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Discussione: Addio Syd...

  1. #1
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    Addio Syd...

    Oggi 11 Luglio ci lascia Syd Barrett

    _______________________________________________________

    Gli inizi

    Il primo approccio alla musica Syd lo ebbe a 14 anni quando convinse la madre a comprargli una chitarra che cominciò ad usare in maniera ossessiva passando giornate intere a suonarla. Il soprannome di Barrett deriva da un locale jazz che frequentava in gioventù dove c'era un suo omonimo anziano di nome Sid Barrett, quindi gli altri frequentatori del locale cominciarono a chiamare entrambi Sid trasformando la "i" in "y" nel caso di Roger per distinguerli.
    Syd rimase sempre legato al jazz e al blues, infatti a inizio carriera il repertorio della band era formato da pezzi blues riarrangiati e resi irriconoscibili da lunghe improvvisazioni di cui Barrett era specialista e non ebbe molta difficoltà nel scegliere il nome della band ispirandosi ai suoi due bluesman preferiti Pink Anderson e Floyd Council. I Pink Floyd cominciarono a percorrere una strada in salita soprattutto dopo l'uscita del singolo Arnold Layne che ebbe un enorme successo anche se alcune radio si rifiutarono di trasmetterlo per il testo, il cui protagonista aveva come caratteristica l'hobby di collezionare vestiti da donna, tema non di certo usuale negli anni 60. Il locale che portò la band al successo fu l'UFO, dove i Pink Floyd riuscivano evidentemente a esprimersi al meglio; fu proprio lì che cominciarono a sperimentare il "Light Show" che divenne parte fondamentale dei propri live, facendo da perfetta cornice alla loro musica. Con un ritmo frenetico, mentre lavoravano al primo album, uscì il secondo singolo See Emily Play che superò come successo il singolo precedente.

    L'avventura coi Pink Floyd, il lavoro solista e il declino

    Nel 1967 finalmente uscì il primo album The Piper At The Gates Of Dawn che portò la band al vertice della psichedelia non avendo pari nel genere. Syd era chiaramente il leader e anima unica dei Pink Floyd essendo tutti i brani suoi a parte qualche eccezione, ed essendo lui con il suo genio a ipnotizzare il pubblico con effetti "psichedelici", ecco cosa diceva di lui Pete Brown: "Syd Barrett faceva un incredibile lavoro sul palco. Era estremamente poetico, e potevi quasi dire che prendeva vita in quegli spettacoli di luce, "light shows": una creatura dell'immaginazione. I suoi movimenti parevano orchestrati per armonizzarsi con le luci, e sembrava un'estensione naturale, l'elemento umano, di quelle immagini liquide." . Il successo tuttavia non fece bene a Barrett, il quale iniziò ad assumere massicciamente LSD, rendendogli sempre più problematico suonare nei live; fu proprio per questo che gli altri membri dei Pink Floyd chiamarono a supporto David Gilmour, pronto a subentrare quando Syd apparve non più in grado di suonare. Gilmour ha comunque dichiarato in una intervista che i problemi mentali di Syd non sarebbero stati dovuti unicamente all'LSD, e che la droga avrebbe solo avuto l'effetto di accelerarne la comparsa.
    Successivamente, per rafforzare il successo della prima raccolta, fu pubblicato un singolo con un altro brano di Barrett, "Apples and Oranges", che non compariva in "Piper". Un ulteriore singolo "Scream thy last scream", sempre di Barrett, già completato, fu giudicato eccessivamente bizzarro dalla casa discografica, che rinunciò alla pubblicazione. Analoga sorte toccò a "Vegetable Man".
    Nel successivo A Saucerful Of Secrets (1968) Barrett era ormai diventato l'ombra di sé stesso e l'unica sua canzone nell'album era "Jugband Blues" che dava molto l'aria di un imminente addio. Di lì a poco Syd lasciò i suoi compagni definitivamente, e dopo un periodo di smarrimento in cui si pensò allo scioglimento, avendo perso l'anima del gruppo, si decise di andare avanti con Gilmour. Senza Syd, i Pink Floyd cominciarono a cambiare album dopo album anche il loro stile, divenendo più melodici e orientandosi sempre più verso il progressive rock. Successivamente uscirono due lavori solisti di Barrett, entrambi nel 1970, intitolati The Madcap Laughs e Barrett, con il supporto e l'aiuto di alcuni dei membri della sua vecchia band; tuttavia incidere con Barrett era divenuto ormai troppo complicato poiché durante le canzoni egli tendeva a cambiare ritmo di continuo e cominciava a balbettare. Si decise così di pubblicare il solo materiale di qualità accettabile che si riuscì ad incidere.

