Discussione: Capaci: l’eredità di Giovanni Falcone
- 23-05-05, 06:22 #1
Capaci: l’eredità di Giovanni Falcone

13 anni fa….
Giovanni Falcone, direttore della sezione Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia e tra i più autorevoli candidati alla carica di procuratore nazionale antimafia, viene ucciso insieme alla moglie e a tre agenti della scorta sull'autostrada nei pressi di Capaci, in seguito ad un esplosione di cento chili di tritolo.
"Vale la pena," gli avevono chiesto durante un'intervista televisiva del gennaio 1988 "vale la pena di rischiare la propria vita per questo stato?"
E lui rispose, un po' sconcertato: "Che io sappia, c'è soltanto questo stato, o più precisamente questa società di cui lo Stato è l'espressione."
Non eroe per vocazione, ma servitore dello stato: questo era il giudice Falcone."
GLI UOMINI PASSANO LE IDEE RESTANO E CONTINUANO A CAMMINARE SULLE IDEE DI ALTRI UOMINI.......
Giovanni Falcone
- 23-05-05, 08:22 #2D'Alema presidente
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sventurata quella cosietà che ha bisogno di eroi
Brecht
- 23-05-05, 18:30 #3una volta tanto sono pienamente daccordo con te, creo
Originale inviato da creo
- 23-05-05, 23:49 #4
con Brecht forse

Creo, bella citazione; da un savoiardo non me la sarei mai aspettata
- 23-05-05, 23:50 #5_jovenalGuest
[si possono fare i savoiardi con la ricotta?]
c'è soltanto questo stato:
No, non si possono fare, viene uno schifo.
- 24-05-05, 07:31 #6D'Alema presidente
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W i savoiardi, w il tiramisù!
- 24-05-05, 08:23 #7D'Alema presidente
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PALERMO - Al governatore della Sicilia Totò Cuffaro non è bastato dire che «i mafiosi fanno schifo» per evitare una polemica esplosa nell’anniversario della strage di Capaci. Con il cognato di Giovanni Falcone, il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, pronto a spiegare perché alle manifestazioni era arrivato il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e non il grande assente: «Chi è gravemente sospettato di vicinanza ad ambienti mafiosi, tanto da essere rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato, non può essere invitato a partecipare a un dibattito in ricordo di Falcone».
Il governatore sotto processo per la vicenda delle talpe in Procura, ufficialmente fuori Italia «per gravissime ragioni familiari», aveva spedito una lettera a Maria Falcone assicurando di essere «idealmente presente». E la cosa sarebbe finita lì, se non ci fosse stata la bordata del fratello di Francesca Morvillo, caduta a Capaci con il marito e tre agenti di scorta.
Scatta così un imbarazzo istituzionale sottolineato dall’eurodeputato di Rifondazione comunista Giusto Catania, protagonista della mozione alla Regione per sollecitare le dimissioni di Cuffaro: «Alla fine tutti i partiti di centro sinistra hanno firmato, ma non la discutono in aula».
La polemica politica rischia di far passare in secondo piano l’«invasione» di duemila studenti ieri nell’aula bunker dell’Ucciardone, trasformata nel «villaggio della legalità». D’altronde, il tema delle «frequentazioni indecenti» l’ha rilanciato il procuratore Piero Grasso parlando di «una mancata piena presa di distanza della politica dalla mafia» alla platea affollata anche da parlamentari di ogni schieramento e da alcuni agenti dell’Fbi. Tutti in via Notarbartolo alle 17.58 per un minuto di silenzio e un concerto di Nicola Piovani davanti all’«Albero Falcone», dopo i messaggi di Ciampi e Casini.
Sono le voci dei ragazzi, anche di scolari delle elementari, arrivati dal Nord con un treno speciale, ad alimentare la speranza di cerimonie disertate da un pezzo della città. Come nota Maria Falcone, accanto a Ilda Boccassini e Carla Del Ponte: «Palermo svegliati». Un riferimento a quelli che definisce «i salotti bene». Un’amarezza enunciata da Morvillo, davanti a una mafia sempre più presente: «A Capaci sono morti invano». Uno sconforto che non commenta il ministro Pisanu, deponendo una corona con Gianni De Gennaro e Antonio Manganelli, capo e vicecapo della polizia: «Non è il giorno delle polemiche. Un sacrificio da ricordare come un debito».
Recite, film, dibattiti, cortei dappertutto. Anche a Bagheria, con un convegno nella «fabbrica del ferro» usata un tempo da Cosa Nostra come «camera della morte». Tanti pure a Capaci, la città della strage, ieri offesa dalla scelta del sindaco Udc di far strappare ai vigili i manifesti contro mafia e racket perché «non autorizzati». Un’altra polemica violenta. Non solo da sinistra, con Giovanni Impastato «indignato». Sferzante in via Notarbartolo il commento del sindaco di Palermo Diego Cammarata e di un assessore della giunta Cuffaro, Fabio Granata, An: «Una scelta cretina».
Felice Cavallar
- 24-05-05, 19:15 #8
Ora la nostra generazione ha una grande responsabilità, ed è quella di parlarne ad alta voce, testimoniare e ricordare, perché il silenzio spesso uccide due volte.
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