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Discussione: La rendita

  1. #1
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    La rendita

    Vi riporto un interessante articolo di Geminello Alvi sulla rendita, tratto dal Foglio di sabato. E' una riflessione interessante su un problema del sistema paese, al di là di destra e sinistra.

    Le imposte da diminuire,le rendite eccessive e i salari troppo bassi
    La ricchezza italiana poggia soprattutto su basi finanziarie e immobiliari sproporzionate rispetto al lavoro

    Sarebbe la miglior cosa che scritto un libro, ci si dimentichi di esso il prima possibile. Perché nello scrivere come del resto leggendo, non si vive. E sempre mi sono mantenuto a questa regola, che impone di obliare subito quanto si è scritto. Eppure “Una Repubblica fondata sulle rendite” non lo so ancora lasciare. Non per la stima e la cortese generosità con cui i più l’hanno giudicato, ben oltre i miei meriti. E neanche per le miserie che il Sole24 Ore mi ha dedicato, con tanto di articolo anonimo. Piuttosto, a farmi scrivere di questo libro, è una circostanza forse inevitabile in qualunque campagna elettorale. Lo vedo tirato da tutte le parti, a destra e a sinistra. Fingendo però ogni volta che le rendite siano sempre e solo quelle degli altri. Mentre riguardano tutti: è la Repubblica, e con essa intendo la grande maggioranza degli italiani, che si nutre di rendita. Tant’è che le rendite sono in una sproporzione palese alla base produttiva. Per ogni lavoratore dipendente, fatta esclusione gli statali, c’è ben più di un pensionato; e poco meno di un terzo di questi pensionati ha tra 40 e 64 anni. Sedici milioni e mezzo di redditieri, alla media di mille euro al mese, ben superiori ai versamenti fatti, e ai contributi previdenziali dei sopradetti lavoratori. E non si è detto della parte degli interessi e delle locazioni, cresciute oltremisura. E pure loro incassate perlopiù da anziani o finti tali, che le redistribuiscono ai figli. Insomma come l’economia dell’URSS esisteva per produrre carri armati e missili, tutto il resto era accessorio. Così lo stato esiste da noi per trasferire rendite a famiglie che le smistano a integrare i redditi dei loro figli o nipoti, anche da loro impoveriti con tasse e contributi. E ci sono gli statali. Dire che essi lavorino è una parola grossa. Ma a giustificare il fatto che debbano tenersi proprio distinti dai dipendenti produttivi ci sono sia la logica, sia i numeri. Gli statali sono pagati con le tasse, dunque con un prelievo su salari e profitti ricavati dalle merci vendute. E i loro stipendi si sono assicurati un vantaggio rispetto ai salari dei dipendenti produttivi. Lo svantaggio del reddito procapite netto dei salariati produttivi, rispetto a quello degli stipendiati statali, si è più che raddoppiato, tra il 1995 e il 2003. Peraltro giacché il cittadino deve anche pagare polizie private, scuole private, cure mediche private, ripaga due volte tutto quello che lo stato gli dà. E’ per logica ovvio dedurne che una parte non minima degli stipendi degli statali sono rendite. Ma ci sono pure le rendite che si vestono da profitti. Con un calcolo piuttosto elementare, anche se laborioso, ho stimato il risultato lordo di gestione dei vari settori. E l’ho diviso per i valori aggiunti, così da averne il valore unitario. Verificando che questo profitto unitario non tende ad eguagliarsi. I prezzi di alcuni settori sono cresciuti più che in altri, ad esempio più che nei settori esposti alla concorrenza. Dunque la differenza con la crescita dei prezzi di questi settori permette di dare una misura al privilegio degli altri ovvero di misurarne la rendita. Il risultato? E’ che la ripresa prima, e la tenuta poi dei profitti, nel quindicennio da me analizzato dipendono per buona parte da queste rendite. Superiori a quelle lucrate dai farmacisti o dai notai, gli unici a essere esecrati, sui grandi giornali.

