Mac mini fine 2009. L'unpacking e la recensione 1/3
di Settimio Perlini | 08-11-2009
E' arrivato nei negozi poco dopo gli annunci del 20 ottobre e rappresenta l'evoluzione di un modello che, nato nel Gennaio 2005, ha mantenute invariate le caratteristiche estetiche originali per crescere nella dotazione di porte e, ovviamente nel motore di calcolo e grafica che lo equipaggia. Il piccolo e silenzioso Mac mini si candida ancora a diventare uno degli acquisti degli utenti che vogliono utilizzarlo come media center o come primo Mac… ma non solo. Vediamolo da vicino in questa recensione accompagnata da un ampio reportage fotografico.
Se i Mac fossero avessero i nomi dei personaggi delle favole quello giusto per Mac mini sarebbe "pollicino", il più piccolo e furbo della famiglia che sa adattarsi ad ogni occasione.
L'aspetto esterno e' lo stesso da molti anni ma Apple ha saputo farlo crescere dentro per rispondere alle esigenze sia di chi vuole utlizzarlo in ufficio sia di chi lo trova ideale da collocare in salotto magari con l'aiuto di accessori belli e potenti sempre con la mela stampata sopra come il nuovo Magic Mouse, la collaudata e fascinosa tastiera Bluetooth in alluminio o, perché no, l'iPhone e l'iPod.
Partiamo dallo spacchettamento per addentrarci poi nelle caratteristiche essenziali di questo modello.
Mac mini anche nella sua ultima incarnazione lanciata il 20 Ottobre 2009 perpetua l'acronimo creato per il suo lancio: BYODKM (Bring Your Own Display, Keyboard, Mouse) per ricordarvi che viene fornito senza mouse, tastiera e monitor in una scatola dalle dimensioni ridottissime che accoglie soltanto l'alimentatore esterno ed un adattatore per l'uscita in formato DVI per il collegamento al monitor.
Ma nonostante la confezione spartana Mac mini rivela subito i due suoi principali pregi: uno si apprezza subito ed è la marea di possibilità di collegamento con filo e senza filo, l'altro si può valutare solo da acceso ed è il bassissimo rumore in fase di funzionamento che lo fa apprezzare nella collocazione casalinga o sulla scrivania del vostro ufficio.
Passeremo in esame più tardi la connettività del Mac mini, prima però cerchiamo di spiegare perché da sempre il piccolo di casa Apple è così silenzioso.
Gli amici di Cupertino quando hanno creato Mac mini hanno pensato bene di partire dall'idea di un Tower in miniatura ma da quella di un "portatile da rendere fisso": un concetto che sarà sfruttato in questi ultimi mesi da molti NetPC i figli dei NetBook che stanno cercando di ripetere il successo degli economici portatili richiamandosi alle fattezze e funzionalità del Mac mini stesso.
Dicevamo un "portatile da rendere fisso" perché l'idea di base per ridurre consumi, diminuire la necessità di dissipazione del calore e il rumore finale generato dal prodotto finale ha implicato l'uso di un Hard Disk da 2.5" e di tecnologie mutuate dai laptop di casa Apple.
Per questo il Mac mini ha avuto più o meno la stessa dotazione hardware (schede video, hard disk, memoria a bordo et) del MacBook bianco, il portatile più piccolo ed economico di casa Apple.
Porte a volontà
O
ra però il "piccolino" sorpassa ampiamente il modello di ingresso nel mondo dei portatili di Cupertino per la moltitudine di porte a bordo: 5 USB 2.0, una Firewire 800 (retrocompatibile con la 400), una Ethernet da 1GB e infine ingresso e uscita audio con collegamento ottico o digitale (nello stesso foro). A questo aggiungiamo due porte video non propriamente standard ma molto versatili (vedremo in un box a parte come sfruttarle) e la connessione wireless Airport (o più comunemente Wi-Fi 811.n, la versione più potente ed efficiente disponibile ora) che abbinata a Bluetooth 2.1 rende Mac mini facilmente collegabile a qualsiasi periferica senza fili facendo a meno di dongle e accessori vari.
