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    Populisti, di Lia

    30 giugno 2004.

    Sarà che non ho un cavolo da fare ma io, questo mese, ho letto due libri di Michael Moore - Stupid White Men e Dude, Where is my Country? - e (giuro, me l'hanno fotocopiato) quello di Oriana
    Fallaci, La forza della ragione.

    Non posso dire che mi abbiano lasciato tracce indelebili (forse quello della Fallaci è responsabile di alcuni brufoli su cui sto
    mettendo il dentifricio, come insegnatomi da mia figlia) ma qualcosa me l'hanno insegnato, devo dire.
    Che i rispettivi pubblici, per esempio, sono proprio antropologicamente diversi, e mi spiego.

    Entrambi, Moore e la Fallaci, la fanno facile: si rivolgono a un pubblico di non lettori abituali e sono determinati a farsi capire,
    parola per parola, dalla casalinga di Voghera e da tutta la sua
    famiglia, figli piccoli compresi.
    Non ti serve nessuna conoscenza previa, per leggerli (nel caso della Fallaci, poi, non avere conoscenze previe è forse addirittura un requisito per poter finire il libro senza rimanere sfigurati
    dall'acne): entrambi danno per scontato che tu non ti sia mai
    occupato prima delle cose del mondo e sono qui per colmare la
    lacuna.
    Anche il loro obiettivo è dichiarato ed esposto con abbagliante
    semplicità: le cose stanno andando malissimo, il mondo rischia il disastro, bisogna fare immediatamente qualcosa e la devi fare TU, lettore: ora e subito.

    A partire da qui, però, le loro strade si dividono ed entrambi vanno incontro al proprio pubblico armati degli strumenti necessari per convincerlo a darsi da fare. Ed è qui che si vedono le differenze tra i rispettivi pubblici, ancora più che tra gli autori.

    La verificabilità degli argomenti.

    In fondo ai due libri di Moore ci sono, rispettivamente, 17 e 36
    pagine fitte di pignolissime note in cui sono elencate tutte le
    fonti da cui l'autore trae le notizie, i dati, le informazioni, le
    frasi virgolettate e quant'altro.
    Non solo: cerca di renderti queste fonti accessibili al massimo e, chessò, se ti deve citare un articolo di legge, ti spiega pure come procurartelo attraverso internet.
    Si espone serenamente, quindi, a che ogni sua affermazione venga verificata, e non necessariamente da un addetto ai lavori ma da chiunque tra i suoi lettori.
    In pratica, lui vuole dimostrarti che le cose stanno in un certo
    modo.

    Il libro della Fallaci, che pure spazia tra storia, cronaca,
    antropologia, dottrina e quant'altro, brilla per l'assenza di
    qualsiasi nota a supporto di ciò che dice, anche se tutti sappiamo che non è né una storica, né una teologa, né un'antropologa né un'esperta riconosciuta in nessuno degli argomenti che tocca.
    La mancanza è, sovente, dolorosa.
    Ne so qualcosa in prima persona: arrivata alle pagine 38 e 39 del
    libro apprendo che i figli di Allah (banalissimo giochetto retorico
    per dare dei figli di... ai musulmani strizzando l'occhio al
    lettore, usato lungo tutto il libro), durante gli otto secoli
    trascorsi in Spagna, devono averne combinate di tutti i colori,
    secondo la Fallaci.

    A invocare il nome di Gesù o della Madonna si finiva subito
    giustiziati. Crocifissi, appunto, o decapitati o impiccati. E a
    volte impalati. A suonare le campane, lo stesso. A indossare un
    indumento verde, colore dell'islam, idem. E al passaggio di un
    musulmano i cani-infedeli dovevano farsi da parte, inchinarsi. Se il mussulmano li aggrediva o li insultava non potevano ribellarsi.
    Ma davvero? E chi gliel'ha detto? Dove lo ha letto?
    Mistero.
    Ora: la Spagna sarebbe il mio mestiere da parecchi anni e tutto,
    praticamente tutto quello che ho studiato, letto e appreso da quando ero ragazzetta ad oggi va in direzione opposta rispetto alle affermazioni della nostra. Una sarebbe fortemente curiosa di
    conoscerle, le sue fonti. La Fallaci non demorde:
    E chi crede al mito della "pacifica convivenza" che secondo i
    collaborazionisti caratterizzava i rapporti tra conquistati e
    conquistatori farebbe bene a rileggersi le storie dei conventi e dei monasteri bruciati, delle chiese bruciate...
    E avanti così, tra monache stuprate e impiccagioni a Granada e
    Mutamid, Almanzor e il povero Cid tirati in ballo completamente a casaccio - name dropping, nulla più - e non uno straccio di
    indicazione su cosa cribbio vuole che mi vada a rileggere io che, a quanto pare, sono vittima di collaborazionisti di ogni tempo da più di metà della mia vita.
    Non si fanno così, le cose.
    La Fallaci non rende verificabili le proprie affermazioni nemmeno ad un'addetta ai lavori, santo cielo, nemmeno con la più vaga delle indicazioni e lo fa perchè rinuncia d'antemano a dimostrare ciò che afferma.
    Lei vuole persuaderti e, per farlo, fa appello alla suggestione
    (associare la Spagna alle chiese bruciate, sembra di sentire la
    Repubblica raccontata dai franchisti), ti confonde facendosi credere precisissima sul particolare campato in aria dell'infedele che si inchina al musulmano (ma quando?? Ma dove??) e mantenendosi scrupolosamente vaga nella sostanza. Buttando lì un nome che tutti conoscono, quello del Cid, e glissando su tutta la complessità dei rapporti, spesso ottimi, tra questi e i mussulmani, come li chiama lei, e via così. Tecnica fumosissima usata su ogni argomento e per tutto il libro.