    Wish you were here

    Nel 1975 i Pink Floyd dedicarono a Barrett l'album Wish You Were Here, dove ricordavano il loro compagno di band che aveva lasciato nei loro animi un vuoto non colmato.
    Durante il periodo di produzione di Wish You Were Here, per l'esattezza nella fase di presentazione dell'album ad amici e parenti, negli studi storici di Abbey Road, si presentò uno strano personaggio, completamente calvo, grasso, e con le sopracciglia rasate, con in mano una busta della spesa, che si aggirava tra i presenti completamente allibiti. Il primo a riconoscere Syd Barrett in quella figura ormai deturpata dagli abusi della gioventù fu, per ironia della sorte, proprio il suo più caro amico tra i componenti dei Floyd, nonché l'elemento che di Barrett aveva preso il posto, ossia Dave Gilmour, il quale lo invitò in regia ad ascoltare il prodotto della sua assenza. Dopo aver ascoltato i brani, Barrett disse sorridente: "mi sembra un po' datato, che ne dite?", e uscì così come era arrivato, lasciando Gilmour e compagni inebetiti e con le lacrime agli occhi.

    Tempi recenti

    Di Syd Barrett da allora si persero apparentemente le tracce. In realtà, di lì a poco tornò a vivere nella casa natale di Cambridge, assieme alla madre. Il materiale per il suo terzo lavoro musicale mai uscito, insieme ad altro materiale scartato ed ad alcuni bootlegs, è stato pubblicato nel 1988 col titolo Opel.
    Ora l'ex leader dei Pink Floyd si fa chiamare semplicemente Roger e continua a vivere a Cambridge, ormai da qualche anno da solo, in seguito alla morte della madre, isolato da tutto quello che gli può in qualche maniera ricordare il passato. Coltiva la sua passione per la pittura, dipingendo secondo uno stile prevalentemente astratto, mentre pare aver abbandonato qualsiasi interesse per la musica.
    Nel 2005, durante il Live 8 che ha visto i Pink Floyd riunirsi eccezionalmente per quella particolare occasione, Roger Waters ha ricordato l'ex compagno di band Barrett, dedicandogli l'esecuzione di Wish You Were Here:

    «"Anyway, we're doing this for everyone who's not here, particularly, of course for Syd." ("Comunque, noi stiamo facendo ciò per tutti coloro che non sono qua, in particolare per Syd.")»


    Muore a Londra l'11 luglio 2006 a 60 anni

    Fonte: Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Syd_Barrett

  2. #2
    Chromosome Damage
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    La data ufficiale della morte è il 7 luglio 2006, una data emblematica, meno che perfetta... Comunque, questa è l'analisi di Syd Barrett da parte di Piero Scaruffi; grazie a lui ho iniziato ad ascoltare il Diamante Pazzo:

    "Una delle menti più fulgide e geniali della storia della musica rock, e uno dei suoi miti più grandi, Roger "Syd" Barrett fu l'anima eccentrica e idealista dei Pink Floyd. Purtroppo la sua personalità di sognatore lo portò a far uso (e abuso) di stupefacenti al punto da non essere più utile al gruppo che aveva contribuito a creare. Purtroppo (causa o meno quelle droghe) la salute mentale lo abbandonerà del tutto e lo costringerà a uno dei ritiri più clamorosi e dolorosi di sempre. Nonostante l'assenza dalle scene, i suoi due dischi eserciteranno un'influenza colossale sulle generazioni future di singer-songwriter, definendo una volta per tutte la relazione fra l'"eccentrico" e il "privato" in musica.

