iPhone multipartner, Italia eccezione o regola?

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Secondo un analista il doppio partner iPhone per l’Italia sarebbe una eccezione dettata dalla particolarità del nostro mercato, caratterizzato dal grande numero di ricaricabili. Ma i segnali puntano ad una strategia globale, con l’unico punto di domanda: perchè prima l’Italia che altrove?

L’operatore multiplo per iPhone in Italia? Un’eccezione che fa fronte alla particolarità  del mercato italiano troppo legato al prepagato. Questa l’opinione espressa da Neil Mawston, responsabile delle ricerche nel settore delle strategie del wireless per Strategy Analitics. Mawston elabora la sua interessante, quando discutibile, tesi in una intervista rilasciata a Macworld Usa.

“La situazione generale in Italia – dice Mawston – è differente da quella che caratterizza altri mercati. In Italia circa l’88% del business della telefonia cellulare è connesso alle prepagate; in altri paesi questa percentuale scende al 55%. Per Apple sarebbe stato difficile produrre profitti con la strategia della condivisione del fatturato con i gestori”. Questa particolare situazione renderebbe il mercato italiano un unicum per quanto riguarda l’operatore multiplo, “una eccezione e non la regola”, dice l’analista di Strategy Analitics.

Nonostante la tesi sia, come accennato, interessante e meritevole di essere affrontata, a giudizio di chi scrive appare discutibile per diverse ragioni.

Come noto il nostro sito da diverso tempo riteneva che l’operatore multiplo potesse essere una strategia possibile nel nostro paese e questo non per il problema delle ricaricabili (problema che non si vede come si possa risolvere semplicemente avendo due invece che un solo operatore; semmai una soluzione parziale potrebbe essere nella vendita di telefoni sbloccati), quanto per il fatto che su scala globale Apple sembrava ormai da tempo indirizzata a questa strategia. Oggi le voci su un operatore multiplo rimbalzano praticamente da ogni angolo del mondo ma hanno cominciato ad echeggiare da ben prima della notizia di una suddivisione del business iPhone tra Vodafone e Tim in Italia.

Questo, ovviamente, per i paesi dove non era stato ancora finalizzato un contratto con un operatore perché in nazioni come, ad esempio, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, sussistono, con grande probabilità , accordi poliennali di esclusiva che non possono essere infranti. Ma negli altri paesi dove ancora Apple non è presente con iPhone è molto più probabile che si vada a configurare una situazione del tutto simile a quella italiana, con Vodafone e almeno un altro carrier nazionale a contendersi i contratti per iPhone, che permanga la situazione di esclusiva. D’altra parte se Vodafone avesse l’esclusiva per i 10 (nove più l’Italia) paesi dove porterà  iPhone non si vede perché non avrebbe dovuto esplicitarlo. E lo stesso Mawston sembra ammettere che ci saranno operatori multipli, almeno a a lungo termine, in nuovi paesi.

Per altro, Apple avrebbe deciso di abbandonare la formula della condizione del fatturato anche in conseguenza delle resistenze avute in molti paesi (e l’Italia è stata tra questi). Molto meglio aumentare le vendite dell’hardware (magari catalizzando l’extra costo che oggi finisce nelle tasche dei signori dello sblocco vendendo nei sui negozi i telefoni senza carrier lock a prezzo leggermente maggiorato) eliminando il revenue sharing e sbarcare in tutti i paesi, che restare ancorati ad una formula decisamente problematica, che può addirittura impedire lo sbarco in alcune nazioni di rande rilevanza (Cina su tutte)

Semmai la domanda più interessante verte sul perchè l’operazione “gestore multiplo” sia partita prima in Italia che altrove. La tesi di Macity, fondata su informazioni che crediamo di poter ritenere attendibili raccolte nei giorni scorsi, è già  stata illustrata in diversi articoli precedenti. Tim, come dimostrato dalla localizzazione dell’interfaccia di iPhone e dalla presenza del bundle operatore nel firmware, aveva raggiunto un accordo di massima con Apple, ma probabilmente non finalizzato il contratto per i noti contrasti proprio sul revenue sharing; superato l’autunno, data sperata per il lancio del’iPhone italiano, e poi anche il mese di gennaio/febbraio (altra finestra possibile), è apparso vicino il momento del lancio del nuovo iPhone, di qui la frenata e il comprensibile rinvio del debutto al momento della presentazione della versione 3G del telefono. Questo ha aperto uno spiraglio in cui è stata lieta di infilarsi Vodafone con Apple (sicuramente poco felice dei tira e molla di Tim dei mesi scorsi) altrettanto lieta di tenere la porta aperta. In questo modo Apple si è portata a casa Vodafone anche in Italia e Vodafone ha conquistato un paese dove ha quasi 30 milioni di linee attive e che in quanto a potenziale per iPhone vale non molto meno degli altri nove dove venderà  iPhone tutti messi insieme.