Buon compleanno, iPod
di Antonio Dini | 23-10-2006
Cinque anni fa oggi "nasceva" il piccolo oggetto del desiderio bianco, il lettore digitale più amato del pianeta, il figlio generoso che ha portato successo e fortuna alla Apple di Steve Jobs. Cosa vuol dire e che cosa ha significato l'arrivo dell'iPod e la cavalcata attraverso un intero lustro, macinando record dopo record.
Sono passati esattamente cinque anni da quando ha fatto capolino un piccolo e simpatico oggetto bianco. All'inizio non ancora cosi' elegante, sottile e diversificato come ai giorni nostri, ma pur sempre un pezzo di tecnologia che sembrava calare dal futuro. E come spesso accade, incompresa nei suoi primi mesi di vita.
Gia', ci credereste? All'inizio a scommettere che il primo player digitale di Apple, l'iPod, avrebbe rappresentato la chiave del successo e in una buona misura anche della sopravvivevenza finanziaria della casa di Cupertino erano veramente in pochi. Forse neanche lo stesso Steve Jobs, che pure l'aveva in qualche modo fortemente voluto. E voluto molto in fretta, visto che il piano per realizzare il lettore digitale e' stato portato a compimento da Apple a ritmi serratissimi: meno di un anno da quando ha fatto capolino l'idea.
Quella tra il 2000 e il 2001 è stata per certi versi la vera stagione di svolta al numero uno di Infinite Loop, la sede del campus principale di Apple nella Silicon Valley. E' stata la svolta perché in 24 mesi Steve Jobs, l'uomo che appena tornato alla guida di Apple aveva completamente rivoluzionato il business dell'agonizzante azienda creando il fenomeno dell'iMac e semplificando in maniera radicale la linea di prodotti (compreso il doloroso sacrificio del Newton, l'oggetto tutt'ora alla base di tanti rimpianti e pensieri per smart phone o sub notebook da parte degli appassionati delle cose di Cupertino), non aveva ancora segnato il punto vincente. Aveva recuperato lo svantaggio, in qualche modo, rimesso a posto i conti, rilanciato il catalogo dei prodotti e quindi aveva chiuso un "gap" psicologico con la concorrenza. Ma non aveva ancora cominciato realmente ad innovare.
Per fare questo, era necessario costruire il sistema operativo del futuro (MacOsX) e trovare il modo di riacchiappare magari per il rotto della cuffia il treno del futuro, che pareva ormai uscito dalla stazione. E invece Steve Jobs, che all'inizio aveva scommesso pesantemente sul ruolo del video digitale, all'improvviso si è reso conto di aver giocato con troppo anticipo (il video è in realtà esploso da meno di un anno, come dimostra anche l'acquisizione di YouTube da parte di Google) e che il vero fenomeno in quel momento del 2000 piu' importante era l'audio * grazie ad Internet e alla prima Napster * e che quella era l'arena dove andare a combattere la battaglia dell'innovazione.
Per fare questo, nel 2000 Apple aveva effettuato una acquisizione strategica che aveva portato in casa il codice che poi sarebbe diventato la base per iTunes, uno dei software più importanti nella storia della casa di Cupertino. Con iTunes Apple non solo aveva realizzato il suo jukebox * come WinAmp, all'epoca il più popolare nel mondo Pc * ma aveva anche ipotecato il futuro della musica online. Dopodiché, con una corsa velocissima rispetto ai tempi solitamente necessari per creare un nuovo hardware e coinvolgendo una serie di partner di vario genere, aveva lanciato in maniera titubante ma decisa il primo iPod. Una scatoletta bianca, con ghiera meccanica e 5 Gigabyte di disco rigido. Difficile capire se solo un lettore digitale o anche un costoso disco esterno collegabile via FireWire al proprio Mac. Di sicuro, dotato di una interfaccia innovativa e di una grande facilità d'uso. In meno di 24 mesi Apple aveva colmato un nuovo crescente gap nel campo della musica digitale, segnando uno dei punti più spettacolari nella storia dell'innovazione digitale e aprendo la via ad un mercato completamente nuovo.
