I momenti bellissimi (e quelli meno belli) con l'iPhone 3G
di Lamberto Mandelli | 14-7-2008
Se solo funzionassero con regolarità, Tim e Vodafone potrebbero regalare attimi di estasi. Senza contare MobileMe, del quale ancora non c'è traccia. E di tanto software di terze parti (gratuito) che pare scarsino e anche un po' truffaldino...
È arrivato l'iPhone 3G, come avrete notato. E insieme alla seconda generazione del telefono di Apple, è arrivata anche la possibilità per gli italiani di usarlo. Dopo averlo comprato a caro prezzo e dopo essersi annodati con una selva di tariffe improbabili (e talvolta impresentabili) è il momento di accenderlo e vedere cosa succede. La prima è una brutta sorpresa.
Per quanto abbiamo potuto leggere nel nostro forum e per quanto sta comparendo a giro per Internet (ma la stessa cosa nel nostro piccolo l'abbiamo riscontrata con due schede diverse, una Tim e una Vodafone) la connessione sull'iPhone è ballerina. Non perché l'iPhone non si connetta a Internet in maniera adeguata, ma perché gli operatori sono stati evidentemente subissati di richieste e attivazioni e non sono ancora riusciti a regolarizzare la situazione. Come già successe negli Usa con At&T 13 mesi fa al lancio del primo iPhone, c'è chi ce l'ha da 48 ore e ancora non ha avuto il bene di vedersi attivare il pack di Internet o di trovare la copertura adeguata.
Si scoprono in questo modo anche le magagne delle reti dei due operatori, che a quanto pare non sono proprio equivalenti. In media, viene rilevata una maggior velocità da parte del 3G di Vodafone rispetto a Tim. Ma copertura erratica per entrambi. Perché? Al di là dei problemi di attivazione, viene da pensare che il telefono di Apple, fatto per essere sempre collegato a Internet, in realtà metta a nudo la mancanza di una copertura omogenea del nostro paese. Che, anche quando ha rete (nei grandi come nei piccoli centri), non ce l'ha sempre allo stesso modo. Superiore nel complesso a quella di At&T, ma sicuramente non sottoposta a miglioramento (nonostante i salatissimi prezzi dei contratti e delle opzioni ricaricabili) come quella americana.
Però non è solo quella la nota dolente. Anche Apple sta avendo sia problemi di attivazione che, soprattutto, ritardi sul servizio MobileMe, che sarà anche l'ammazza-sette, ma finora nessuno ha avuto il piacere di vederlo davvero funzionare. Soprattutto per quanto riguarda non tanto l'interfaccia web avanzatissima, quanto per la sincronizzazione automatica dei contatti, calendari e mail in modalità push. Tutto avvolto nel grigio di un mistero non ancora svelato, di un servizio che a quanto pare alla prova dei fatti sta dando grattacapi agli uomini di Cupertino, che immaginiamo immersi nel codice alla ricerca dell'ottimizzazione sfuggente.
I momenti bellissimi, però, ci sono. A partire da chi, avendo acquistato il telefono, ha aperto e subito richiuso la scatola dell'apparecchio lasciando scivolare lentamente il coperchio in posizione. Avete notato? Ci vogliono circa sei secondi: non è un caso ma una specifica richiesta da Steve Jobs in persona e che fa parte dell'esperienza complessiva che quelli di Cupertino vogliono garantire agli acquirenti. Tra le altre cose, un sistema di packaging del prodotto "Designed in Cupertino, California - Made in China" che rende anche il suo stesso predecessore iPhone 2G e l'iPod Touch obsoleti, se possibili.
Tra i punti di massima soddisfazione, la possibilità di dare i contenuti del telefono con un semplice click della sincronizzazione, una operazione che richiede alcuni minuti (a seconda di quanto materiale digitale si trasferisca nell'apparecchio tramite iTunes) senza alcun panico o problema. Questo vuol dire che il telefono, se ad esempio si è lavorato bene sui calendari e sulla rubrica, diventa operativo fin da subito. Per chi arriva con la propria Sim all'iPhone e vuole trasferire i contatti senza passare dal Pc o dal Mac ovviamente è a disposizione anche un sistema perfettamente funzionale di copiatura del contenuto della scheda telefonica.
Che dire infine dell'ultimo, magico momento, cioè l'avvio dell'iPhone per scaricare i programmi dell'App Store? Qui la soddisfazione iniziale è davvero elevata, perché sia sul telefono che dentro iTunes è stato fatto un notevole lavoro. La semplicità con cui cercare e installare le applicazioni (quelle installate nel telefono devono poi essere copiate su iTunes, pena la loro cancellazione, mentre per eliminarle è opportuno partire da iTunes stesso) è però sul momento minata dalle applicazioni stesse. Non abbiamo ancora cominciato a verificare quelle a pagamento, ma molte di quelle gratis sono in realtà piuttosto debolucce. Dove sta l'innovazione che il Gps e l'accelerometro su tre assi riescono ad offrire? Dove sta la possibilità di stupire e rendere facile e intuitivo il funzionamento? Già il New York Times ha presentato una delle sette o otto applicazioni per leggere le news che continua a non funzionare nonostante un primo aggiornamento, poi ci sono anche le previsioni del tempo con temperature solo in Fahrenheit (WeatherBug), i client per i più improbabili sistemi di social networking, nuovi o esistenti che siano, i giochi divertenti per i primi dieci secondi (Cube Runner), i sistemi di registrazione della voce che - gratis o a pagamento che siano - si "dimenticano" di dire che non è possibile esportare sul computer la registrazione. Ah, da evitare come la peste i libri a pagamento, con il testo che in realtà è privo di copyright e a disposizione di tutti su siti come il progetto Gutenberg: Tarzan, 10mila leghe sotto i mari e la Bibbia si possono trovare anche gratuitamente e con qualità uguale se non migliore a quella degli avvoltoi che cercano di sfruttare App Store.
Il limite più grande rimane, soprattutto quando la connessione è erratica e la voglia di "spippolare" con l'apparecchio inestinguibile, la durata limitata della batteria. Problema risolvibile probabilmente con un po' di disciplina e una migliore gestione della rete. Anche l'iPhone ha dei problemi, che però sono solo una frazione limitata rispetto ai suoi pregi. Non c'è un altro telefono comparabile. E usarlo è l'esperienza definitiva.
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