- 04-07-06, 02:06 #1
Liberalizzazioni: McAvvocato Menù+ChickenNotaio a soli 2 euro
Vorrei aprire uno spunto di riflessione in merito al nuovo Decreto Bersani nella parte in cui prevede la liberalizzazione degli ordini professionali (avvocati, notai etc).
Ammesso e non concesso che le stime fatte dal Governo in merito al risparmio annuo siano reali o quantomeno potenzialmente reali (cosa di cui dubito in quanto non credo che il Governo abbia gli strumenti per fare una previsione, relativa appunto al risparmio, partendo da una serie di elementi fattuali che non sono tra loro legati e quindi contigenti), occorre, a mio avviso, valutare gli effetti pragmatici che un decreto di tale portata possa avere sui consumatori e sui professionisti.
L'abolizione delle c.d. tarriffe massime e minime previste dallo Stato per l'attività intellettuale fornita dai proffessionisti si traduce, essenzialmente, in un libero mercato. Il che dovrebbe essere positivo. Ma non lo è. Tralasciando il totale disinteresse del Governo alla consultazione degli ordini proffessionali chiamati in causa e alle conseguenze negative che tale disinteresse può avere sui regolamenti deontologici che disciplinano l'esercizio delle professioni, il problema centrale sta nel fatto che la liberalizzazione darebbe vita al "fenomeno McDonald" (ma forse, considerando la natura del forum, meglio si addice il nome "Fenomeno Microsoft"): si creano grandi strutture associate di liberi proffessionisti che puntano sulla quantità dei clienti offrendo prezzi bassi, prezzi che il singolo professionista non potrebbe offrire se non nel caso in cui tentasse il suicidio d'impresa (perchè alla fine, dopo tale decreto, di impresa si tratta). Non contento del devastante effetto, il Governo ha ulteriormente incentivato l'avvio di questo processo: la pubblicità (la legislazione anteriore vietava ai professionisti di farsi pubblicità
. La pubblicità costa. Chi se la potrà permettere? Le strutture associate di cui sopra, non certo il povero professionista che a fatica riuscirà a spiegare ai suoi clienti, attraverso il passaparola (sperando che rimanga gratis), che il suo servizio è più personalizzato e qualitativamente superiore rispetto ad un "McDivorzio" o ad una "Difesa Home Edition".
Per concludere, vorrei far notare come una una manovra (palesemente demagogica) ispirata alla liberalizzazione del mercato possa tradursi, grazie anche all'incapacità del Governo di regolare alcune materie, in un incentivo alla monopolizzazione dello stesso.
Ci tengo inoltre a precisare che questa considerazione è frutto di una riflessione critica che prescinde, nei limiti del possibile, dalla mia posizione politica.
- 04-07-06, 06:47 #2
Quindi manteniamo le corporazioni, alè!
- 04-07-06, 08:34 #3
Io istintivamente sono favorevole a questa liberalizzazione. D'altra parte, se dovessimo finire come in America sarebbe un guaio.
- 04-07-06, 09:30 #4Lo sai quanto intasca un notaio per un rogito? E lo sai che, ovunque uno si rivolga, i costi sono sempre gli stessi?
Originale inviato da albemarti
Questo però ti sembra giusto, vero?
Spiegami perchè la liberalizzazione sarebbe "palesemente" demagogica e perchè i cittadini devono sempre chinare la testa e sborsare cifre esorbitanti per qualunque servizio.
Quello dei notai non si configura, già adesso, come un monopolio corporativo di fatto? E tu mi vieni a paventare un monopolio futuristico?
Prima parliamo di quello che abbiamo sotto gli occhi, dai.
- 04-07-06, 09:44 #5.
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Come possibile cliente sono conscio del fatto che l'iscrizione ad un albo od ordine professionale dovrebbe garantirmi la qualità del servizio o della consulenza che richiedo al professionista di turno, il problema è che in realtà la situazione è degenerata ed è più corretto parlare di caste o cartelli.
La cosa mi è diventata molto più chiara quando ho iniziato a fare domande riguardo alla mancanza di un ordine professionale per matematici e fisici.
- 04-07-06, 09:50 #6Assiduo
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Il Problema che hai affrontato è serio e ne ho anche parlato con una mia carissima amica che lavora in uno studio di comemrcialisti.
Il problema a mio avviso sta nella visione della nostra economia.
Se continuamo a ragionare con la concezione delle piccole imprese, piccoli studi...etc... non solo i prezzi rimangono alti al consumatore, ma perdiamo competitività e soprattutto sviluppo.
All'estero esistono da tempo realtà sui generis, come ad esempio i grandi studi di avvocati. Non mi pare facciano la fame ma anzi...
Dobbiamo noi italiani, se vogliamo rimanere un paese moderno e industrializzato, cambiare la nostra concezione di impresa.
La globalizzazione e il rapporto con le strutture estere ce lo impone. Siamo in un mondo in cui la comunicazione è veloce e gli spostamenti anche. Non possiamo piu ragionare con l'idea del nostro orticello e dei nostri pochi ma buoni clienti.
Anche perchè sarebbe solo tempo, le spa estere ci metteranno anni prima di colonizzarci.
A questo punto occorre liberare il mercato, e permettere anche anoi di creare della spa, che lavorano siain italia che all'estero, e tornare competitivi.
L'italia è basata sulla piccola impresa: è questo il fattore che determina costi alti, poco sviluppo, bassa compettività.
Il nostor modello economico andava bene negli anni 60/70/80. Ma ora l'economia è cambiata, dobbiamo rendercene conto.
Sono sicuro che i nostri professionisti attiveranno l'ingegno, si uniranno, si metteranno in società, creeranno dei poli specializzati con servizi specializzati a costi sostenuti per loro e per i consumatori. Ad esempio se fossi avvocato/notaio attiverei un servizio di consulenza on line. Questo si chiama sviluppo e innovazione dettato dalla necessità di offrire servizi mirati e diversi per rimanere sul mercato.
E se diventano grandi, perchè non andare anche al'estero?! Mica dobbiamo sempre essere noi la terra di tutti!
Quindi io sono d'accordo. Anche se ritengo che il problema vada comunque affrontato per garantire agli ordini professionali una migrazione verso un nuovo modo di fare impresa (a questo punto di impresa si tratta) senza avere troppe ripercussioni.
- 04-07-06, 09:53 #7Tonico
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io vi consigklio la lettura di questo articolo
non è scritto da giornalisti ma da docenti universitari
- 04-07-06, 09:55 #8
Remember remember the fifth of November
Gunpowder, treason and plot.
I see no reason why gunpowder, treason
Should ever be forgot...
- 04-07-06, 10:44 #9
notai che trasferiscono lo studio di padre in figlio/a, farmacisti idem con patate: roba da medioevo e da caste indiane.
Tutti i giovani e dico tutti devono avere le stesse possibilità a prescindere dalla posizione lavorativa dei loro genitori.
Non parliamo poi dei danni ai consumatori, la si deve smettere di succhiare il sangue per legge.
- 04-07-06, 11:22 #10
state facendo parecchia confusione: i notai sono protetti dalla concorrenza dal numero chiuso delle sedi (davvero esiguo); ma lo stesso discorso non si può fare per gli avvocati...
d'altro canto un avvocato può trasferire il proprio studio al figlio, ma il figlio di un notaio, se non ottiene la sede attraverso il difficile crivello del concorso, dello studio paterno non se ne fa nulla...
i farmacisti invece cumulano i due vantaggi: limitazione della concorrenza e trasferibilità dell'impresa.
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