iPhone 4G rubato: indagini sospese per riesaminare la posizione di Chen

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Le indagini sull’iPhone 4G rubato sono state sospese. Lo stop è stato imposto dopo l’intervento degli avvocati di Gawker Media, editore di Gizmodo, che richiedono la protezione di Chen secondo le leggi che tutelano i giornalisti in California. Nei prossimi giorni il giudice di San Mateo rivedrà il caso.

L’indagine sull’iPhone 4G rubato è già giunta a una prima momentanea sospensione, subito dopo il sequestro di tutta l’attrezzatura informatica di Jason Chen. L’aggiornamento sul caso arriva da TechCrunch che ha intervistato Stephen Wagstaffe, Chief Deputy presso l’ufficio della corte distrettuale di San Mateo.

Lo stop temporaneo alle indagini è stato deciso subito dopo l’intervento degli avvocati di Gawker Media, editore di Gizmodo, che hanno richiesto l’applicazione dello scudo legale vigente in California per la protezione dei giornalisti e delle loro fonti di informazione. Ora dal tribunale di San Mateo si apprende che gli investigatori che hanno eseguito la perquisizione dell’abitazione e il sequestro dell’attrezzatura di Jason Chen hanno dato il via alle operazioni ritenendo che il caso dell’iPhone 4G rubato escludesse l’applicazione delle “legge scudo” a protezione dei giornalisti.

Gli avvocati di Gawker Media hanno presentato altri punti secondo cui Jason Chen andrebbe invece protetto secondo la legislazione vigente. Per questa ragione spiega il Chief Deputy il caso è momentaneamente sospeso in attesa che il giudice prenda una decisione in merito, cosa che avverrà entro i prossimi giorni. Nel frattempo sempre dal tribunale di San Mateo si apprende che in questo caso non esiste per il momento alcun indiziato: le operazioni a questo punto sono in corso per effettuare indagini su tutte le persone che hanno avuto per le mani il nuovo iPhone 4G. Tutte le informazioni e i dati verranno poi sottoposti al giudice distrettuale che prenderà una decisione.

Ricordiamo che, secondo alcune fonti, il giornalista di Gizmodo non sarebbe stato coinvolto nella vicenda per fargli rivelare il nome di un possibile indagato o autore di un crimine, ma in qualità di autore di un reato, ovvero di colpevole di ricettazione per l’acquisto di un dispositivo che non è stato restituito al legittimo proprietario di cui si conosceva l’identità, un’azione equiparata ad un furto. Per verificare l’effettiva sussistenza di un crimine, dicono alcuni osservatori, sarebbe stato sottoposto a sequestro in materiale probabilmente usato per realizzare il servizio giornalistico. Le cose sarebbero diverse se Chen avesse semplicemente operato senza acquistare (lui o Gawker media) il dispositivo incriminato; in questo caso la ferrea legge che tutela la libertà di parola negli Usa blinderebbe giornale e giornalista e non sarebbe possibile per nessuno obbligarlo a rivelare il nome della sua fonte nè, tantomeno, sarebbe possibile incriminarlo.

A questo punto resta da vedere quale sarà la posizione assunta dagli inquirenti e dal magistrato da cui dipenderà la sorte della vicenda.

Ricordiamo che, in ogni caso, al momento Apple appare molto defilata. Risulta infatti che l’azione legale sia partita in via indipendente senza alcun esposto della società di Cupertino ma solo perchè la corte distrettuale ha avuto la notizia di un possibile reato.