Il workflow basato su Final Cut Server dello studio di postproduzione Hogarth.

di Raffaele Mariotti | 6-03-2010

Come lavora uno studio di postproduzione video all'avanguardia con un ambiente costruito interamente su prodotti hardware e software di Apple? E' quello che abbiamo cercato di scoprire nella nostra visita alla sede di Hogarth a Londra.

fcNon è semplice rendersi conto solamente dalle specifiche tecniche di un prodotto quali siano le sue enormi potenzialità e se molte volte ammiriamo inconsapevoli del backgroud di lavorazione il risultato di un montaggio video, di un corto, di un clip pubblicitario è utilissimo comprendere come questo venga realizzato in concreto e quali sono gli strumenti hardware e software che permettono di operare senza compromessi e con tempi adeguati alle richieste dei clienti o dei produttori.

Il nostro viaggio alla scoperta del dietro le quinte dello studio di postproduzione comincia però con una tappa propedeutica nella sede londinese di Apple situata in Hanover Street, proprio dietro l'angolo rispetto al flagship store in Regent Street. Una decina tra reporter e fotografi prendono parte ad una presentazione di Final Cut Studio 2, la suite Apple dedicata al video professionale e alle sue varie lavorazioni.

Alan Eyzaguirre, responsabile del software product marketing europeo, illustra una panoramica sulle potenzialità offerte dal pacchetto soffermandosi in particolare sulle capacità di integrazione e di versatilità dei flussi di lavoro che si possono ottenere. Molte delle nuove funzionalità di FCS2 sono state suggerite direttamente dai grossi nomi presenti nel panorama mondiale del video digitale, tra cui la stessa Hogarth. Per meglio illustrare le realtà di applicazione sul campo vengono mostrati alcuni video di approfondimento, visibili anche su questa pagina del sito Apple.
Seppur con dati di vendita aggiornati a prima del lancio di Final Cut Studio 2 la scorsa estate, è impressionante sapere che gli utenti sono più di 1.500.000 ovvero il 50% del mercato settoriale globale. Il riscontro migliore del successo di Final Cut Studio è rappresentato dall'ultima edizione della Cerimonia degli Oscar 2010: ben 9 documentari finalisti su 10 sono stati editati con Final Cut Pro e lavorati con le altre applicazioni che compongono il pacchetto.

Dentro le meraviglie di Hogarth
hogLa seconda tappa del nostro percorso ci porta nella sede di Hogarth, uno studio di postproduzione video di alto livello. Incontriamo Mark Rhys Thomas e Mark Keller, rispettivamente socio fondatore e CTO della compagnia. I due Mark ci presentano l'azienda e la sua storia, raccontando come tutto sia partito più di 10 anni fa da una realtà ben diversa, ovvero quella di uno studio dedicato al settore grafico. Negli anni lo studio si è evoluto grazie anche all'apporto di altri due soci, provenienti da diverse realtà professionali, fino ad arrivare al trasferimento nella nuova sede avvenuto appena un anno fa.

I locali si estendono su 3 piani, ma c'è già in progetto un'ulteriore espansione; in alcuni punti si può notare la relativa freschezza dei locali e dei lavori, con modifiche costruttive tutt'ora in corso volte a migliorare la resa dei diversi reparti. “Qui è tutto basato sulla piattaforma Apple per un semplice motivo” racconta Mark. “Le persone qui hanno una profonda conoscenza dei sistemi di Cupertino. La tecnologia migliora di giorno in giorno. Nel settore video sta succedendo quello che è successo vent'anni fa nel settore grafico con l'avvento di Photoshop: molti grafici si sono accorti del cambio di direzione prima che avvenisse, e si sono trovati già pronti al momento opportuno. Con Final Cut Studio è successa la stessa cosa, e la stiamo vivendo giorno dopo giorno.”

