"Il nostro sistema politico non compete con istituzioni che sono vigenti altrove. Noi non capiamo i nostri vicini, ma cerchiamo di essere un esempio. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo e' detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia uguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell'eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sara', a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la poverta' non costituisce un impedimento. La liberta' di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana: noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo il nostro prossimo se preferisce vivere a suo modo. [...]. Ma questa liberta' non ci rende anarchici. Ci e' stato insegnato di rispettare i magistrati e le leggi e di non dimenticare mai che dobbiano proteggere coloro che ricevono offesa. E ci e' stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell'universale sentimento di cio' che e' giusto [...].
La nostra citta' e' aperta al mondo; [...]. Noi siamo liberi di vivere proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo [...]. Noi amiamo la bellezza senza indulgere tuttavia a fantasticherie, e benche' cerchiamo di migliorare il nostro intelletto, non ne risulta tuttavia indebolita la nostra volonta' [...]. Riconoscere la propria poverta' non e' una disgrazia presso di noi; ma riteniamo deplorevole non fare alcuno sforzo per evitarla.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private [...]. Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benche' soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell'azione politica, ma come indispensabile premessa ad agire saggiamente [...]. Noi crediamo che la felicita' sia il frutto della liberta' e la liberta' il frutto del valore, e non ci tiriamo indietro di fronte ai pericoli di guerra [...].
Insomma, io proclamo che Atene e' la scuola dell'Ellade e che ogni ateniese cresce svluppando in se' una felice versatilita', la prontezza a fronteggiare le situazioni e la fiducia in se stesso."
- Pericle (2.500 anni fa circa), citato da Tucidide in "La guerra del Peloponneso", II, 37-41