    Nato a Cambridge nel 1946, dove studiò pittura insieme con Gilmour, Syd Barrett era l'eccentrico e il drogato dei Pink Floyd. Era ridotto in uno stato di semi-catalessi permanente fin dalla fine del 1967, e non si sarebbe ripreso mai più. Se all'inizio la sua personalità era stata trainante all'interno del gruppo, dopo il primo album la sregolatezza lo emarginò progressivamente dagli studi di registrazione, finche' Gilmour venne chiamato a sostituirlo.

    I Pink Floyd furono l'epitome del rock psichedelico che emerse nel 1967 in Gran Bretagna dalle ceneri dell'acid-rock di San Francisco. L'opera dei Pink Floyd fu fondamentale per conferire al genere una struttura unitaria. I loro primi album, infatti, fusero i tre filoni Americani della psichedelia: quello melodico (la canzone "eccentrica" alla White Rabbit dei Jefferson Airplane), quello improvvisato (la jam alla Velvet Underground) e quello astratto (il "freak-out" alla Red Crayola). In tal modo i Pink Floyd del 1967-69 coniarono il canone del rock psichedelico a cui si sarebbero ispirati le successive generazioni.

    Nel bene e nel male i Pink Floyd capirono anche i limiti e le implicazioni del genere e continuarono a re-inventarsi, trasformando poco a poco il rock psichedelico (nato per gli hippies banditi dall'Establishment) in un genere per meditazione e relax (a beneficio degli yuppies perfettamente integrati nell'Establishment). Nel proseguio della loro carriera i Pink Floyd non esitarono a cambiare il sound psichedelico da sound aspro e cacofonico a sound levigato e vellutato. In tal modo i Pink Floyd elevarono il sound psichedelico a koinè universale, a prescindere dalle istanze e velleità di questo o quel pubblico, un po' come negli stessi anni il jazz-rock stava "vendendo" l'angoscia del popolo Afro-americano al pubblico dei qualunquisti bianchi.

    I Pink Floyd si formarono a Londra nel 1966 per opera di due gruppi di studenti, uno di liceali di Cambridge e uno di architetti di Londra. Al primo appartenevano Syd Barrett e David Gilmour, entrambi cantanti e chitarristi, che dal 1964 si esibivano a tempo perso come duo folk; mentre il secondo era composto da Nick Mason (percussionista) e da Richard Wright (tastierista). Da tramite fra i due gruppi fece Roger Waters (basso e canto) che aveva studiato tanto a Cambridge quanto a Londra. Dopo aver formato nel 1965 diversi complessi beat con Mason e Wright, nel 1966 Waters chiamò a sè anche Barrett.

    Barrett era una mente avvezza ad ogni esperienza: era passato dalla pittura al misticismo orientale, e dalla chimica alla musica. Quando decise di metter mano alle note, lo fece per distorcere il blues-rock dei soci sulle illuminazioni della sua fantasia lisergica. Il quartetto, soprannominato Pink Floyd in onore a due misconosciuti bluesman americani, prese ad esibirsi regolarmente nei locali underground, dal Marquee alla Roundhouse, manifestando grande interesse per gli effetti elettronici e i "light show" (furono i primi a usarli in Britain). Parteciparono a diverse manifestazioni alternative, segnalandosi per le lunghe jam di blues-rock elettronico, finche' divennero l'attrazione fissa del neonato UFO, e di conseguenza uno dei punti di riferimento leggendari dell'underground londinese.

    Barrett a quei tempi era forse la personalità più forte del gruppo, benche' fosse anche il più giovane. Componeva gran parte delle musiche e tutti i testi; suonava la chitarra alternando fraseggi tonali a sbandate dissonanti.

