iTunes, le canzoni a 1,29$ scendono in classifica

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Secondo una ricerca svolta da Billboard l’aumento di prezzo delle canzoni da 0,99 a 1,29$ determina nella maggior parte dei casi una discesa nelle classifiche iTunes Usa. Ma non sempre questo significa anche meno incassi per le case discografiche. Nella top 100 italiana ancora poche le canzoni da 1,29 euro e una sola quella da 69 centesimi.

La differenziazione dei prezzi non sta facendo bene alla classifica delle canzoni che sono cresciute di prezzo. A dimostrarlo è una inchiesta svolta da Billboard, una rivista specializzata in musica e spettacolo.

Secondo quanto si apprende da una inchiesta compilata tenendo traccia delle posizioni di classifica prima e dopo il passaggio da 0,99 a 1,29$, l’aumento ha significato una discesa di diverse posizioni. Da martedì a mercoledì le 40 canzoni da 1,29$ hanno perso una media di 5,3 posizioni; le restanti 60 (che hanno mantenuto il prezzo di 0,99$) sono salite di 2,5 posizioni. Il trend è proseguito anche la giornata successiva. Le canzoni da 99 centesimi erano a quel punto 53 e la loro salita è stata di 1,3 posizioni, le 47 restanti sono scese di due posizioni. I giorni successivi hanno rispecchiato un simile trend: sull’arco di tempo monitorato le canzoni che hanno perso posizioni sono state 45 e la media di discesa in classifica è stata di tre posizioni.

La conclusione cui si può giungere è che i clienti che acquistano su iTunes hanno un occhio di riguardo per i prezzi e tendono a privilegiare le canzoni che costano meno a scapito di quelle che hanno un prezzo più alto. Che questo faccia male alla classifica sembra abbastanza provato (l’ “abbastanza” è dovuto al fatto che non esiste la controprova che gli stessi movimenti di classifica non si sarebbero verificati ugualmente in assenza dell’aumento di prezzo), meno sicuro che faccia male anche al bilancio delle case discografiche.

Sempre secondo Billboard perché ad un calo in classifica di una canzone passata da 99 centesimi a 1,23 centesimi faccia da riscontro anche un calo anche del fatturato, la perdita di vendite dovrebbe essere di non meno del 23,3%. Per effetto di questo differenziale solo le canzoni nei primi posti, quelle che hanno maggiori vendite, possono concretamente essere danneggiate nel fatturato da una discesa in classifica. Ad esempio, dice Billboard, una canzone che per effetto dell’aumento di prezzo passasse dal 43° al 47° posto in classifica perderebbe solo il 3,5% delle vendite e dunque la casa discografica continuerebbe a guadagnare abbondantemente; lo stesso si può dire per una che passasse dal 4° al 7° (-19% di vendite). Perderebbe fatturato, invece, quella che scendesse dal terzo al sesto posto (-30% di vendite). Billboard calcola che una canzone passata dal 42° al 45° posto genera in due giorni 2200 dollari di maggiore fatturato, questo nonostante la perdita di posizione e di vendite unitarie.

Da notare che per quanto riguarda l’iTunes italiano è difficile dire quali siano stati i movimenti tracciati dalle nuove dinamiche di prezzo. Comunque per quanto ci riguarda, come nel resto d’Europa, le canzoni da 1,29 euro sono poche. Nell’iTunes italiano nella top 100 sono solo il 10 e di queste 10 ben 5 sono collocate tra l’88° e il 100° posto (anche se una, Pocket Face di Lady Gaga, è al terzo posto). Per altro in Italia al contrario di quanto accade negli Usa c’è fin dal primo giorno dei prezzi differenziati anche una canzone da 69 centesimi nella classifica delle top 100; si tratta di Shake It dei Metro Station che sta lentamente risalendo e ora è 57ª, ma non è chiaro se questo stia accadendo per il prezzo più basso o per il successo che la canzone sta avendo. In Germania e Regno Unito, ad esempio la stessa canzone (anche qui venduta a prezzo ridotto) è molto più in alto in graduatoria rispetto all’Italia.