Rhys Thomas continua spiegando quanto sia ampia l'offerta professionale dell'azienda, visto che copre sia il settore video sia quello dell'advertising e della grafica. Mentre visitiamo i vari reparti, con scrivanie letteralmente ricoperte da iMac 27", ci viene fatto scherzosamente notare che su un parco macchine complessivo di circa 220 unità in tutta la struttura i PC installati siano circa 5 (e relegati per giunta a funzioni “sporche” da server o da rip di stampa quando non sostituibili in altro modo dai Mac).

fcLa nostra visita però è concentrata sulla sezione video, e quindi la parola passa al CTO (Direttore Tecnico) che attraverso delle slide ci spiega i punti di forza di Hogarth e del suo workflow basato su Final Cut Studio e Final Cut Server. Il concetto alla base è quello di mantenere sempre la massima qualità possibile per quanto riguarda il trattamento dei file video, evitando downconversion, transcoding, passaggi offline e quant'altro. Tutto questo sfruttando il codec ProRes HQ di Apple, vero gioiello in termini di prestazioni.

Ugualmente importante è l'hardware utilizzato, nell'intero studio sono presenti molti Mac Pro e iMac di ultima generazione, tutti impiegati senza discriminazioni dall'ufficio più semplice alla suite di grading più ricca. La particolarità di Hogarth è infatti quella di pensare all'utilizzatore e non alla macchina: questo viene ottenuto implementando un sistema basato su Mac OS X Server che permette di usare un login remoto che trasferisce la cartella utente “al volo” su qualsiasi macchina si decida di utilizzare. In questo modo è l'utente che sceglie come e dove lavorare, e visto che le dotazioni software sono praticamente “fotocopiate” tramite immagini disco ogni macchina è più o meno equiparabile. Le uniche eccezioni sono quelle relative a postazioni con hardware dedicato per lavorazioni video o audio di alto livello.

Questo sistema è molto flessibile e permette anche di andare incontro a esigenze di carichi di lavoro che possono cambiare repentinamente; ad esempio se un giorno si lavora a determinati progetti video e grafici suddivisi in una percentuale di 70% e 30%, qualche giorno dopo la situazione potrebbe cambiare e l'utilizzo delle macchine con essa, senza nessun tipo di problema. Stesso discorso per l'impiego di freelance esterni utilizzati come collaboratori durante fasi delicate di alcuni lavori; ogni utente e ogni macchina può essere aggiunta o rimossa in qualsiasi momento.

Collaborare con FIDO
Ma ad Hogarth viene fatta molta attenzione anche al processo lavorativo nell'insieme, che comprende quindi anche il tracking generale del progresso del lavoro, della parte amministrativa, delle risorse esterne e tutto il resto. Basti pensare a un progetto al quale si lavora a più mani, diventa molto facile perdere il filo dell'avanzamento di ognuno e delle tappe raggiunte man mano. Per questo è stato studiato un sistema custom interno all'azienda per la gestione unificata di tutte queste informazioni che “viaggiano” in maniera trasparente insieme ai lavori. Questo sistema è stato chiamato FIDO (Fully Integrated Data and Operations) ma non si tratta di un software, bensì di un modo di lavorare. Il sistema tipico di interazione tra cliente e agenzia infatti si traduce spesso in un fitto scambio di email per approvazioni e correzioni, con un alto rischio di lasciare indietro preziosi dettagli o di interpretare male le istruzioni ricevute. Questo sistema è sbagliato perché le email non sono legate in maniera fisica a tutti i file appartenenti ai lavori. FIDO invece si basa su un concetto a tre livelli: il livello “Cliente”, quello “Hogarth” e quello di produzione. Attraverso i vari step “orizzontali” della produzione (non esclusivamente legati al settore video), c'è un movimento “verticale” tra i livelli, assicurando quindi un costante scambio di informazioni che rimangono abbinate al lavoro, anche grazie ai metadati.