    I 45 giri dei primi due anni (1967 e 1968) sono profondamente segnati dal suo ego caustico e stralunato, riconoscibile nel gusto per gli effetti di disturbo, nella propensione per l'aforisma arguto, nella morale sempre acida dei suoi versi. Aprirono la strada Arnold Layne, la storia di un adolescente perverso che si avvale delle tipiche progressioni melodiche della psichedelia (canto malizioso, tastiere spaziali, chitarra singhiozzante; cadenza marziale, impennata epica e sballo dilatato) e il suo retro, Candy And A Current Bun, con un anomalo contrasto di voci, quella narrante, viscida e cattiva, e l'urlo sinistro che l'accompagna in sottofondo, con una corsa collettiva che anticipa le fughe cosmiche e con finale rumoristico. Il dato saliente di queste prime ingenue prove consiste nello stravolgimento di convenzioni radicate sull'impiego di strumenti, voci e studio di registrazione: l'estetica dei generi (folk? blues? jazz? classico?) perde di senso nel bailamme generale; le armonie vocali rimandano vagamente al folk-rock, al surf e al beat, ma sono piegate a fini surreali o gotici; gli effetti sonori non sono più semplici riempitivi.

    See Emily Play approfondì la ricerca soprattutto per quel che concerne i tuffi e i voli variopinti delle tastiere, le distorsioni isteriche della chitarra, e l'amalgama armonico: la melodia passa in second'ordine, retaggio beat sommerso da un arrangiamento traboccante di trovate (l'organetto di strada lanciato a velocità supersonica, le dissonanze e i riverberi insistiti delle chitarre, i ritmi vaudeville). Scarecrow, il retro, è uno scherzo dadaista, un ritornello afono. In Apple And Oranges, il terzo manifesto, una chitarra stridente, un ritmo di sonagli e un coro del Dopolavoro immettono in una sequenza di falsetto cosmico su organi da chiesa.

    Gli altri 45 giri, che non portano più la firma di Barrett, rivelano la crescente importanza delle tastiere rispetto al canto e alla chitarra e manifestano un ritorno, sia pur più raffinato, alla melodica beat. Julia Dream, in particolare, è firmata da Waters, il primo acquarello tenero, vellutato e commosso, del nuovo leader emergente: una ballata rinascimentale per chitarra acustica e fischio di mellotron, adattata al trip lisergico, che rimarrà forse il suo capolavoro. Altre canzoni provano i debiti verso il vaudeville dei Kinks (It Would Be So Nice) e verso gli arrangiamenti di Sgt.Pepper (Paint Box).

    Il trucco è sempre lo stesso: perturbare una melodia innocua in crescendo con sostanze allucinogene. Questi embrioni evanescenti degli incendi cosmici a venire, arabeschi cromatici per l'affresco del sabba universale, esplorano ancora il lato oscuro della musica tonale, senza osare avventurarsi nei grandi spazi aperti della psichedelia astratta.

    I singoli verranno raccolti su Relics (Harvest, 1971), che contiene anche la versione in studio di Careful with that Axe Eugene.