Su Internet in queste ore * come pure nei giorni scorsi * si trovano decine di storie dettagliate della famiglia degli iPod, delle loro caratteristiche, delle loro singole potenzialità, degli elementi che li hanno fatti grandi, analisi dell'ampiezza del successo, previsioni su quanto durerà il fenomeno. Altri siti, come anche il nostro, vi diranno anche cosa è stato importante per creare la seconda ondata di musica personale dopo quella generata dalla fine degli anni Settanta da Sony con il suo Walkman.
Però, tra tante cose dette e scritte, forse vale la pena fermarci un attimo per capire qual è il quadro più ampio in cui sta l'iPod e perché, secondo noi, Steve Jobs potrebbe forse non essere ricordato per aver creato i primi due modelli di Apple insieme a Steve Wozniak e poi il Macintosh, ma bensì per aver avuto l'intuizione e la forza aziendale e manageriale per mettere sul mercato il migliore tra i lettori digitali in circolazione negli ultimi cinque anni (e probabilmente anche nei prossimi dieci). Partiamo dunque dal principio.
L'iPod è un'emozione. Non è una macchina, non è un hard disk (o una memoria flash), non è una interfaccia, un sistema di archiviazione e uso dei propri file audio e video. L'iPod è un'esperienza. E' un momento che inizia occhieggiando un paio di cuffiette bianche apparire per un attimo nel nostro vicino in treno, in metropolitana, sul bus. E poi diventa la ricerca, la decisione e l'emozione dell'acquisto, quella dell'apertura del pacchetto minimalista e la scoperta dell'oggetto, del software che lo anima e di quello che si utilizza sul Mac o sul Pc per gestirne i contenuti. Ma non solo.
L'iPod è uno stato della mente. Non è un sistema per gestire, non è un meccanismo per distinguersi. E' un viaggio zen, è la ricerca della perfezione per sottrazione, ovvero come diceva il filosofo dell'opera d'arte, "capirai quando la tua opera è pronta non perché avrai finito di aggiungere cose, ma perché avrai terminato di toglierle". E' la filosofia minimalista di Steve Jobs, che non ha mai fatto segreto del suo credo buddista e della sua ricerca dell'essenza, dello spirito imprescindibile delle cose.
L'iPod è una libertà fondamentale. Non è l'oggetto alla moda, non è un lettore di musica digitale come tanti. E' un archivio della memoria, uno strumento per costruire le nuove intenzioni, è un oggetto che trascende la spiritualità per connettersi direttamente all'idea personale di mondo, di luci, di colori, di suoni di chi lo utilizza. E' una metafora di quel che potremmo voler portare un giorno con noi sull'isola deserta: tutto quel che ci appartiene, reso immateriale dalla rivoluzione dei bit. Niente più oggetti materiali da possedere, ma idee libere da replicare all'infinito nella loro essenza digitale, senza confini.
L'iPod è una gentile maestra. Non è un arcigno nemico, un severo carceriere delle libertà di chi vuol cercare la propria via all'auto-espressione digitale. E' un mezzo per apprendere, crescere, con semplicità e facilità, per riuscire a sfruttare via via le nascenti opportunità delle nuove tecnologie. E' la compagna di un viaggio attraverso il più rapido e selettivo cambiamento del tempo dell'Uomo, quello basato sull'apparire di un intero nuovo sistema in cui il vecchio, l'analogico, il fisico, si sta lentamente dissolvendo e sta prendendo spazio il bit. Siamo creature analogiche, figlie della materia, e seguiamo questa trasformazione chiedendo aiuto a chi vuole, anziché intimidirci, aiutarci a capire ed a fare.
L'iPod, infine, è regalo. Non è un'imposizione, una brutta sorpresa, un sogno che si trasforma in un incubo. E' invece un atto di gentilezza, un momento di pace, un'oasi di felicità, una soddisfazione che non ti tradisce nel momento del bisogno. E' lo strumento grazie al quale partire per l'avventura di una nuova esperienza, un segnale tra persone di affetto, di vicinanza, un simbolo di affrancamento e di appartenenza al tempo stesso. E' il passaporto per un nuovo mondo in cui i bit sono gentili e non ci catturano, ma si lasciano addomesticare docilmente.
Buon compleanno, iPod.
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