    Questa premessa per dire che le rendite, ovvero il privilegio, non sono in Italia affare di una minoranza, ma costitutive della maggioranza. E lo stato, ovvero la sua redistribuzione, ne è il primo complice. Non sempre per il peggio. E’ stata infatti la Repubblica a disseminare, cogli interessi sui titoli emessi a fronte dei suoi deficit, la ricchezza degli italiani. E a farla poi levitare con l’Euro. Tant’è che la ricchezza procapite degli italiani risulta ora comparabile, secondo alcuni indici, a quella degli Stati Uniti. Insomma i salari languono, hanno perso molto potere d’acquisto; e pei profitti andrebbe peggio senza i monopoli o le altre prebende trasferite dallo stato. Ma l’Italia non può dirsi povera. Ha una ricchezza finanziaria e immobiliare enorme, e diffusa. Insomma l’Italia è ricca, ma la sproporzione delle rendite e della ricchezza detenuta dalla famiglie, rispetto ai salari e ai profitti è insana. Tale da rendere ormai poco conveniente il lavoro. E’ questo che i giovani, la maggioranza di loro che ha i genitori con case proprie e titoli, lamentano. Ma all’origine di questa perversione c’è lo stato, l’eccesso di tasse e contributi, che diventano sprechi degli stipendi statali, pensioni, prebende per gli industriali. Per non dire della politica urbanistica e del territorio di sinistra il cui effetto di lungo periodo è stato quello di congestionare le città ed elevare le locazioni. Perciò aumentare le tasse sarebbe una follia. Vanno invece diminuite. Occorre prima dare nuova forma alla redistribuzione statale, il che significa rifare lo stato. Era lui, non la lira che doveva essere cambiato. Ma Prodi e il centrosinistra non lo faranno. Incarnano e danno forma politica a una redistribuzione statale insana, e a una rappresentanza del lavoro scellerata. Quanto al centrodestra: finché ha governato ha in fondo rinunciato alla riforma che urge in Italia: rifare lo stato, ovvero decumularlo.

    Geminello Alvi

  2. #2
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    Lo leggesse Bossi avrebbe ben più di un sussulto. Grazie di averlo postato, racconta poco di nuovo rispetto a quello che già si sapeva. C'è da sperare che riesca a incrinare la concezione di stato "mamma" di tanti, troppi Italiani.

  3. #3
    GiG
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    Ti riporto l'inizio di un articolo:

    Dal Corriere della Sera

    La realtà e la propaganda sul fisco
    Bot dei poveri e bot dei ricchi

    di
    Francesco Giavazzi

    Una modifica del modo in cui sono tassati i rendimenti di azioni e obbligazioni è senza dubbio opportuna. D’altronde lo stesso Berlusconi aveva chiesto al Parlamento una delega (legge n. 80 del 2003) per «armonizzare l’imposizione su tutti i redditi di natura finanziaria». L’attuale regime fiscale infatti favorisce i ricchi a scapito dei poveri e chi possiede per lo più titoli di Stato, rispetto alle imprese. Il 10% più ricco delle famiglie possiede il 40% di tutte le attività finanziarie; il 10% più povero l’1,2%. Quando lo Stato tassa i cittadini più poveri per pagare gli interessi sul debito pubblico preleva il 23% (l’aliquota minima sui redditi da lavoro) e lo trasferisce per lo più ai ricchi, i quali, sugli interessi che percepiscono, pagano solo il 12,5%.
    ... ... ...

  4. #4
    D'Alema presidente
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    GiG: se alzano le tasse sui BOT, dovranno anche alzare il loro rendimenti. se poi il renidmento è minore dell'inflazione è pur sempre una patrimoniale in incognito. o no?

  5. #5
    ziocan squarz avatar
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    non sono d'accordo con molto di quello che è citato.
    purtroppo una minima idea di stato bisognerà tenerla, fatevene una ragione giovani lib-rad.
    lo stato fa tante cose utili e va amministrato bene, sarà banale ma è così.