    Il primo long-playing, The Piper At The Gates Of Dawn (Tower, 1967), uscito nell'estate del 1967, ebbe un impatto colossale sulla scena musicale britannica. In questo album era riassunta una nuova grammatica musicale, un nuovo modo di intendere la musica per i giovani.
    L'album è ancora dominato dalla personalità genialoide di Barrett, favolista sopraffino e intrepido navigatore delle stelle, voce paradisiaca e chitarra demoniaca. Il segnale radio intermittente di Astronomy Domine è la più grande invenzione del rock inglese di quegli anni: l'estasi in crescendo, l'intermezzo di sibili e quel pulsare agghiacciante di chitarre, quella voce deformata dalle distanze astronomiche, sono il manifesto di una palese estensione dell'accezione corrente di psichedelia: l'espansione e la liberazione hanno come limite il cielo, e oltre quel limite corre Barrett. Wright, con le sue note lunghissime, e soprattutto Mason, tempestoso e titanico, inventano un nuovo stile di accompagnamento.
    Metà del disco è occupata da brevi canzoni surreali, emancipate dal piglio lisergico di See Emily Play, nelle quali convivono lirismo eccentrico e space-rock strumentale. Sono altre miniature di fantasia e di sintesi armonica, zeppe di gaffe sonore e di testi arcani. Sono sempre le chitarre a creare atmosfere di panico, come in Lucifer Sam, un incrocio fra la colonna sonora di un thriller, una danza pellerossa e un esorcismo di magia nera.
    La ballata è un'altra delle forme usate con effetti stranianti: Matilda Mother, marziale e fatalistica, si libra in un ritornello celestiale e The Gnome, uno dei suoi ritornelli più orecchiabili, è una fiaba classicheggiante.
    L'aspetto più serio della psichedelia "Barrettiana" è documentato invece da Chapter 24, che adatta il raga-rock agli arrangiamenti "cosmici" (gag multiformi, suspence, organi dilatati), e da Power R Toc H, il sabbah che annuncia la calda vena strumentale del complesso (la tradizione classica del pianoforte stuprata dalle urla di guerra di un branco di lisergici pellerossa, le improvvise accelerazioni di tempo, le aperture celestiali d'organo, il sottobosco stregato di rumori).
    Infine il vaudeville è l'ispirazione di Flaming (un collage di effetti sonori) e The Bike, lo sketch più surreale, uno scherzo ubriaco di rumoristica casuale (sirene, orologi a cucu, campanelli, grancasse, catene arrugginite, versi di animali), a svelare la folle goliardia di Barrett.
    Introdotta da uno dei riff chitarristici più terrificant della storia del rock, Interstellar Overdrive (il lungo brano strumentale) è il capolavoro all'interno del capolavoro. Sintesi subliminale di santoni indiani e di sacerdoti dell' acido, di flusso di coscienza "Joyce-iano" e di fantascienza, di surrealismo e di psicanalisi freudiana, la suite è un camaleontico delirio in cui il Barrett più violento abbandona la figura del menestrello dissonante (variazione psichedelica del folk-singer), del giullare metafisico, del guru bambino, e indossa i paramenti del musicista cosmico. L'impalcatura della musica tonale si schianta allora nel caos frastornante dell'improvvisazione libera. Abbandonata la melodia, vecchio pretesto per trucchi e acrobazie strumentali, trucchi e acrobazie vivono per conto proprio rinnovandosi di continuo a ritmo vertiginoso. Ogni strumento vibra libero e organico, assatanato e deformato dall'intensità della rappresentazione. Il senso cosmico è dato dal "bee-beep" galattico della chitarra, dal pulsare sidereo del basso, dagli scoppi luminosi della batteria, dalle scosse magnetiche dei piatti, e soprattutto dalla rumoristica astronautica delle tastiere; gli strumenti si scambiano i ruoli, si rincorrono, si accavallano, ma ce n'è sempre almeno uno che pulsa mentre gli altri simulano rumori spaziali: segnali radio, astronavi che sfrecciano, sibili e rombi che vanno e vengono lungo orbite stellari, il caos primordiale che alimenta tutto.

    Syd Barrett si ritira nella primavera del 1968 e il suo posto viene preso da David Gilmour, che è pertanto prevalente sul secondo album, A Saucerful Of Secrets (Tower, 1968). Sul momento la musica risente poco del cambiamento; scompaiono soltanto le trovate più surreali, ma l'evoluzione "cosmica" procede. In realtà la musica cosmica ha bisogno di essere alimentata da fuoco umano, e senza Barrett si salva soltanto con un'assidua sperimentazione. Così facendo, però, acquista una freddezza che prima non aveva. [...] Jugband Blues [è] l'ultima boccaccia di Barrett, poco in sintonia con la seriosità degli altri brani (ma quanto più penetrante e comunicativa quella voce, quanto più calibrati i fiati paesani, i cori montanari, le intermittenze chitarristiche, le dissolvenze, la malinconica coda in sordina!).

    Barrett se ne andò e registrò in solitudine il suo primo solo, Madcap Laughs (Harvest, 1970), pubblicato nel gennaio 1970. Fra i Pink Floyd e Barrett correvano comunque ottimi rapporti, tanto che lo stesso Gilmour lo aiutò ad incidere il suo secondo solo, intitolato semplicemente Barrett (Harvest, 1970), suonando un po' di tutto, dalla batteria all'organo e in quello stesso disco Wright diede alcune delle sue più poetiche prove alle tastiere "umili". Dopo aver inciso questi due dischi, Barrett trascorse un periodo in ospedale psichiatrico, uscendone in data incerta per condurre vita ancor più incerta.