In tutto questo procedimento, Final Cut Server gioca un ruolo fondamentale grazie alla sua capacità di adattamento, ed è stato ulteriormente ampliato da Hogarth scrivendo del codice proprietario che si integra nel programma stesso; il personale di Hogarth ha quindi a disposizione diversi tool che ottimizzano il workflow. Esiste persino un tool che usa una interfaccia web per mostrare al cliente informazioni e interagire con Final Cut Server in remoto tramite un normale browser.
Allo stesso tempo FIDO incoraggia a pensare e lavorare in maniera non-lineare, poiché tutti gli elementi di un lavoro sono virtualmente collegati tra loro: file video, file audio, contributi grafici, motion graphic, elementi 3D, font, e quant'altro sono sempre disponibili in qualsiasi momento e sempre in archivio. E dato che non vengono creati passaggi intermedi nella lavorazione, la qualità rimane sempre al massimo; quello che entra, esce.

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^ Mark Rhys Thomas illustra la storia dell'azienda, i punti di forza e il workflow che e' stato ideato all'interno dello studio. ^ Con il Direttore Tecnico Mark Keller il discorso entra nel vivo del settore video. ^ Mark illustra il processo di produzione integrata pensato da Hogarth.
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^ Non vengono risparmiati dettagli tecnici e spiegazioni esaustive su tutte le competenze coperte dallo studio. ^ FIDO e' il concetto chiave che sta alla base del workflow di Hogarth. ^ Un approccio non lineare alle lavorazioni, supportato da un'infrastruttura dedicata.
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^ La potente server farm di Hogarth, 150 terabyte di storage e cablaggi in fibra ottica. ^ Una semplice (ma non per questo meno versatile) postazione di lavoro. ^ Una postazione dedicata alla color correction con un controller Euphonix MC Color.
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^ Una delle editing room con equipaggiamenti di alto livello. ^ Werner Huber mostra la potenza di Final Cut Server su un progetto reale concluso poco tempo fa. ^ Attraverso diverse operazioni ci viene mostrato il workflow ideato da Hogarth.

L'infrastruttura Hardware e gli strumenti di produzione.
Mark ci fa visitare i diversi locali dell'agenzia, soffermandosi davanti alla grande vetrina trasparente dietro cui sono posizionati gli armadi a rack che contengono i server e l'equipaggiamento di rete; l'infrastruttura di Hogarth è basata su molti server e su una SAN di più di 150TB. È anche presente un potente sistema di backup che copre le emergenze fino a 30 giorni.

Final Cut Server si occupa della generazione dei video proxy che rimangono quindi disponibili anche a distanza di tempo e in caso di necessità possono essere usati per poi essere sostituiti al momento opportuno con i file originali archiviati in precedenza. I locali dell'agenzia sono cablati sia con reti gigabit sia con reti in fibra ottica, e grazie alla connessione SohoNet la velocità della fibra riesce a collegare Hogarth con altri studi londinesi o in tutto il mondo, permettendo ad esempio la registrazione in diretta di un segnale provenente da telecamere e studi di regia lontani decine di Km o anche più.

La visita alla sede prosegue in una delle suite di editing, dove incontriamo il Post Production Manager Werner Huber. Questa accogliente stanza è equipaggiata con due Mac Pro e relativi Cinema Display 23", un monitor JVC HD strumentale, un proiettore JVC HD calibrato e due paia di casse Genelec 8020. Come dotazione extra questa suite ha al suo interno un piccolo sound booth completamente insonorizzato dedicato al doppiaggio e al voice-over. Immancabili i divani e i tavolini, per far sentire a proprio agio i clienti durante le lunghe sessioni di lavoro e di supervisione. Ci viene spiegato che la scelta di usare una doppia postazione con due professionisti al lavoro è stata dettata dalla possibilità di avere maggior libertà di azione, maggiore velocità di lavoro e migliore scambio di competenze, il tutto pensato per offrire un servizio migliore al cliente.

Werner lancia una sessione di lavoro reale per dimostrarci sul campo quello che ci è stato spiegato finora; vediamo al lavoro Final Cut Server che si occupa della gestione di tutti gli asset, vediamo il tracking del progetto tramite i metadati, viene effettuata la generazione di video proxy per web per simulare l'approvazione remota del cliente. Il tutto si svolge con estrema velocità ed efficienza, sapendo che a qualche decina di metri di distanza, dietro il vetro di un corridoio, quei server stanno macinando dati per noi.

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