    Questo &egrave; prendere la gente per il <FONT COLOR="ff0000">•</FONT><FONT COLOR="ff0000">•</FONT><FONT COLOR="ff0000">•</FONT><FONT COLOR="ff0000">•</FONT>, letteralmente. Persuadere
    non &egrave; convincere.
    Persuadere &egrave; ci&ograve; che fa la pubblicit&agrave;, giocando con il tuo inconscio e con le tue emozioni.
    Limitarsi a spacciare trucchi persuasori ad un pubblico, per giunta chiamato ad agire politicamente in prima persona &egrave;, prima di qualsiasi altra cosa, scorretto, da parte di una ex giornalista.
    Molto.

    Dicevo delle differenze tra i rispettivi pubblici di Moore e della
    Fallaci: il primo sa esattamente di che dati dispone.
    Il secondo &egrave; disposto a un atto di fede, anche perch&egrave; non pu&ograve; fare altro.
    Intendiamoci: dati e fonti sono perfettamente selezionabili a
    supporto delle tesi di chi argomenta. Per&ograve; tu, lettore, puoi
    esercitare su di essi un controllo diretto, sai di cosa si sta
    parlando. Con la Fallaci, questo &egrave; del tutto impossibile.
    Per tutto il libro, ad esempio, attribuisce affermazioni
    virgolettate a un&#39;infinit&agrave; di personaggi per farli apparire
    esattamente come vuole che appaiano. Tu, lettore, non saprai mai se e quando la tale affermazione fu effettivamente pronunciata, e in che contesto.
    Devi semplicemente credere alla Fallaci. Credere nella Fallaci.
    Sei un lettore completamente passivo, minorenne e un po&#39; tonto.
    Il destinatario di una pubblicit&agrave;.

    Giocosit&agrave; e livore.

    Moore sembra uno che si &egrave; divertito, nello scrivere i suoi libri, e
    spesso diverte anche te.
    La Fallaci deve averci rimesso il fegato, nello scrivere il suo, e
    quando ti strappa un sorriso &egrave; per comicit&agrave; involontaria.
    Come si fa, dico io, a scrivere la seguente bestialit&agrave;:

    ... la rabbia e l&#39;orgoglio si sono sposati e hanno partorito un
    figlio robusto: lo sdegno.
    Ma dai.
    Una non vorrebbe vivere con la famiglia ospitata nel cervello di
    questa donna: e i nipotini chi sono?
    Incazzatura e Fregola?
    Mi pare proprio mal scritta, una cosa del genere, oltre che tetra.
    Moore prende in giro, ti suggerisce come parlare con tuo cognato il conservatore e lo descrive come un idiota con il quale bisogna avere tanta pazienza, ma non ti sputa fegato e reni sulla pagina.
    Si pu&ograve; leggere Moore bevendo una granita o mangiando un panino.
    Leggere la Fallaci e contemporaneamente mangiare &egrave; impossibile, invece. Ti sembrerebbe di mangiare in faccia a uno che vomita.

    Il lettore di Moore &egrave; uno che vorrebbe stare bene, sostanzialmente.
    Il lettore della Fallaci esclude che ci&ograve; sia possibile: per lui,
    avere la testa piena di rabbie e di orgogli che fanno figli &egrave; un
    bene. Una cosa ammirevole.

    Nemici reali e surreali.

    Il nemico di Moore e del lettore di Moore &egrave;, sostanzialmente, uno che ti imbroglia, ti frega i soldi e, per arricchirsi, non esita a
    compiere autentici scempi contro l&#39;ambiente, contro i paesi pi&ugrave;
    poveri, contro le classi sociali meno in grado di difendersi etc.
    Un nemico abbastanza realistico, tutto sommato. Un tipo umano
    contemplato dalla casistica dei tipi umani plausibili.

    Il nemico della Fallaci e dei suoi lettori emerge dritto dritto
    dagli incubi dei bambini e non ha niente, ma proprio niente che vada bene.
    Non parla, &#34;bercia&#34;. Non respira, sputa. Fa dei rutti &#34;ciclopici,
    altisonanti, puzzolenti&#34;. Non uccide ma scanna.
    Non fa figli ma si riproduce come un topo. Vuole distruggere la
    torre Eiffel. Vuole tirare gi&ugrave; il Colosseo.
    Nessuno sa perch&egrave;.