    Quei due dischi in proprio lo dipingono paranoico e poeta. Sono raccolte di canzoni psichedeliche apparentemente molto più semplici di quelle dei Pink Floyd, fiabe surreali percorse da una malinconia obliqua che si appoggiano a costrutti armonici molto elementari.

    Il folk scarno di Madcap vive di questo umore anemico. A partire da Terrapin le ballate si trascinano senza nerbo in blues sonnecchianti, cantati in uno stato quasi ipnotico. Piu' sinistre e minacciose sono le canzoni avvolte in riff duri e distorti di chitarra elettrica, e spesso perturbate da tastiere surreali, come No Good Trying, orientaleggiante, e No Man's Land, incubo martellante e marziale.
    Il suo fantasioso gusto per il vaudeville colora gemme come il ragtime dissonante e straniato di Love You e il ballabile da piper di Here I Go. In Dark Globe, sgangherata ma appassionata stornellata folk per soli canto e chitarra, e nell'ancor più solitario folk dell'assurdo che infesta la seconda facciata (il blues enfatico e bambinesco di Octopus e gli altri spiritati deliri che lo seguono sprofondando sempre più in un vuoto paranoico) Barrett, abbandonato da tutti, suona con la sola forza della disperazione in uno studio deserto, che sembra già una cella di manicomio. Queste pseudo-canzoni sono carogne scheletriche di sensazioni, tenui bagliori di una mente congestionata, rallentate a dismisura, scarnificate, squarciate da spasimi lipemaniaci.
    Late Night dovrebbe essere il finale epico, ma si consuma invece in un bisbiglio dimesso, cullato da ondate di steel hawaiane.

    Ovunque Barrett dissemina melodie orecchiabili e le canta sospeso in un limbo che è un ibrido di "sballo" lisergico, preghiera trascendente e onirismo allucinato, con una sottilissima vena di sarcasmo. Dileggiando i generi musicali secondo una prassi che pende più dalla parte degli Holy Modal Rounders che da quella della psichedelia, Barrett crea un nuovo genere di folk-blues psichedelico, che deve molto ai girotondo e agli scioglilingua dell'infanzia.

    Sul secondo disco Barrett, pur partendo dalle stesse premesse, è molto più musicale, soprattutto grazie all'organo atmosferico di Wright. Il tono medio dell' opera è ben rappresentato dalla decadenza pallida indolente di Baby Lemonade (uno spiritual a tempo di banda paesana) e di Gigolo Aunt (con tracce di ragtime e filastrocche per l'infanzia), di Dominoes o del lento blues schizoide di Maisie.
    Al tempo stesso acquistano maggiore rilevanza le tenebrose danze occulte dei blues di palude, come nel tribalismo voodoo di Rats, mentre si spegne la passione per il vaudeville dadaista, che può sfogarsi soltanto in Effervescing Elephant. Il ritornello malinconico domina il disco, da Wined And Dined alla dolcissima Love Song, forse la melodia più perfetta della sua carriera, avvolta in spirali epiche di organo e con contrappunto incalzante di pianola.
    Ma la infinita pazzia innocente di Waving My Arms In The Air, a inseguir aquiloni lisergici e fantasmi di fate, si teme sia stata anche la sua estrema volonta'.
    Le armonie sono affidate ai riff chitarristici e all'accompagnamento sentimentale dell'organo (doppiato qualche volta dall'harmonium), il ritmo è chiaro ed elementare, la melodia immediata e fiabesca, il canto un po' svagato ma teneramente emotivo, più da psicopatico inoffensivo però che da cantautore romantico. Anche le poche brevi sequenze strumentali improvvisate, pur contenendo diverse discontinuità armoniche, si presentano all'orecchio docili e mansuete, mai ispide o cervellotiche.