La nuova potenza e i nostri test
La versione di Mac mini che abbiamo provato è quella più potente: dotata di un processore Core 2 Duo da 2.53 GHz si pone un gradino al di sopra del MacBook bianco attualmente disponibile mentre il modello base (da 2.26 GHz) utilizza il medesimo processore; l'hard disk su questo modello è da 320 GB mentre il modello base si limita a 120 GB. Per il resto si tratta esattamente della stessa macchina espandibile al massimo a 4GB (due slot da 2 GB) e con la stessa scheda video Nvidia 9400 che equipaggia MacBook bianco, MacBook Pro da 13.3" e modello base del MacBook da 15".
Per valutarne l'efficienza del nostro Mac mini in compiti gravosi abbiamo provato a:
- registrare filmati full HD attraverso un tuner satellitare Elgato
- Riprodurre filmati full HD e bitrate da Blue-Ray (registrazioni con telecamere HD, registrazioni diretta da satellite etc) con VLC, PLEX e il software di Roxio
- Eseguito dei test con Cinebench per confrontare le prestazioni anche con le altre macchine apple recenti
- Eseguito dei test di rendering con l'ultimissima versione di Artlantis, la 3.0 che nelle dotazioni base richiederebbe un processore Core 2 Duo 2.66 GHz, quindi leggermente al di sopra di quello fornito con il Mac mini top di gamma.
- Fatto girare i consueti test Geek Bench e XBench.
Qui vi mostriamo quelli di Geek Bench… con una premessa...
Tra i primi test effettuati sull'ultima generazione del Mac mini vi presentiamo quelli realizzati utilizzando Geekbench. Questo strumento offre un vantaggio unico rispetto a qualsiasi altro benchmark in circolazione, allo stesso tempo però anche una serie di limitazioni che vanno tenute presenti. Rispetto ai benchmark più noti e utilizzati Geekbench è uno dei pochi se non l'unico in grado di funzionare su Mac OS X, Windows, Linux e persino Solaris. Essendo multi-piattaforma e fornendo risultati confrontabili tra loro, Geekbench permette di estendere i confronti e gli esami dell'hardware non solo all'interno delle singole famiglie di sistemi, ma per esempio di confrontare un sistema Linux con uno Windows, un nuovo Mac con un sistema PC Windows.
Per quanto riguarda i limiti del Geekbench occorre tenere presente che gli strumenti di analisi e di report di questo strumento offrono un quadro delle prestazioni per quanto riguarda processore e memoria. questo significa che i risultati che si ottengono con il Geekbench misurano la velocità di calcolo della CPU per operazioni matematiche, accessi alla memoria, operazioni in virgola mobile, sia in ambienti a 32bit sia a 64bit. Purtroppo questo tipo di operazioni e benchmark non prende in esame anche le prestazioni degli altri componenti come il disco fisso, le prestazioni grafiche 3D, il multitasking reale.
In definitiva il Geekbench rappresenta un valido strumento per avere una idea delle prestazioni di un sistema rispetto a computer che lavorano con OS diversi, offrendo inoltre un quadro piuttosto attendibile delle prestazioni erogabili da processore e RAM. Nella vita e nel lavoro di tutti i giorni però anche gli accessi al disco, il passaggio da un applicativo all'altro, la gestione di grandi file e così via, rappresentano operazioni comuni che nel Geekbench purtroppo trovano poca o nessuna rappresentazione.
Prendetelo dunque come un analizzatore della potenza "grezza" del Mac mini e confrontatelo sia con i sistemi precedenti che con quelli dei top di gamma multiprocessore di Apple.
Come potete notare dal grafico qui sopra il Mac mini più potente disponibile presso i negozi (è possibile configurarlo su richiesta con un Core 2 Duo a 2.66 GHz per la non indifferente cifra di 135 Euro aggiuntivi) è 4 volte più potente del Mac mini con Power PC G4 da 1.4 GHz (era il modello top nel Gennaio 2005) e di un circa 15" più potente del modello base attualmente in vendita. Non elevatissima la distanza dall'iMac da 3.06 GHz mentre i valori stellari dei Mac Pro sono attribuibili al processore Xeon ed ai tanti core (reali e virtuali) che riesce a gestire.
Gli altri risultati? Li trovate nella seconda puntata di questa recensione >>













































