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Momobay-FX2:
un hard disk esterno FireWire e USB2 pronto in pochi minuti
di Matteo Vitali 05-07-2003
L'acquisto è stato propiziato sia dal buon rapporto euro/dollaro, sia dal fatto che le spedizioni (nazionali e internazionali) fossero del tutto gratuite: così per soli 131$ ci si può portare a casa un ottimo prodotto, anche dal punto di vista estetico; una nota di merito per la spedizione: in soli 3 giorni dalla comunicazione dell'invio del pacco, il Momobay FX-2 era già a destinazione.
Il Momobay FX-2 è un case esterno (ma sul sito del produttore sono disponibili versioni con incluso un disco rigido) con 2 porte Firewire400 e 1 USB 2.0; può montare dischi rigidi ATA 66 o ATA 100 da 3,5". La confezione, alquanto sgargiante, è compatta e, su un lato, mostra le semplici istruzioni per poter montare l'hard disk esterno (fig. 1 e 2). Aperta la scatola esterna si presenta un involucro di plastica che racchiude, oltre il case (composto da due gusci in alluminio), l'alimentatore, 1 cavo USB2, 1 cavo Firewire, un comodo involucro di pelle (sintetica) per trasportare l'HD, il manuale utente, il CD di installazione (per Windows e MacOS 9, con OS X non è necessaria alcuna installazione), un sacchettino di plastica con le viti di chiusura del case e un mini-cacciavite (fig. 3). L'installazione di un disco rigido nel Momobay FX-2 è veloce quanto banale, ma bisogna prestare attenzione: innanzitutto bisogna settare correttamente i jumper del disco rigido; l'impostazione varia a seconda del produttore, l'importante è che il disco sia settato come 'Master'. Per installare il disco nel case bisogna collegare la piattina ATA e l'alimentazione al disco rigido; infine si ripone il disco nel guscio (fig. 4); è possibile ora chiudere l'involucro con il guscio che presenta 4 gommini, i quali stabilizzeranno il disco rigido all'interno del case fornendo un'essenziale funzione di ammortizza- mento. A questo punto inizia una fase leggermente difficoltosa; i gommini, pur essendo morbidi, costringono l'utente ad una pressione continua per far combaciare i fori predisposti per le viti, quest'ultime inoltre sono alquanto piccole (fig. 5) e richiedono particolare attenzione nell'avvitamento: se il cacciavite sfugge dalla testa delle viti si corre il rischio di graffiare il case. Questo risulta essere l'unico difetto riscontrato nella fattura del case. Una volta completate le operazioni di montaggio è possibile notare l'eleganza del design che ben si accosta anche ai nuovi PowerMac G5
Nella Fig.9 a fianco : il Momobay FX-2 a confronto con il case per HD da 2,5", qui nella vecchia versione CX 2.
Nel nostro caso il disco era già formattato, ma abbiamo comunque proceduto nell'inizializzazione del disco per creare un volume nuovo di zecca. Da
Apple System Profiler (fig.11) è possibile poi verificare i dati
della nuova periferica (in questo caso collegata in cascata ad un
masterizzatore esterno LaCie): vengono riconosciuti correttamente
sia il produttore (DVico) che il modello (Momobay FX-2); ovviamente
vengono riportati anche i dati riguardanti il disco ATA utilizzato,
con le dimensioni da disco 'vergine' (1K=1000) e da disco inizializzato
(1K=1024). Per quanto riguarda le prestazioni, ci sono alcuni parametri che possono influire: nel nostro caso abbiamo installato un 'vecchio' hard disk da 27 GB (ATA 66 a 7200 rpm), per cui non è lecito aspettarsi prestazioni al massimo. Non siamo riusciti a risalire al tipo di chipset installato nel bridge ATA-Firewire, che permette di utilizzare HD ATA su bus Firewire, ma dovrebbe trattarsi del collaudato Oxford 911. Non avendo a disposizione un PowerMac G5 (o una scheda PCI USB2), abbiamo effettuato solo un rapido test di lettura e scrittura utilizzando la connessione via Firewire, pertanto i seguenti dati sono puramente indicativi. Collegando via USB il disco ad un PowerMac precedente ai G5 la velocità scende a 12 MBps.
Chi non volesse per problemi di lingua o di carta di credito rivolgersi direttamente alla DVico può acquistare gli hard disk con i case mostrati in questa pagina nei negozi che vendono i prodotti del distributore nazionale Turnover.
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