    Io non so che gente frequenti, la Fallaci.
    Mi pare che il suo immaginario sia popolato da persone stranissime che si comportano in un modo che, sostanzialmente, mi sorprende.
    Io non ne conosco, di gente come quella di cui parla la Fallaci,
    mentre conosco un sacco di gente che corrisponde perfettamente al tipo negativo descritto da Moore.

    A me pare che il lettore di Moore cerchi un rapporto con un mondo - e dei nemici - che pu&ograve; vedere e toccare. Con cose di cui ha esperienza.
    Il lettore della Fallaci, cos&igrave; come crede nelle sue affermazioni
    senza uno straccio di dato a supporto, crede pure in un nemico che dubito abbia mai visto con i propri occhi.
    Il progetto politico dell&#39;Eurabia &#40;gi&agrave;&#41; in cui secondo la Fallaci
    viviamo &#40;vivete, anzi&#41; sembra uscito dritto dritto da un romanzo
    gotico.
    E&#39; una fantasia da dungeon sado.
    Ci infiltrano da secoli e secondo un piano che, a quanto pare, si
    tramandano di padre in figlio, probabilmente sogghignando
    nell&#39;oscurit&agrave;. L&#39;obiettivo ultimo &egrave; metterci in catene. Stuprarci.
    Spezzarci le ossa dei polsi. Fratturarci il naso. Sgozzare i nostri
    figli. Buttare gi&ugrave; il Duomo. Cos&igrave;, per soddisfazione. Perch&egrave; gli va.
    Una roba esagerata, proprio.
    I cattivi della Fallaci e del suo pubblico non sono come i cattivi
    normali, che lo fanno per interesse, per stare bene a spese degli
    altri. Sono proprio cattivi d&#39;animo, cattivi perch&egrave; gli piace. Da
    secoli. Da generazioni. Per sempre. Sono, come dire, dannati.

    Il lettore della Fallaci ha un rapporto pi&ugrave; diretto con il proprio
    inconscio che con la realt&agrave;, mi pare, ed &egrave; un inconscio in cui il
    Cristianesimo gioca un ruolo di una certa rilevanza, manco fosse una peperonata pesante che gli &egrave; rimasta sullo stomaco. All&#39;inconscio, dico.
    A me pare psicologicamente pi&ugrave; risolto, il lettore di Moore.

    Insomma, il mio consiglio &egrave;: magari leggeteli insieme, i due
    populisti dell&#39;anno.
    In contemporanea, proprio. Prima un capitolo di uno e poi un
    capitolo dell&#39;altra.
    E&#39; sociologicamente istruttivo, secondo me.

    &#40;E comunque, populismo o non populismo, Bowling for Columbine &egrave; un gran bel lavoro, altro che storie. Dimenticavo di dire che, se &egrave; vero che entrambi si rivolgono a tutti, &egrave; pure vero che Moore &egrave; infinitamente pi&ugrave; accettabile, per un pubblico non rozzo, di quanto lo sia la Fallaci. E pure questo vorr&agrave; dire qualcosa.&#41;

    questo articolo pu&ograve; essere riprodotto liberamente,
    sia in formato elettronico che su carta, a condizione che
    non si cambi nulla, che si specifichi la fonte - il sito web Kelebek
    http://www.kelebekler.com
    e che si pubblichi anche questa precisazione

  2. #2
    Guest
    Interessante articolo.
    Ti dispiace se cito la fonte &#40;Lia di Haramlik&#41;, http://www.ilcircolo.net/lia/?

  3. #3
    falkor
    Guest
    Non ho letto ne i libri di Moore ne quello della Fallaci ma per giudicare la recensione di cui sopra non ce n&#39;&egrave; bisogno. L&#39;autore fa un perfetto metadiscorso senza nulla aggiungere, togliere o confutare ma anzi comportandosi in modo speculare a quello che attribuisce alla Fallaci. Nell&#39;intensit&agrave; come nella forma aggredisce una tesi senza dimostrare nulla di ci&ograve; che afferma, senza citare alcuna fonte; con la certezza di rivolgersi ad un pubblico di parte &#39;preparato&#39; che non ne ha bisogno. Cos&igrave; facendo dimostra a mio avviso debolezza per la paura nell&#39;efficacia degli argomenti altrui e frustrazione.

    La tesi e la prassi di fornire ai lettori le fonti, per filo e per segno, non sono mai esistite nel caso degli scrittori/scrittrici, mentre sarebbero auspicabili in quello dei giornalisti ...
    E&#39; anzi consolidata da sempre l&#39;idea che uno scrittore od un regista possano &#40;perfino debbano&#41; alterare la natura dei fatti narrati se ci&ograve; sia funzionale al principio di efficacia del racconto. Questo non implica ovviamente alcuna approvazione per la fiction dapparte mia, ne che quanto scritto dalla Fallaci sia falso.

    Diversamente da ci&ograve; che sembra, citare le fonti &egrave; sovente un espediente retorico: lo sa bene il bugiardo, abilissimo nel distribuire le menzogne &#39;importanti&#39; fra le molte cose vere di supporto...

    Va da se che, come prima, questo non voglia dire che Moore sia bugiardo.

    -f

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