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  1. #1
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    Descolarizzare la società

    Ivan Illic proponeva l'abolizione dell'obbligo scolastico e del monopolio dell'istruzione assegnato alla scuola, contestualmente all'abolizione del valore legale dei titoli di studio: ciascuno dovrebbe poter scegliere cosa apprendere e come apprenderlo, e ciascuno dovrebbe poter ottenere un impiego o una carica in base alla dimostrazione delle capacità e conoscenze necessarie a quell'impiego, e non in base ad un pedigree scolastico.

    Una società sana e libera non dovrebbe permettere che la scuola abbia il monopolio del sistema dell'istruzione e della distribuzione di diplomi che certificano il possesso di conoscenze e capacità.

    Il mero possesso di un titolo di studio per accedere a un lavoro o a una carica e' una discriminazione che dovrebbe essere abolita.
    Una discriminazione dovrebbe avvenire solo in base alle capacita' e non in base al "pedigree" scolastico.

    La scuola può produrre una paralisi dell'apprendimento perchè non eguaglia le possibilita' ma monopolizza la distribuzione del sapere, essendo considerata la sola istituzione preposta all'istruzione. La stessa funzione invece, in maniera in certi casi più efficace, potrebbe essere svolta da altri soggetti. La scuola confonde processo e sostanza, insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, non favorisce nè l'apprendimento nè la giustizia, perchè mette insieme l'istruzione e i diplomi.

    L'iniziativa e la responsabilità dell'apprendimento dovrebbe essere assegnata al discente o al suo tutore più immediato e non allo stato.


    Il testo di I.Illic "Descolarizzare la società" si può leggere o scaricare qui (legalmente, essendo fuori commercio da anni).

    Per chi ha voglia di leggerlo, il primo capitolo è il più interessante, come critica all'istituzione scolastica. Poi nei seguenti fa anche delle proposte di modelli alternativi.


    Per chi è interessato ma pigro faccio una sintesi:

  2. #2
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    230
    Perchè dobbiamo abolire l'istituzione scolastica

    Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola: gli insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica: quanto maggiore è l'applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l'escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore.

    (...)

    Certo il dare a tutti eguali possibilità d'istruzione è un obiettivo auspicabile e raggiungibile, ma identificare questo obiettivo nella scolarizzazione obbligatoria è come confondere la salvezza eterna con la chiesa. La scuola è divenuta la religione universale di un proletariato modernizzato e fa vuote promesse di salvezza ai poveri dell'era tecnologica. Lo stato nazionale ha fatto propria questa religione arruolando tutti i cittadini in un programma scolastico graduato che porta a una successione di diplomi e che ricorda i rituali iniziatici e le ordinazioni sacerdotali di tempi lontani. Lo stato moderno si è assunto il compito di far rispettare le decisioni dei suoi educatori per mezzo di volonterosi funzionari addetti alla lotta contro gli evasori dall'obbligo scolastico e mediante i titoli di studio richiesti per ottenere un impiego

    (...)

    Il primo articolo di una dichiarazione dei diritti per una moderna società umanistica dovrebbe corrispondere al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: “Lo stato non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento dell'istruzione”. Non dovrà esserci un rituale obbligatorio per tutti.

    (...)

    occorre una legge che proibisca, nelle assunzioni, nell'esercizio dei diritti elettorali o nell'ammissione ai centri d'apprendimento, ogni discriminazione basata sul possesso o meno di determinati titoli di studio. Tale garanzia non escluderebbe prove pratiche di idoneità a ricoprire una funzione o un ruolo, ma eliminerebbe l'attuale assurda discriminazione a vantaggio della persona che impara una determinata tecnica grazie a un più che cospicuo dispendio di denaro pubblico o che - come è altrettanto probabile - è riuscita a ottenere un diploma che non ha alcun rapporto ne con capacità comunque utili ne con un qualsiasi impiego.

  3. #3
    Assiduo
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    230
    (...)

