita. Per esempio, io adoro Exposé, che pure è una tecnica ben più banale da implementare, per esempio di Spotlight.
- 26-08-08, 01:54 #9
Bel thread... davvero molto interessante. Le riflessioni postate da mc100 penso che rispecchino il futuro evolutivo dell'informatica, anche se, a mio avviso, per quanto riguarda il cloud computing, bisogna tenere conto di una "variabile" infrastrutturale non indifferente: la capacità delle reti ( fisiche ) future di trasmettere quantità di dati sempre maggiori e gestire connessioni sempre crescenti. Sinceramente penso che ciò possa rappresentare un limite alla diffusione di un modello di elaborazione "networkcentrico", per diverse ragioni, soprattutto di carattere economico ( a livello di investimenti in infrastrutture e tecnologie di rete ).
- 26-08-08, 02:58 #10
Facciamo due conti a spanne.
Da un punto di vista prettamente fisico, in una fibra ottica classica in silice ci sono la seconda e la terza finestra di lunghezze d'onda (1300 nm e 1550 nm), che hanno entrambe una larghezza di banda superiore a 10 THz. Il limite teorico che si può ottenere è dalle parti di 20 Tb/s, prendendo una finestra alla volta, raddoppia prendendole entrambe e quasi quadruplica con fibre che non abbiano il picco di assorbimento OH a 1400 nm, come le AllWave. Questo ovviamente da un punto di vista della banda occupata, in realtà, un grave fattore limitante è rappresentato dalla dispersione cromatica e di polarizzazione che possono essere in parte controllate o sfruttate per idee simpatiche come i solitoni.
In un futuro lontano, si possono immaginare fibre non più basate sulla silice, ma su vetri fosfati e fluorati, con migliori proprietà di trasparenza oltre ai 1700 nm e bande passanti ancora superiori. Bisognerà vedere quanto ci vorrà per avere tecnologie adatte a fabbricarle e sfruttarle come si deve.
Non ho a quest'ora i miei appunti sottomano, ma mi pare che la barriera di 1Tb/s (un terabit al secondo) sia stata superata già da diversi anni in prove di laboratorio, con sistemi a multiplazione in lunghezza d'onda, che è del resto la tecnica già adottata nelle backbone attuali.
Riassumendo per chi non fosse un tecnico, allo stato dell'arte attuale delle telecomunicazioni ottiche a grande velocità, esistono tecniche che sono ben al di là delle esigenze di mercato attuali. La sovrastima paurosa del mercato, oltre a degli investitori scriteriati sono stati probabilmente dei fattori che hanno portato all'esplosione della bolla telecom di qualche anno fa. Ciò è stato una catastrofe per molte aziende o laboratori del settore che si sono visti costretti a disperdere in poco tempo dei gruppi di ricerca e delle conoscenze accumulate in decenni. Penso che per almeno dieci anni (e forse anche di più), c'è spazio per veder crescere la velocità delle reti al ritmo a cui abbiamo assistito dagli anni 70. Tutto dipenderà più dal mercato che da tecnologie rivoluzionarie.



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