iPhone mette alla prova la resistenza dell’ OS di Apple?

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Secondo F-Secure i Mac sono vulnerabili tanto quanto ogni altro sistema, ma meno attaccati perché meno diffusi; Gardner, invece, considera l’iPhone una possibile “minaccia” per la sicurezza del sistema operativo della Mela.

“Virus? Cosa sono i virus?” questa è una delle tante frasi che, scherzosamente, i possessori di Mac rivolgono a chi parla di virus informatici per PC, orgogliosi dell’alone di (a volte eccessiva) sicurezza che li proteggerebbe dai tanti malware diffusi in rete.
Aspetto sui cui si spinge a tal punto da dedicarvi uno dei celebri spot Get a Mac realizzati dalla Mela.

Sull’argomento si è espresso negli ultimi giorni Patrik Runald, senior security specialist di F-Secure, nota società  sviluppatrice di prodotti per la sicurezza informatica. Gli utenti Mac dovrebbero essere meno sicuri dei loro sistemi: Mac Os X è un sistema tutt’altro che invulnerabile, nell’ultimo anno sono state scoperte circa 100 vulnerabilità , cifra assolutamente da non ignorare.

Secondo l’opinione di Runald – e anche quella di Eugene Dozortsev e Jakub Kaminski, entrambi dirigenti della società  di distribuzione software CA – il vantaggio principale dei Mac sarebbe la minore diffusione; i creatori di malware sarebbero poco inclini ad attaccare il sistema operativo della Mela perché troppo poco diffuso, non ci sarebbe un ritorno a giustificarne l’impegno.

Sì, esistono comunque virus e trojan per Mac Os X; però la probabilità  di incapparci è molto più remota se confrontata con le controparti per Windows, presenti in misura nettamente maggiore.
Conseguentemente, i sistemi Apple sarebbero oggi più al sicuro dai malware più che altro per ragioni di limitata diffusione dei primi, da cui ne segue una altrettanto limitata generazione dei secondi.

Secondo la società  di ricerca Gardner, questa “idillio salutistico” del software di Cupertino potrebbe trovare il suo punto debole proprio nell’iPhone. Un’eventuale diffusione a macchia d’olio del cellulare, creerebbe un ampio terreno fertile, sul quale i malintenzionati potrebbero coltivare nuovo interesse nella creazione di virus che siano in grado di attaccare il melafonino. Attacchi che, di riflesso, potrebbero ritorcersi anche sul Mac Os X installato sui Macintosh.

La capillare diffusione e il prospettato successo dell’iPhone coverebbe quindi in sé una minaccia per il sistema operativo di Steve Jobs, rischiando di diventare un portatore (più o meno) sano di future “malattie” informatiche.

Viste le cifre che l’iPhone è stato capace finora di smuovere, crediamo che a Cupertino non vedano l’ora di correre il rischio.