    La scuola non favorisce ne l'apprendimento ne la giustizia, perchè gli educatori insistono a mettere nello stesso sacco l'istruzione e i diplomi. L'apprendimento e l'assegnazione dei ruoli si fondono in una cosa sola. Ma apprendere significa acquisire in proprio una nuova capacità o una nuova conoscenza approfondita, mentre si è promossi grazie a un giudizio che altri si è formato. L’apprendimento è spesso un risultato dell'istruzione, ma la selezione per un ruolo o per una categoria nel mercato del lavoro dipende in misura sempre maggiore dalla mera durata della frequenza scolastica.

    L’istruzione è la scelta delle circostanze che facilitano l'apprendimento. I ruoli invece vengono assegnati stabilendo una serie di condizioni cui il candidato deve ottemperare se vuole ottenere il diploma. La scuola àncora l'istruzione - non però l'apprendimento - a questi ruoli. Il che non è ne ragionevole ne educativo. Non è ragionevole perché stabilisce un rapporto dei ruoli non con le qualità o le competenze a essi attinenti, ma con il processo mediante il quale si postula che tali qualità vengano acquisite. Non è liberatorio o educativo perché la scuola riserva l'istruzione a coloro che in ogni fase dell'apprendimento sanno adattarsi a un dispositivo di controllo sociale precedentemente sanzionato.

    Il curricolo è sempre servito ad assegnare il rango sociale. In certi casi era prenatale: il karma ti ascrive a una casta, il lignaggio all'aristocrazia. Oppure poteva assumere la forma di un rituale, di una sequenza di ordinazioni sacre, o consistere in una successione d'imprese di guerra o di caccia; poteva anche avvenire che l'avanzamento dipendesse da una serie di precedenti favori del principe. L’istruzione universale avrebbe dovuto separare l'assegnazione del ruolo dalla storia personale; il suo scopo era di dare a ognuno eguali possibilità di accedere a qualsiasi mansione. Ancora adesso molti credono erroneamente che la pubblica fiducia poggi su titoli culturali pertinenti in quanto la scuola se ne fa garante. Ma invece di eguagliare le possibilità, il sistema scolastico ne ha semplicemente monopolizzato la distribuzione.

    Per scindere la competenza dalla carriera scolastica bisogna che le informazioni sul passato scolastico di una persona diventino tabù, come quelle concernenti affiliazione politica, fede religiosa, famiglia, preferenze sessuali o razza. Bisogna emanare leggi che vietino la discriminazione basata sui titoli di studio.

  4. #4
    Assiduo
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    230
    In certi casi l'ammissione a un corso di studi preparatori a una data specializzazione può presupporre qualche altra competenza specifica, ma non dovrebbe mai dipendere dal processo mediante il quale le capacità richieste sono state acquisite.

    (...)

    si ha una fede eccessiva nel valore dei diplomi. Il conferimento di questi attestati è di fatto una forma di manipolazione del mercato accettabile solo da parte di chi crede ciecamente nell'istituzione scolastica. Quasi tutti gli insegnanti d'arti e mestieri sono meno capaci, meno inventivi e meno comunicativi di un buon artigiano o di un buon tecnico. E quasi tutti quelli che insegnano una lingua straniera alle medie non la parlano con la stessa precisione cui potrebbero arrivare i loro allievi dopo sei mesi di adeguato addestramento pratico.

    (...)

    la concessione di crediti educativi utilizzabili esclusivamente nella scuola fa soprattutto il gioco di chi vuole continuare a vivere in una società dove la promozione sociale dipenda non da una dimostrata competenza ma dal pedigree scolastico mediante il quale si presume che sia stata acquisita.

    (...)

    uno dei principi che devono assolutamente improntare la riforma dell'istruzione: la restituzione dell'iniziativa e della responsabilità dell'apprendimento al discente o al suo tutore più immediato.

    (...)

    La scuola è ancor meno efficiente quando si tratta di preparare le condizioni che favoriscano un uso aperto, esplorativo, delle capacità acquisite, cioè quella che io chiamerò “educazione liberale”. La ragione principale è che la scuola è obbligatoria e diventa presto fine a se stessa: un soggiorno forzato in compagnia di insegnanti, compensato con il discutibile privilegio di una dose ulteriore di tale compagnia. Come l'istruzione professionale deve essere liberata dalle pastoie di un programma generale, così l'educazione liberale deve essere sbarazzata dall'obbligo della frequenza.