  6. #6
    GiG
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    Citazione Originale inviato da creo
    GiG: se alzano le tasse sui BOT, dovranno anche alzare il loro rendimenti. se poi il renidmento è minore dell'inflazione è pur sempre una patrimoniale in incognito. o no?
    Purtroppo la mia conoscenza della finanza non mi permette di comprendere quello che dici ... peccato perché intuisco che potrebbe essere interessante!

  7. #7
    ziocan squarz avatar
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    Citazione Originale inviato da creo
    GiG: se alzano le tasse sui BOT, dovranno anche alzare il loro rendimenti. se poi il renidmento è minore dell'inflazione è pur sempre una patrimoniale in incognito. o no?
    mboh, al solito non son sicuro di aver capito bene quello che dici, ma parti da presupposti sbagliati e fai congetture dall'aspetto un po' stirato e frettoloso.

  8. #8
    Io do Zune ai miei cani chest avatar
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    Citazione Originale inviato da Ottimio
    Quanto al centrodestra: finché ha governato ha in fondo rinunciato alla riforma che urge in Italia: rifare lo stato, ovvero decumularlo.
    Conclusione talmente vera da essere amara, e talmente amara da risultare oltremodo credibile.

    Così imparate a votare i dittatorelli televisivi, che *mai*, dicasi *mai* hanno indebolito lo Stato, cioè il ramo su cui siede il loro potere autoritario.

    Bah.

  9. #9
    D'Alema presidente
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    ragà, se ad esempio i bot sono al 2% e le tasse al 12,5%, ho il rendimento netto di 1,75%. se le tasse fossero del 20% è probabile che non comprerei bot con quel rendimento risicato, preferirei tenerli sotto il cuscino. li dovrebbero aumentare al 2,25% con 1,8% netti.

    PER QUESTO il csx dice che vale reattivamente (daccordo, non è da paese delle banane, però...); solo così può prelevare di più. Ma in questi giorni (la confusione nel csx è abissale) Prodi va dicendo che lo faranno solo su quelli futuri e solo per grandi patrimoni: e se ho fondi bilanciati? e se vendo i bot "ai ricchi"? ma quanta burocrazia ci dev'essere dietro?

    Da ciò di deduce che il disavanzo primario dello stato non migliora, anzi! rimarrebe solo una
    manovra elettorale.

    ---

    Lo stato si manda avanti senza umiliare il risparmio delle classi medio-alte.

    Il cuneo contributivo rischia di essere solo un surplus monetario per i grandi manager; abbattere di 5 punti il cuneo contributivo (sempre che si riesca a farlo, nonstante il parere contrario dei sindacati che non vogliono attaccare quella quotaparte che serve per le pensioni) equivale al 2-3% del costo del lavoro dell'azienda ( all'azienda il costo è quasi pari al doppio della busta paga): non si rivoluziona il mondo del lavoro, solo quello delle buste paga dei grandi manager.

    interessante invece la questione del costo del lavoro precario, che l'unione vuole disincentivare aumentandone le imposte. Peccato che si scontra con una realtà -quella italiana- in cui il lavoro nero è all'ordine del giorno e facilemente lavori precari si possono trasfomare in lavori in nero. Se in Italia è diminuita l'occupazione e il PIL non cresce è in parte dovuto al fatto che invece il PIL in nero esiste, eccome!

  10. #10
    ziocan squarz avatar
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    Citazione Originale inviato da creo
    ragà, se ad esempio i bot sono al 2% e le tasse al 12,5%, ho il rendimento netto di 1,75%. se le tasse fossero del 20% è probabile che non comprerei bot con quel rendimento risicato, preferirei tenerli sotto il cuscino.
    ma... mettiamo che sia così, e non lo è. mi spieghi qual'è il problema?

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