    Dopo diversi anni di ricovero ospedaliero e di reclusione casalinga (affidato alle cure della madre), nel 1977 Barrett comparirà per un attimo, grasso e calvo, nello studio di registrazione dei Pink Floyd e nel 1982 rilascerà la sua prima intervista dopo dodici anni.

    Opel (Capitol, 1989) contiene alcuni preziosi inediti. Wouldn't You Miss Me (Harvest, 2001) raccoglie materiale di tutti e tre gli album. Crazy Diamond (EMI, 1994) è un boxset di tre CD che contiene tutto il materiale registrato da Barrett (i due dischi ufficiali e Opel).

    Barrett è morto nel 2006."

  3. #3
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    Si...mi sono accorto anch'io che hanno modificato a posteriori la data!!!

    Cmq auguro un bun viaggio al pazzo diamante!!!

  4. #4
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  5. #5
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    The lunatic is on the grass.
    The lunatic is on the grass.
    Remembering games and daisy chains and laughs.
    Got to keep the loonies on the path.

    The lunatic is in the hall.
    The lunatics are in my hall.
    The paper holds their folded faces to the floor
    And every day the paper boy brings more.

    And if the dam breaks open many years too soon
    And if there is no room upon the hill
    And if your head explodes with dark forebodings too
    I'll see you on the dark side of the moon.

    The lunatic is in my head.
    The lunatic is in my head
    You raise the blade, you make the change
    You re-arrange me 'til I'm sane.
    You lock the door
    And throw away the key
    There's someone in my head but it's not me.

    And if the cloud bursts, thunder in your ear
    You shout and no one seems to hear.
    And if the band you're in starts playing different tunes
    I'll see you on the dark side of the moon.

    "I can't think of anything to say except...
    I think it's marvelous! HaHaHa!"

  6. #6
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  7. #7
    Chromosome Damage
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    Citazione Originale inviato da mr_grady
    Si...mi sono accorto anch'io che hanno modificato a posteriori la data!!!

    Cmq auguro un bun viaggio al pazzo diamante!!!
    Non era un appunto negativo... è che il tuo saluto mi ha colpito molto e volevo completarlo con le ultime informazioni... e la citazione di Scaruffi (sperando che non me ne voglia...)

  8. #8
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    Citazione Originale inviato da MaxMara
    Non era un appunto negativo... è che il tuo saluto mi ha colpito molto e volevo completarlo con le ultime informazioni... e la citazione di Scaruffi (sperando che non me ne voglia...)
    Nono...figuriamoci...anch'io avevo intenzione di fare una errata corrige, ma vedendo quel che avevi scritto ho pensato di ompletare dicendo da dove derivava il mio errore

  9. #9
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    Ed ecco che un altra persona che ha lasciato un segno tangibile in questo mondo se n'è andata ...
    ... quanti sono in grado oggi di raccogliere quell'eredita ?
    eh non ci sono più le "rockstar" (mi si passi elasticamente questo termine, troppo spesso visto come negativo) di una volta ...
    Ciao Pifferaio, shine on ... Hai fatto molto e nei ricordi vivrai per sempre

  10. #10
    Novizio biringuccio avatar
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    Vegetable Man

    In yellow shoes I get the blues
    So I walk the streets wiyh my plastic feet
    with blue velvet trousers
    make me fell pink
    there's a kind of stink about blue velvet trousers
    in may paisley shirt I look a jerrk
    and my tourquoise waistcoat is quite out of sight
    but oh, oh, my haircut looks so bad!

    Vegetable Man: where are you...?

    So I changed my gear and I buy my jeans
    and I covered them up with the latest cut
    and my pants and socks
    are bought in a box
    and it don't take long to buy nylon socks
    the watch, cracked watch, my watch
    with a black face
    and the date in a little hole
    and all a lot is what I've got
    it's what I wear, it's what you see
    it must be me, it's what I am:
    Vegetable Man!

    I'd been looking all over the place for a place for me
    but it ain't anywhere, it's just ain't anywhere...
    Vegetable Man...
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    you just got to see if you can...
    Vegetable Man!

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