  5. #5
    Bastiancontrario pietro avatar
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    insomma piu' o meno quello che avveniva prima di Carlo Magno

  6. #6
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    Non conoscevo Illich.
    Trovo che la scuola così com'è oggi presente nel nostro paese, e in moltissimi altri, sia un'istituzione repressiva finalizzata ad una certa forma di controllo delle menti.

    Sempre più spesso possimao osservare che nella nostra società viene premiatà la mediocrità, e l'intelligenza si traduce frequentemente in handicap quando si trova a competere con l'enorme povertà spirituale, morale ed etica che imperversa.

    La scuola trova gravi lacune politiche che le vietano di fatto di poter perseguire le finalità pedagogiche che oggi più che mai si potrebbero praticare, grazie al nostro strepitoso progresso scientifico ed alla grande ricchezza economica esistente.

    Viene quindi ad essere istituzionalizzato l'insegnamento della mediocrità, e vengono premiati i protagonisti a discapito dei più dotati.

    Credo che l'abolizione del valore del titolo di studio che Monti ha proposto recentemente possa essere un'ottimo inizio.

  7. #7
    _jovenal
    Guest
    Ho letto qualcosa di quello che scrive[va] Illich, e ho l'impressione che parlando di scuola, ma anche più generalmente di come essa combaci con molti modelli sociali ed urbani, abbia finito per parlare dei ragazzi quando era ormai troppo vecchio per capirli.
    Individuando, cioè, con una lucidità fin troppo evidente tutti i vari ordini schematici dell'habitat sociale, che è quello dove un giovane vive ed impara sé stesso%
    [Vivere oggi a New York significa avere una particolarissima visione di ciò che è e di ciò che può essere, senza la quale vivere a New York sarebbe impossibile. Nelle sue strade un bambino non tocca mai niente che non sia stato scientificamente elaborato, fabbricato, pianificato e venduto a qualcuno. Persino gli alberi sono lì perché la Ripartizione giardini ha deciso di metterceli. Le barzellette che egli ascolta alla televisione sono state programmate a caro prezzo. I rifiuti con i quali gioca nelle vie di Harlem sono resti di confezioni concepite per altre persone. Persino i desideri e le paure sono plasmati dalle istituzioni. Il potere e la violenza hanno una precisa articolazione e gestione: da una parte le bande, dall'altra la polizia. La stessa istruzione consiste nel consumare materie, che sono il risultato di programmi studiati, pianificati e imposti sul mercato. Tutto ciò che c'è di buono è il prodotto di qualche istituzione specializzata. Sarebbe assurdo chiedere qualcosa che nessuna istituzione può produrre. Il ragazzo nuovaiorchese non può aspettarsi niente che sia al di fuori dei possibili sviluppi del processo istituzionale. Persino la sua fantasia è stimolata a produrre fantascienza. La sorpresa poetica del non programmato gli si presenta solo quando incontra lo “sporco”, lo sbaglio clamoroso, il guasto: la buccia d'arancia nella cunetta, la pozzanghera per la strada, lo sconvolgimento dell'ordine o di un programma, l'avaria di una macchina sono gli unici spunti che possono dare il via alla fantasia creativa. “Bigiare” diventa la sola esperienza poetica a portata di mano…]
    mi pare che Illich ripeta ennesimamente alcuni problemi che sono stati comuni alla maggioranza delle epoche, mentre lui in qualche modo ne esalta il valore per questa nostra, postindustriale. Con questo, commettendo un errore madornale, che badate: è comune a molti insegnanti, che partono proprio dalla seguente convinzione presupposta: i ragazzi non possederebbero le risorse e le chiavi per decriptare, riciclare, comprendere a pieno e trasformare in senso positivo le famose Scatole schematizzate sociali [che Illich raffigura, con un prorpio personale terrore, con la figura della macchina perfetta:
    La nostra società assomiglia a quella macchina insuperabile che ho visto una volta a New York in un negozio di giocattoli. Era uno scrigno metallico, che, premendo un pulsante, si apriva per mostrare una mano meccanica le cui dita cromate si protendevano verso il coperchio, lo abbassavano e lo chiudevano a chiave dall'interno. Trattandosi di una scatola, ti saresti aspettato che si potesse estrarne qualcosa, e invece conteneva soltanto un meccanismo per chiudere il coperchio. Questo bizzarro congegno è il contrario esatto della “scatola” di Pandora.
    ]

    Ora: io direi che, per non incorrere in questo procedimento che credo confuso, serva di distinguere innanzitutto due piani:
    • la scuola come istituzione
    • la scuola come ambiente
    E direi che, vista la difficoltà di un argomento che ha qualche secolo di storia, almeno all'inizio non dovremmo confonderli i due piani. Lo dico soprattutto perché a me quello che più interessa è il secondo, la scuola come ambiente: perché è proprio guardando~vivendo quell'ambiente che si può scoprire che i ragazzi hanno un valore proprio intrinseco che li rende utilizzatori dell'ambiente e portatori di modifiche all'ambiente stesso [lo stesso valore che ha il bambino che sta imparando le convenzioni linguistiche: gabbie anche quelle, ma che lui praticamente Si Mangia Sane Sane, traducendole contemporaneamente in Capcità di sottostare a delle regole e - all'opposto - iperpotenza di divenire quello che vorrà lui, quello che sarà possibile ed inimmaginabile a priori ed anche novità dei lingnuaggi stessi]; tanto che solo dai valori del piano scuola.ambiente si può sperare in una metamorfosi del piano scuola.istituzione [che, ripeto: è sbagliato quasi totalmente, come dice Illich: ma lo è stato sin dal primo incontro didattico presocratico]. E vediamo, alla fine, se si può arrivare davvero a superare il modello finoad una non.scuola e poi ancora una nuova proto.scuola daccapo.

    Quindi: nei prossimi post proverò a parlare solo dell'ambiente vissuto e principalmente dei ragazzi, facendo richiami al modello.isituto solo nei punti cruciali.


    A dopo per continuare.
    [bel thread Arché]

  8. #8
    _jovenal
    Guest
    Lo sapete che non sarebbe male di sentire sia qualcuno che insegna, tra gli iscritti, tipo Angel; sia quelli che ancora studiano a scuola, tipo Luca Nalin, o quel ragazzo che ieri combatteva contro quel monarchico con la coppola di creo [scusa, non mi ricordo il tuo nick] o altri.

  9. #9
    sephiroth
    Guest
    la scuola è la rappresentazione dell' inferno sulla terra, un branco di incapaci , frustrati, senza nessuna esperienza se non l' aver imparato a memoria la stessa lezioncina che si apprestano a rifilare agli alunni, sui quali hanno un potere decisionale pressoché assoluto che usano nella maniera più meschina. E i nostri amici, i titoli di studio? sono solo il biglietto per entrare nel favoloso mondo delle corporazioni (proprio quelle del medioevo), dove non importa quello che sai fare, basata che non possano farlo gli altri, specialmente se la pensano diversamente da te.

  10. #10
    D'Alema presidente
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    sinceramente trovo più importante quello che c'è FINITA la scuola; secondo me la carenza nel mondo attuale è soprattutto quello di trovare corsi, istituti ecc.. che aiutino a trovare la propria strada professionale. l'istruzione fino ai 18 anni è un'altra cosa e non è un vero problema; o meglio lo è, ma il punto nodale è un altro.

    oggi, è relativamente accessibile ogni grado di istruzione, MA se manca dalla famiglia, amici ecc... un appoggio, che sia formale o sostanziale, in certi settori non si farà mai strada. In America è più semplice, visto che chi riesce ad entrare nei college (anche chi non è ricchissimo) risce a stringere amicizie importanti, a trovare amici che domani si possono rivelare utili colleghi di discipline attinenti ma non uguali. spero di esser stato chiaro.

    (tanto lo so che dovrò spiegar meglio, vediamo cosa ne tirate intato voi...)


    - jove... -

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